03 febbraio 2008

Cosa c’entra Marco Paolini con la tv? C’entra, c’entra. A vederlo, a sentirlo il suo teatro appare la cosa più lontana dal mondo, televisivo: le parole, i gesti, le atmosfere, gli album, i ricordi, di, «allungati» come una palla da rugby e imprevedibili come la vita. E poi basta un niente, basta quel celebre attacco di «Album d’Aprile» che fa «La prima cosa è l’odore della sifcamina e dell’olio canforato per scaldare i muscoli in spogliatoio; la seconda è la faccia di Tarcisio, tirà come una bestemmia muta, gli occhi rossi di chi non ha dormito; la terza è lo spogliatoio: stretto, lungo, come un vagone; la quarta è la squadra, tutti vestiti uguali, anch’io, allora gioco anch’io…; la quinta il campo di fango di Rovigo coi pali delle porte più alti del mondo, fatti apposta per farti prendere paura; la sesta è il “caigo”, la nebbia…». Ecco basta accendere questa luce perché, ancora una volta, Marco Paolini si faccia teatro e insieme tv (La 7, venerdì, ore 21.35). Curiosamente, l’Album di Paolini è l’operazione più televisiva mai tentata da La 7: trasmesso in diretta dal Fillmore di Cortemaggiore, nel Piacentino, «Aprile ’74 e 5» è andato in onda senza interruzioni pubblicitarie, com’era già successo con «II sergente», tratto dall’opera di Mario Rigoni Stern, ed è servito «da traino» per accogliere il Sei nazioni 2008, iniziato ieri con la partita Irlanda-Italia. «Aprile’74 e 5», messo in scena la prima volta nel 1995 e riallestito più volte (ora anche con l’aiuto di Michela Signori) è un insieme di piccole storie individuali che si intrecciano fra di loro, all’ombra del mitico bar della Iole, per elevarsi a biografia collettiva. Ma è anche la memoria di quei tragici anni, è la bomba di Piazza della Loggia a Brescia, vista da alcuni ragazzi che rincorrono nel fango una palla. La regia televisiva è di Fabio Calvi.

Corriere della sera

Aldo Grasso

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