cinema

I-Tigi a Gibellina di Daniele del Giudice e Marco Paolini, diretto da Davide Ferrario

2002, 150′

Con Marco Paolini
Di Daniele Del Giudice e Marco Paolini
Regia: Davide Ferrario
Direttore della fotografia: Giuseppe Baresi
Montaggio: Ilaria Fraioli
Produzione: JOLEFILM e TELE +
Produzione teatrale dello spettacolo: Accademia Perduta/Romagna Teatri e JOLEFILM
Allestimento speciale per le Orestiadi di Gibellina 8-9-10 agosto 2002: JOLEFILM in collaborazione con Fondazione Orestiadi
Coordinamento evento: Michela Signori
Direzione di produzione per TELE +: Anna Maria Carrassa
Location manager: Fabio Lannino
Amministrazione: Lorenza Poletto
Responsabile tecnico: Marco Busetto
Capoelettricisti: Tonino D’Alosio
Macchinisti: Giovanni Giammalva, Leonardo Ippolito, Salvatore Zummo
Lighting balloons: ALF SERVICE Firenze
Service audio e luci: MA.MA SERVICE Palermo
Costruzioni: FERRO CALOGERO & ANTONIO
Post-produzione audio-video: Luca Morelli
Operatore steadicam: Andrea Zoli
Assistente fuochi steadicam: Stefano Martini
Tecnico video: Francesco Lo Gullo
Operatori: Marcello Canuti, Milko Fabbri, Gianluca Valdissera, Salvatore Varbaro
Service riprese e post-produzione: ASA AUDIOVISIVI Bologna

I-TIGI A GIBELLINA – RACCONTO PER USTICA è la trasposizione video-cinematografica dello spettacolo teatrale I-TIGI – RACCONTO PER USTICA.
Ho narrato la storia del DC9 ITAVIA che si inabissò nelle acque di Ustica nel giugno 1980 e la ricostruzione della lunga Istruttoria condotta dal giudice Priore, accompagnato dalle voci di Giovanna Marini e del suo Quartetto Vocale, nel 2000 a Bologna e a Palermo; a distanza di un anno l’ho ripresa come “racconto” per sola voce narrante e nella nuova forma l’ho portata in giro per l’Italia.
Ora, dopo un anno di recite, di incontro con tanti pubblici diversi, lo spettacolo è cresciuto, cambiato rispetto alla rappresentazione di Bologna, ripresa e trasmessa dalla Rai nel 2000, e ho voluto registrarlo anche nella nuova forma.
Per raccontare Ustica ho scelto la cornice del Cretto di Burri a Gibellina vecchia, in Sicilia, non lontano dai luoghi dove ventidue anni fa l’aereo scomparve; il monumento costruito da Burri sul fianco della montagna per ricordare le vittime del terremoto che nel 1968 distrusse Gibellina vecchia, è una sorta di labirinto di cemento, che, visto dall’alto, è simile al dedalo di bugie nel quale i giudici si sono dovuti orientare per ritrovare il filo delle indagini.
Racconto, dunque, per il pubblico riunito nel Teatro presso i ruderi, in occasione delle Orestiadi di Gibellina, ma racconto anche da solo, nei corridoi del Cretto; dalla fusione dei due momenti risulta la struttura del film in cui alla registrazione dello spettacolo dal vivo si aggiungono gli inserti delle immagini girate nel Cretto, che evocate dalle parole intervengono a raccontare alcuni momenti critici della narrazione.

Quando Marco mi ha proposto di fare un film dal suo spettacolo su Ustica, il problema che mi sono posto è stato: come aggiungere una dimensione cinematografica mia senza tradire il rigore e la forza della sua performance? Il Cretto di Alberto Burri a Gibellina, così astratto e così terribilmente radicato nella terra stessa del terremoto, ci ha fornito una chiave irripetibile, è diventato il deuteragonista e insieme il tramite visivo che mi ha permesso di fare cinema senza perdere di vista il teatro. In più, le riprese si sono svolte per gran parte sotto un temporale che non solo ha reso il tutto più drammatico, ma ha trasformato la rappresentazione in una vera avventura, con interruzioni e riprese di fortuna, in una sorta di sfida in cui Marco e il pubblico sono stati commoventi.

Davide Ferrario