01 luglio 2013

I MERCANTI di Liquore hanno chiuso bottega. O meglio, il titolare, il cantante Lorenzo Monguzzi, si è messo in proprio e continua a smerciare alcol di prima qualità, grazie a un garzone di un certo talento, Marco Paolini. L’ unione artistica dell’ attore e di Monguzzi – iniziata esattamente dieci anni fa con Song n. 32 e proseguita con trasmissioni televisive e spettacoli come I miserabili, Ausmerzen e Il sergente – non si è sciolta, anzi si è rafforzata: a settembre esce Portaverta, il primo album da solista del musicista, realizzato dalla Jolefilm, la casa di produzione di Paolini. E stasera ecco i due sul palco del Carroponte per Song n.14, spettacolo che inevitabilmente richiama il bellissimo Song n.32. Sarà l’ occasione per ricche anticipazioni delle canzoni di Portaverta e, già che ci siamo, per scavallare lungo un repertorio ormai piuttosto ricco, «ma ancora di più per improvvisare – dice Monguzzi – il copione serve a chi non ha altro da dire. E non è questo il nostro caso. Inventeremo qualcosa, ci divertiremo. Gli spettacoli che abbiamo fatto assieme sono stati sempre un inno alla libertà artistica, senza neanche un filo comune, tante piccole cose messe assieme quasi casualmente, e così sarà anche stavolta». Ma si partirà appunto da Portaverta, disco molto faticoso nella realizzazione, «anzitutto perché faticoso è stato chiudere l’ esperienza dei Mercanti. Pardon, non è chiusa, ma sospesa: da buoni brianzoli, gente pratica, abbiamo pensato che l’ annuncio dello scioglimento dei Rolling Stones è un conto, quello dei Mercanti di Liquore è un bel chi se ne frega. Ma insomma, da tempo avevo la sensazione che non andassimo più da nessuna parte, meglio darci un taglio». Che poi taglio è, ma fino a un certo punto: il mondo sonoro resta in gran parte quello della band, un folk educato e colto, con ballate acustiche e tanti richiami cantautorali, specie a De Andrè, a cui Lorenzo assomiglia molto come voce e volto. «Chiaramente mi sto guardando intorno, ma è chiaro che continuo anzitutto a fare le cose che so fare bene». Con una mano da Paolini, e non solo per la questione produttiva: «Quando era quasi tutto pronto ho chiesto a Marco di guardare le parole delle canzoni. Non per scriverne lui, cosa che non voleva nessuno dei due, ma per farmi le pulci. E me le ha fatte, eccome. Abbiamo ribaltato tutto e ora eccoci qui». Un ruolo di spalla, nella collaborazione sui testi e sul palco, che a Paolini – malgrado sia uno dei nomi più in vista del teatro civile italiano – non dispiace affatto. «Diciamola meglio- precisa l’ attore- mi piace eccome. Sarò il Gianni Agus di Lorenzo, diciamo. Abbiamo una lunga frequentazione artistica e umana, una condivisione di valori artistici e personali, un’ intesa a pelle. Prima parecchie canzoni di Portaverta, poi andremo sul repertorio, sulle cose più belle dei nostri spettacoli. Insomma, il pubblico inizierà con l’ ascolto di brani nuovi, a cui seguirà un viaggio nella memoria e nelle emozioni».

La Repubblica (Milano)

Luigi Bolognini

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