cinema

Chi ga vinto? Un viaggio nel rugby di Marco Paolini

Documentario, 2008, 52′

Un documentario di Marco Paolini
Regia: Enrico Lando
Montaggio: Sara Zavarise
Musiche originali: Francesco Sansalone
Produzione esecutiva: Lucia Candelpergher, Gianluca Ferretti
Amministrazione: Lorenza Poletto
Operatori: Alessandro Catalano, Ivan Mantovanelli, Matteo Musso, Matteo Youssufian
Suono: Gianluca Dall’Osto, Giorgio Ghisleni
Prodotto da Francesco Bonsembiante e Michela Signori per Jolefilm
In collaborazione con Neonetwork

Con
Lawrence Dallaglio, Carlo Della Libera, Ino Pizzolato, Pierre Villepreux

Un ringraziamento particolare a Federazione Italiana Rugby e alle società e ai giocatori di Rugby Petrarca e Centro Memo Geremia; Ruggers Tarvisium; ADMO Rugby Leonessa Rovato; Amatori Rugby Alghero; Amatori Rugby Genova; ASD Rugby Monza 1949; ASD San Gregorio Rugby; Cardinale Rugby Colorno; CIDIESSE Pesaro rugby; CUS Padova Rugby; CUS Verona Rugby; Femi CZ Rugby Rovigo; Foxy Ladies Rugby Formigine; Herons Rhodigium Rugby Villadose; L’Aquila Rugby 1936; Old Rugby Piacenza; Piacenza Rugby Club 1947; Red Panthers – Benetton Rugby Treviso; Rhinogirls Sesto Rugby; Rugby Feltre; Rugby Firenze 81; Rugby Frassinelle; Rugby I Briganti Librino; Rugby Paese; Rugby Riviera del Brenta; Unione Rugby Capitolina; Unione Rugby Sannio; Unione Sportiva Avezzano Rugby; US Rugby Benevento; Val Parma Rugby; Valledora Rugby Alpignano; Valsugana Rugby Padova; Venezia Mestre Rugby 1986

Chi ga vinto? è il viaggio di Marco Paolini nell’Italia del rugby alla scoperta della storia e delle regole di questo sport con origini e tradizioni nobili, che nel nostro paese è ancora giovane, ma sta crescendo. È un viaggio che parte dai campi da rugby del Nord Italia, dalle province venete di forte tradizione rugbystica, e attraversa l’Italia passando per l’Emilia Romanga, il Lazio, l’Umbria e la Campania, fino alle realtà della Sicilia e della Sardegna. È un viaggio fatto di incontri con giocatori e giocatrici di squadre piccole e grandi, che parlano del loro rugby. È un racconto corale sulla passione di fare rugby in cui si incrociano dialetti e tradizioni diverse. È un viaggio italiano ma che cerca anche uno sguardo da fuori, spingendosi fino in Francia da Pierre Villepreux e in Inghilterra da Lawrence Dallaglio, al Twickenham Stadium e a Rugby, la piccola cittadina inglese dove tutto è cominciato.

Il rugby in Italia è ancora uno sport provinciale e la sua storia fuori dalla nazionale è una storia di pochi uomini donne e bambini, di squadre e città di provincia e di periferia, è fatta molto più al Nord che al Sud, è fatta di dilettanti, di proletari, contadini e impiegati di banca.
Da noi il rugby sta vivendo però un momento speciale, l’adolescenza. È quel momento in cui fai per la prima volta ciò che farai per tutta la vita. Il professionismo, il 6 nazioni, i grandi stadi, è successo tutto in poco, pochissimo tempo. Il movimento resta piccolo, fragile, il problema per qualcuno che voglia giocare è ancora trovare altri 14 compagni e poi altri 15 contro cui giocare. Ci sono regioni completamente senza campi da rugby. Un adolescente può crescere bene o male dipende da chi incontra nel momento più fragile della vita. Da noi il rugby è in un momento così, commovente e irritante al tempo stesso.

Volevo parlare di questo momento, cercando di rispondere a una serie di domande: come mai il rugby in Italia? Perché a un certo punto arriva in alcuni luoghi un uomo con una palla ovale che cerca 15+15 persone da mettere attorno a questa idea? Come fa a espandersi se fa fatica a esistere? E perché in certi posti c’è e in altri no? Ho pensato: vado a vedere.

Marco Paolini

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