28 novembre 2016

Un «esperimento di fantascienza» talmente ben riuscito, a Le Muse di Flero (e poi anche a Manerbio), da sembrare quasi lo spaccato della vita che già stiamo vivendo e che, verosimilmente, vivremo nei prossimi 25 anni. È questo quello che rimane dopo un’ora e un quarto di «Numero Primo. Studio per un nuovo Album», il nuovo lavoro teatrale di Marco Paolini, scritto con Gianfranco Bettin, prima parte di tre capitoli sui «destini incerti del nostro futuro tecnologico». Una mezz’ora abbondante dell’esperimento va via solo per l’introduzione, come per l’osservazione in un’indagine scientifica. Sullo sfondo di una scena asettica, Paolini introduce, da una parte, la tecnologia del Web e la sua promessa di una vita più comoda; dall’altra, la tecnologia dei geni, foriera di una vita più lunga e, perché no, quando le barriere culturali e morali si spostano un po’ più in là, anche della possibilità di assicurare ai propri figli «centocinquant’anni in garanzia con il genoma». Lo spettacolo vero e proprio arriva dopo, con Paolini voce narrante, nei panni di Ettore, «padre naturale con atto notarile senza nessun atto sessuale», che si ritrova con un figlio di cinque anni, «Numero primo», orfano della madre, misteriosa presenza della Rete, dal «bel nome greco» Echné. Al suo posto, a casa, c’è una capra bionda dell’Adamello comprata su Amazon e, tutt’attorno, un macrocosmo agghiacciante: dai ratti che assalgono ai gabbiani che mutilano, passando per l’occhio indiscreto delle telecamere nella Elementare Steve Jobs, «già Giosuè Carducci». Tutto è imbevuto di tecnologia, anche i contorni, disumani e disumanizzanti, della famiglia del futuro: un padre appeso ad un terminale «sapiens», una madre «algoritmo» e, in mezzo, un figlio ridotto ad esperimento. Catapultati in un futuro non troppo lontano, terribilmente spaventoso per le prevedibili evoluzioni che ha in sé questo nostro presente tecnologico, è vero che, a guardarlo, si rimane disorientati come di fronte ad una farfalla dai mille colori. Difficile realizzare che, un attimo prima, era soltanto un baco. Alla fine, tanti applausi convinti, tante domande aperte e una promessa. Quella di aggiungerne di nuove, tra un anno, con la seconda puntata.

Giornale di Brescia

Elisa Fontana

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