25 gennaio 2008

MILANO – Sorride a sentirsi definire una star del piccolo schermo: «E’ che in tv io ci vado con la stessa energia, la stessa voglia di divertimento che ho quando faccio il teatro. E ci vado solo per fare cose che piacciono a me che però così finiscono, evidentemente, per piacere anche agli altri». Marco Paolini è diventato l’attore di teatro prediletto in tv: 10 anni fa il trionfo in Rai con la “Storia del Vajont”, lo scorso ottobre apici di share (quasi 6%) per La 7 con i racconti di guerra di Mario Rigoni Stern. Il 1° febbraio alle 21.30, sempre su La 7, segnerà un’altra presenza contro la tv-spazzatura presentando in diretta, dal Fillmore di Cortemaggiore (Piacenza), Album d’aprile, all’interno di un palinsesto sul “Sei nazioni di rugby”, già promosso da un ciclo di pillolespot dove Paolini spiega la mischia, la palla, il ruck, il fuorigioco… termini e regole del rugby. Che c’entra il rugby con Paolini? C’entra perché di rugby e politica, di fango e valori, di passioni e delusioni parla Album d’Aprile, rivisitazione di uno spettacolo del ’95, di grande successo, “Aprile 74 e 5”, a sua volta capitolo di un trittico che raccontava la storia collettiva dell’Italia dai ’60 a metà degli ’80, vero romanzo di formazione nella provincia italiana (il Veneto) con al centro Nicola, l’alter-ego di Paolini, e i suoi amici: ragazzi tra adolescenza e gioventù che, come in questo capitolo, non si vogliono rinchiudere nella vita, nel conformismo, ma vogliono agire nella realtà, sia pur confusi tra sport e lotta di classe, fidanzata e rivoluzione, il bar Jole del paese e piazza della Loggia dove echeggeranno i boati delle bombe. «Il rugby è politica- dice Paolini, giocatore mancato («sarei stato una schiappa» ) – Perché è un gioco dove vale il gruppo, la lealtà, le regole e dove devi essere adulto per riuscire, fare squadra se vuoi vincere, dove impari che da solo non vai da nessuna parte come sapevano i giovani degli anni Settanta». Recitato in italiano misto a dialetto, in una provincia che è un luogo dell’affetto e dell’immaginario, alla Meneghello, alla Fellini, Album d’aprile è «più un Amici miei che La meglio gioventù – spiega Paolini – anche se lo definisco uno spettacolo indecente perché ci dice che quella era l’ultima generazione poteva pesare sulle scelte del paese. Oggi i giovani non possono spostare più niente. Sono anche numericamente superati da vecchi che continuano a sentirsi giovani. Ci vorrebbero maestri, come diceva Pasolini, e in giro ci sono tutt’ al più personal trainer». Ma questa è un’altra storia. E’ lo spettacolo che Paolini riprende a teatro dal 6 febbraio. Potrebbe essere il quarto Album, quello sull’oggi. Si intitola non a caso I miserabili.

La Repubblica

Anna Bandettini

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