01 settembre 2017

Applauditi il libanese «L’insulto» e «L’ordine delle cose» di Segre

Uno sceglie i colpi di scena dei court drama, l’altro la linearità dei documentari; il primo fa procedere il film da un cartello dove avverte che le opinioni espresse sono solo del regista e non del governo libanese, il secondo da una didascalia per dire che personaggi e fatti sono interamente immaginari, ma entrambi i film — il libanese The Insult (L’insulto) di Ziad Doueiri (in concorso) e l’italiano L’ordine delle cose di Andrea Segre (proiezioni speciali) — dietro la loro maschera di finzione parlano concretissimamente della realtà. E della difficoltà ad affrontare i problemi che riguardano la dignità e il rispetto delle persone.
[…] Segre sceglie invece un altro registro, più in sintonia con le sue origini da documentarista: uno stile lineare, quasi scabro nella sua essenzialità, ma efficacissimo per spiegare i fatti. Il protagonista di L’ordine delle cose è un super-poliziotto (Paolo Pierobon) inviato in Libia per convincere gli uomini forti (e corrotti) del dopo-Gheddafi ad accettare le regole della comunità internazionale sui migranti e i loro viaggi per mare. Ci riesce mescolando diplomazia, furbizia e qualche ricatto, fino a quando una profuga somala gli fa avere una richiesta d’aiuto da portare a dei parenti in Italia perché vorrebbe raggiungere il marito già arrivato in Europa. Un caso come ce ne sono tanti, che costringe il funzionario italiano a fare i conti con la disumanità delle regole e l’impotenza dei singoli e che il film racconta con una lucidità cartesiana, quella di un regista che cerca con coraggio e onestà di non confondere mai i due piani, quello della politica e quello dell’accoglienza, ma che non vuole neppure privilegiarne uno a scapito dell’altro. 
[…]

Corriere della sera

Paolo Mereghetti

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