cinema

Indebito di Andrea Segre

Documentario, 2013, 84′

Soggetto e sceneggiatura: Vinicio Capossela, Andrea Segre
Regia: Andrea Segre
Fotografia: Luca Bigazzi
Riprese: Luca Bigazzi, Matteo Calore, Andrea Segre
Montaggio: Sara Zavarise
Suono in presa diretta: Remo Ugolinelli, Adriano Di Lorenzo
Aiuto regia: Simone Falso
Elettricista: Fabio Policastro
Ricerca musicale e archivi: Sofia Labropoulou, Sotiris Bekas, Dimitris Papadopoulos
Coordinamento generale: Luciano Linzi
Prodotto da Francesco Bonsembiante per Jolefilm e La Cupa
in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: NEXO Digital – www.nexodigital.it

Con: Vinicio Capossela, Theodora Athanasiou, Bufos Puppet Theatre (Anneta Stefanopoulou, Agni Papadeli-Rossetou), Keti Dali, Pantelis Hatzikiriakos, Dimitris Kontogiannis, Vasilis Korakakis, Stefanos Magoulas, Dimitris Mistakidis, Manolis Pappos, Nikos Strouthopoulos, Timoleon Tzanis, Evgenios Voulgaris, Panagiotis Xanthopoulos, Psarantonis Xylouris

INDEBITO è disponibile in DVD nella collana POPOLIdoc, distribuito da CG Home Video (2014)

 

«Povertà, anche se possiedi delle vittime,
nascondi anime con emozioni».
Vasilis Tsitsanis
Tis ftohias ta kourelia (Gli stracci della povertà), 1952

«I tuoi occhi gelosi mi hanno fatto impazzire
Non ho dato importanza ai lussi, e sono diventato il loro schiavo
Appassisco, mi sciolgo come una candela
Mi stai tormentando
Perché non mi ami?
Ti guardo, ti adoro
Non volermi male perché impazzirò».
Markos Vamvakaris
Ta ziliarika sou matia (I tuoi occhi gelosi), 1938

«Quelli che diventeranno primi ministri, moriranno tutti
Il popolo gli corre dietro, per tutte le “belle” cose che fanno.
Mi candido per diventare primo ministro
per stare seduto, pigramente,
per mangiare e per bere».
Markos Vamvakaris
Osi ginοun prothipοurgi (Primi Ministri), 1936

La crisi di oggi prima che economica è identitaria.
È separazione, disorientamento.
Le culture europee sono state svendute all’omologazione del consumo e alla corsa alla ricchezza.
Ci hanno fatto credere che la liberazione dalla povertà materiale dovesse coincidere con la fuga da se stessi.
Vivere oggi di nuovo la povertà senza se stessi è una vertigine insostenibile.

Il nostro documentario è un tempo dedicato ad ascoltare l’assenza di noi stessi. È la consapevolezza di vivere in-debito di aria, di senso, di prospettiva.
Per farlo abbiamo vagato come flaneur, come viandanti nel luogo simbolo della crisi, la Grecia indebitata:  seguendo le parole, i pensieri e la musica dei rebetes, i cantanti del rebetiko, il blues ellenico.
Il rebetiko è musica nata dalla disperazione di un’antica crisi (la fuga da Smirne) ed è una delle musiche che hanno costruito l’identità moderna della Grecia, trasportando con sé il dolore dell’esilio e la ribellione alle violenze della storia. È una musica contro il potere, non autorizzata, indebita.
I rebetes sono portatori di questa identità, di cui oggi celebrano un funerale pieno di sconfitta, disperata ribellione e silenziosa speranza.
I loro concerti e le loro parole riempiono le taverne notturne di Atene e Salonicco, sfiorano le scritte sui muri, ascoltano il mare dei porti e incontrano il cammino di Vinicio Capossela, musicista e viandante che intreccia le sue note con i pensieri del suo diario di viaggio, il tefteri.
Così la Grecia diventa l’Europa, la sua crisi la nostra e il rebetiko il canto vivo di un’indebita e disperata speranza.

Note di regia

Abbiamo girato tutto con tre camere a mano, ma non sporche. Inquadrature instabili che cercano di essere stabili.
Concerti notturni, parole che diventano musica e musica che ascolta le parole. E le città di giorno. La poesia del cemento. I segni della rabbia sui muri, Le vetrine della crisi. La decadenza della crisi.
Un film costruito nel solco del cinema-documentario, ma lasciando spazio a momenti di messa in scena teatrale che cercano dialogo anche con il repertorio e la memoria.

