cinema

Luigi Meneghello

Italia, 2002, 35mm, colore, 62′

Un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini
Con Luigi Meneghello e Marco Paolini
Regia: Carlo Mazzacurati
Montaggio: Paolo Cottignola
Fotografia: Roberto Meddi
Suono: Bruno Pupparo
Operatore di macchina: Antonio Cesarini
Aiuto regia: Marina Zangirolami
Organizzazione generale: Andrea Brigenti
Musiche: ANOUAR BRAHEM (E la nave va) Ed. ECM, LUDOVICO EINAUDI (Canzone Popolare) (Ombre) Ed. BMG Ricordi S.p.A, BEYOND SKIN(Tides) Ed. Outcastle Recordings, WILLEMARK & MOLLER (Bjornen (the Bear)) Ed. ECM
Prodotto da Francesco Bonsembiante per Regione del Veneto e Vesna Film

“A quarant’anni non ho ancora fatto niente nella vita. Ormai è tardi. Le sole cose che mi piacciono e in cui mi riconosco un po’ sono quegli stupidi foglietti che scrivevo l’estate scorsa – ti ricordi Katia? – quei foglietti di carta velina….?”. Nell’introduzione, l’attore Marco Paolini legge un brano da ‘Libera nos a Malo’. A questa lettura fa seguito una lunga e vivace conversazione – svoltasi nell’arco di tre giornate – durante la quale lo scrittore rievoca i luoghi, le persone e le vicende della sua vita, a partire dall’anno della sua nascita, che coincise con quello della Marcia su Roma. Prima giornata. L’infanzia a Malo. Il fascismo. Il piccolo Luigi balilla-moschettiere. La visita del Duce a Vicenza. Don Tarcisio, prete ‘edonista’ e scrittore. La maestra Prospera e le prime difficoltà di un ‘dialettofono’ [… ‘la parola oseleto’ – ‘uccellino’ – ‘si può scrivere in ben 12 modi diversi’]. L’officina meccanica del padre. Gli zii. Il tornio e i torpedoni. La mamma maestra. Prime avvisaglie di una guerra che, a diciassette anni, si prospetta come ‘un’avventura eccitante’. Il fatidico incontro con Antonio Giuriolo, grazie al quale un ‘morigerato, bravo giovane fascista’ scopre Rimbaud, Baudelaire e la politica, ‘regina di tutte le cose’. L’8 settembre. L’allievo ufficiale alpino Meneghello Luigi – ‘finalmente libero di combattere dalla parte giusta’ – si allena nell’orto sparando ai pomodori. Seconda e terza giornata. Il dopoguerra. Alla domanda di Paolini, che gli chiede quale paese sarebbe dovuto nascere dalla ‘buriana’ della guerra, lo scrittore rievoca il ‘sogno di un paese modello nell’ambito della civiltà europea’. ‘L’affair’ con la politica ha però breve durata: “Per il nuovo partito perfetto – il partito d’azione – non votarono neppure le nostre fidanzate…”. La delusione. Il ‘dispatrio’. La voglia di andare a vedere come funzionava una democrazia parlamentare, Il soggiorno a Reading e l’incarico presso quella università. Il legame mai spezzato con l’Italia, “una patria che sembrava non volermi più”. Paolini legge un altro brano da ‘Libera nos a Malo’. Meneghello racconta di aver letto, nel 1954, un libro intitolato ‘The Final Solution’ e di aver sentito l’imperativo morale di far conoscere ai suoi compatrioti le mostruosità perpetrate nei campi di sterminio dai nazisti, mostruosità fino ad allora affatto ignorate in Italia. Il libro apparve tradotto a puntate sulla rivista ