06 aprile 2017

Un padre e un figlio, il loro incontro, oggi ancora improbabile, domani forse possibile, il loro vagabondare in un Nordest dai tratti famigliari, ma stravolti dall’irrompere delle nuove tecnologie, per cui il polo chimico di Marghera, a esempio, è diventato fabbrica della neve, o la tangenziale di Mestre spazio ipertecnologico tutto ologrammi e stampanti 3D per un paese dei balocchi 3.0. Quel padre, Ettore un fotoreporter ancorato ai riti antichi della fotografia (usa ancora i rullini, che religiosamente tiene in frigo), e quel figlio venuto chissà da dove, un androide creato in laboratorio, un’intelligenza artificiale fatta bambino, sono i protagonisti di una storia ambientata in un futuro già radicato nell’oggi. È la storia di “Numero primo”, l’ultimo appassionante lavoro di Marco Paolini, scritto con Gianfranco Bettin, una favola che apre a scenari fino a ieri impensabili. 5000 giorni da oggi, in cui i cambiamenti, i mutamenti anche antropologici, segnano l’avvento di una rivoluzione tecnologica che informerà ogni ambito del quotidiano. Rivoluzione che nella narrazione di Paolini non si tinge però dei toni cupi o immaginifici di un racconto di fantascienza, anzi: leggerezza e ironia sono la chiave vincente e avvincente, di un monologo incalzante, che a fronte di temi complessi e delicati, non rinuncia al sorriso, tanto da regalare momenti anche spassosi, come quelli in cui l’invasione di pidocchi nella scuola Steve Jobs già Giosuè Carducci di Trieste confligge con la sofisticata digitalizzazione della stessa. Uno sguardo al futuro, quello di Paolini, che interroga e ci interroga, e che ha nel rapporto padre-figlio una forza emotiva contagiosa che travalica il dato futuribile per affermare invece l’umanità di un legame uguale a stesso, nonostante il potere, indiscutibile e pervasivo, delle innovazioni tecnologiche. In questo si gioca anche il dato teatrale di “Numero Primo”, che permette a Paolini, in bellissimo stato di grazia, di ritrovare una nuova incisività di narratore, con cui spiazza e cattura il pubblico, come avvenuto nelle due recite monfalconesi. Repliche da non perdere, oggi a Cividale, poi a San Vito al Tagliamento, a Cormòns e il 9 a Cervignano.

Messaggero Veneto

Mario Brandolin

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