Andrea Segre


Note d’autore

Sono abituato a scrivere le cose che vedo, salvarle così alla memoria, in una maniera anche “visiva”, che fornisca la visione, però che vada completata con la nostra immaginazione, che è in definitiva, il miglior scenografo del mondo. Da molto tempo ho a cuore questa musica, oltre che per la sua bellezza e la sua forza, per la carica eversiva interiore che accende. Mantiene vive le parti anti convenzionali di noi stessi, la fierezza, l’avversione al compromesso. Sbatte contro alla verità senza averne paura. Non è che da coraggio, è che toglie la paura del dolore, ce lo fa amico, compagno, come Francesco diceva della sorella morte corporale.

Nel corso di quest’anno si è cominciato molto a parlare di Grecia, in termini  di debito, di crisi, un’informazione e un’immagine molto parziale, usata spesso come spauracchio in questo periodo in cui l’unico lavoro serio sulla cosiddetta “crescita” è quello fatto sulla paura della gente. “State buoni che qui perdete tutti i soldi che avete messo da parte, i vostri e quelli dei vostri genitori”, un messaggio non molto lontano da quello che in maniera al momento molto più pesantemente, si sentono ripetere i cittadini Greci.

La frase “non siamo mica la Grecia”, dovrebbe essere sostituita dalla più Kennediana, “siamo tutti greci”, perché in Grecia è in questo momento più scoperto ed evidente il meccanismo economico, sociale, politico in via di sperimentazione in tutti gli altri paesi. Per una volta questo paese sembra essere più avanti su una strada che è la stessa per molti.

Mi è venuto quindi il desiderio di informarmi un poco più da vicino, ho fatto qualche viaggio con il registratore e il taccuino, il mio “tefteri“, il quadernetto sul quale il negoziante di alimentari si segna la spesa dei suoi clienti, i debiti che contano di saldare a fine mese. E su quello ho segnato diversi debiti e crediti che ho personalmente riguardo a questa musica e a questo paese. I debiti sono sempre gli insegnamenti umani, i crediti quello che si cerca di restituire. Per restituire il credito ho cercato, per quello che è nelle mie possibilità, di destare curiosità sull’informazione e di fare conoscere maggiormente questa musica, il rebetiko, dalla parola turca Rebet, ribelle.

Il debito economico forse parla dei conti delle banche centrali, ma la musica parla dei conti delle persone, e questa musica soprattutto. Mi sembra importante che siano le persone a parlare più che i loro rappresentanti. Ora perché queste persone non rimanessero soltanto voci nel mio quadernetto del “tefteri“, abbiamo pensato di farne un film che le documentasse, che le facesse conoscere insieme a questa musica che li accompagna, come una colonna sonora lunga ormai una novantina d’anni. Perciò ho chiesto ad Andrea Segre, che in queste cose ha già dato prova di grande maestria, di dare una forma a queste storie, di dare un volto alle persone e alla musica. Ne sono uscite riflessioni sull’identità, nel momento della crisi del consumo, che hanno un carattere esemplare. Parlano in qualche modo di tutti. Ho cercato di infilarmi tra queste storie come nella vita, da viandante, cercando tra il frastuono contemporaneo  qualche frequenza dell’antichità, qualche voce di mangas, qualche spettro, qualche indicazione, accompagnato  dal minuscolo  strumento che i rebetes nascondevano in prigione, il baglamas, usato come una specie di forcina da rabdomante, confidando sullo sguardo esperto di Luca Bigazzi, di Andrea, del lungo microfono del fonico e della piccola compagnia di ventura con la quale ci siamo avventurati per un paio di settimane tra le strade di Atene, di Salonicco, delle isole di Creta e di Ikaria.

Tutto questo per cercare di pareggiare la voce credito a quella debito nel libretto del “tefteri“, che una volta aperto diventa di chi ci guarda dentro.  A quel punto si diventa tutti responsabili, o come diceva De André, si è tutti coinvolti. Perché, per usare le parole di Mistakidis, uno dei nostri “intervistati”,  la vera scelta politica oggi non è suonare Rebetiko, ma ascoltarlo.

Vinicio Capossela

66° Festival del Film Locarno, agosto 2013 (http://www.pardolive.ch/)

Mostra de Cinema Italià, Barcellona, Spagna, dicembre 2013

Trieste Film Festival – Italian Screenings, gennaio 2014

Sguardi sul Reale, aprile 2014

8 e 1/2 Festa Do Cinema Italiano, Lisbona, Portogallo, aprile 2014

Subversive Film Festival, Zagabria, Croazia, maggio 2014