01 novembre 2007

C’erano un milione e duecentomila persone per due ore e mezzo, senza interruzioni pubblicitarie (unica condizione posta dall’autore), per “Il sergente” di Marco Paolini. Il 5,7 % di share su La7, quello che i professionisti dell’Auditel chiamano “un botto di ascolti”. Più di quattro milioni e mezzo di contatti. Numeri enormi per La7, considerando che la prima serata fa in media il 2,3%. Marco Paolini ha di nuovo stupito: dopo il Vajont, dopo Ustica, dopo Il Milione. Quando il grande drammaturgo e attore nell’ottobre del 2003 si abbarbicò sino ai piedi della diga franata per raccontare quella tragedia, il suo monologo teatrale fu seguito su Rai tre in prima serata da quasi tre milioni di spettatori. Ieri Paolini ha cercato un luogo che riproducesse lo scenario di orrore che fu il Don, nel cuore della Russia dell’inverno del ’42-’43. L’ha trovato a Zovencedo, vicino a Vicenza, in una cava di pietra dismessa.QUI PAOLINI ha cominciato il suo monologo, raccontando il romanzo di Mario Rigoni Stern “Il sergente nella neve”. No, non era uno spettacolo semplice quello andato in onda ieri sera. Ma Marco Paolini è un affabulatore, uno dei pochissimi che resti ad ascoltare per ore quando ti racconta una storia con le parole, la voce, il corpo. Tutùm tutùm; scandiva e immaginavi quel treno che lo portava verso il Don, nel freddo e nella neve dove i soldati italiani furono mandati a morire nella devastante campagna di Russia del ’43. Alternava il racconto di Rigoni Stern con il suo viaggio dell’altro ieri, le immagini di oggi con la neve rosso sangue di allora. Ma come per il Vajont, non staccavi lo sguardo dal suo corpo che nella cava in mezzo a 500 ragazzi, narrava una tragedia. Quei ragazzi che storditi non hanno nemmeno capito che lo spettacolo era finito quando Paolini ha voltato le spalle dicendo “Io vado” e le luci si sono abbassate e il silenzio ha riempito la cava vicentina.. Loro sono rimasti attoniti e immobili, senza applaudire come si fa alla fine dello spettacolo. È stato Paolini a voltarsi dopo un minuto di silenzio, a tornare verso di loro e dire “Grazie” per far capire che era finito. Per poi salutare Rigoni Stern presente tra i ragazzi. Una serata straordinaria, che fa de “Il sergente” il programma più visto de La7 del 2007 e fa dire al direttore Campo Dall’Orto, ringraziando Paolini: “Ci sono alcuni magici e rari momenti in cui la televisione supera se stessa e riesce a creare eventi che la trascendono e restano per sempre nella memoria di chi li ha vissuti”. Quell’evento è un racconto, la chiave di quel successo. Stanchi della tv dei talk-show infarciti di teste parlanti, sempre le stesse, il pubblico si avvinghia a una tv fatta di teste narranti come Paolini, che fa vedere con le parole, che riporta il teatro sul piccolo schermo e ci incanta. E fa share Si può fare, allora. Basta dare qualcosa di diverso al pubblico, ma soprattutto in orari diversi. La7 sottolinea che l’ultima parte è stata seguita dal 10% del pubblico. Allora scardinate i palinsesti, rivoluzionate la prima serata, modulate la tv sugli orari del pubblico, non il contrario. La gente è pronta a seguirvi.

Redazione

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