cinema

Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio

Italia, 2013, 35′

Scritto e diretto da: Costanza Quatriglio
Musiche: Paolo Buonvino
Fotografia: Sabrina Varani
Montaggio: Luca Gasparini, Letizia Caudullo
Scenografia: Beatrice Scarpato
Costumi: Francesca Vecchi, Roberta Vecchi
Parrucchiera: Daniela Tartari
Fonico di presa diretta: Gianluca Scarlata
Brani live: Black Eyed Dog
Montaggio trailer e videoclip: Andrea Campajola
Post-produzione video e audio: IN HOUSE
Grafica: Paolo Sperandeo
Una produzione: Jolefilm e Costanza Quatriglio
con la collaborazione di:  Ines Vasiljevic
in collaborazione con: Istituto Luce Cinecittà
Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà

Con
Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Anna Balestrieri, Gaetano Aronica

Stella studia Farmacia all’università. Quando è l’ora della tesi viene inserita in un gruppo di ricerca. Pian piano si rende conto che nei laboratori di chimica qualcosa non va. L’ambiente è insalubre, qualcuno comincia a star male, i professori parlano di coincidenze. L’amica Anna, che ha lasciato gli studi per suonare in un gruppo indie-punk, vorrebbe che Stella smettesse di passare intere giornate in laboratorio; Stella, al contrario, non vuole rinunciare al suo sogno. Dall’incredulità alla perdita di ogni certezza: la sua storia si intreccia con il diario di un giovane dottorando che ha già percorso la strada in cui Stella si imbatterà. Ispirato al memoriale – denuncia di Emanuele, dottorando nel Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Catania, morto di tumore al polmone nel dicembre 2003.

Ciascun cineasta, nella propria attività, sperimenta in continuazione quel limite oltre il quale ciò che si vuole raccontare diventa impalpabile, non filmabile. Nel cinema documentario il non filmabile è quella soglia che divide il discorso pubblico che un testimone ha desiderio e disponibilità a fare e la propria intimità che ritiene inviolabile, almeno entro una determinata misura. Nel caso specifico dei fatti raccontati ne Con il fiato sospeso, la percezione di questo limite fin da subito mi ha spinto a desiderare la messa in scena, la scrittura di una sceneggiatura e il lavoro con gli attori. Anche quella tra cinema di finzione e cinema documentario è una soglia, ed è proprio lavorando su questi diversi limiti, che ho concepito il film. Mi sono chiesta fin da subito quanto volessi rappresentare senza mediazioni il dolore di un padre e di una madre per la morte di un figlio; quanto la rappresentazione di questo dolore nel contesto di un film documentario non schiacciasse il senso stesso del racconto rendendolo ingestibile per lo spettatore, addirittura repulsivo e “falsificante” del senso generale che necessariamente un film deve contemplare anche quando racconta una micro-storia. Ecco che lo spaesamento, il dolore, interpretato da una attrice o da un attore, può essere il dolore di tutti noi, può legittimamente trascendere quella vicenda umana particolare, e diventare qualcosa di estremamente condivisibile. Ho deciso, quindi, che avrei usato il mezzo più usuale e riconoscibile del cinema della realtà, l’intervista, e l’avrei messo a disposizione di un film di finzione. La testimonianza diretta di Stella, interpretata da Alba Rohrwacher, mi ha permesso di entrare e uscire dai due diversi generi, fornendo allo spettatore, attraverso il linguaggio, una riflessione non solo sul dolore, ma anche sul cinema. Una contaminazione che mi ha permesso di portare alle estreme conseguenze un ragionamento nato con L’isola, che in questi anni ho portato avanti. Anche qui vi è un continuo dialogo tra i dettagli di realtà inseriti in contesti di finzione e viceversa ed è da questo dialogo che trae linfa una drammaturgia frutto di una relazione potente con l’ambiente, in cui il punto di vista è imprescindibile quanto la necessità di raccontare questa storia.

Costanza Quatriglio

70. Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – Fuori Concorso, settembre 2013

Salina Doc Fest, settembre 2013

Visioni Fuori Raccordo, ottobre 2013