11 novembre 2009

Ogni tanto La7 si permette un lusso riservato a pochi: una serata senza interruzioni pubblicitarie. In diretta, dal porto di Taranto, Marco Paolini ha proposto il suo spettacolo-ballata «Miserabili. Io e Margaret Thatcher», con la musica dei Mercanti di Liquore. Paolini è uno straordinario affabulatore, il suo teatro si regge sulla parola e alla parola è affidata l’ evocazione di mondi che vanno dalla caduta del muro di Berlino ai «miserabili» di Victor Hugo, dalle spietate regole del mercato al secondo principio della termodinamica. Quando Paolini racconta è un incanto: il viaggio in Ford Transit verso la Polonia, Paese del teatro alternativo nei lontani Settanta, le avventure di Gelindo (un suo pezzo forte), l’ introduzione del walkman come isolamento dal mondo. Da un po’ di tempo, però, sulla scia di Dario Fo e Giorgio Gaber (suoi indiscussi punti di riferimento), Paolini cede alla predica: fra le righe (ma anche fuori), vuole impartire lezioni di economia («non è la democrazia che ha tirato giù il muro ma il mercato, il consumismo»; e se anche fosse?), intimorisce gli spettatori con citazioni di Margaret Thatcher, fa sentire il peso della nostra ignoranza citando il principio di indeterminazione di Heisenberg e chiedendo agli spettatori cosa sia l’ entropia. Meno male che faceva un freddo cane (ma che sadismo tirarla alla lunga per vedere schiattare in diretta il pubblico!), così ci è stato risparmiato il global warming. Ovviamente, tutte queste teorie e tutti questi sermoni della montagna vanno a scapito dello spettacolo. Se solo Paolini accettasse le interruzioni pubblicitarie, imparerebbe ad asciugare di più le sue storie, a riflettere sull’importanza del ritmo in tv. P.S. Sì, ma poi, se non c’ è pubblicità, come fa Urbano Cairo, che ha la concessionaria per La 7, a guadagnare qualche euro da investire nel Toro?

Corriere della sera

Aldo Grasso

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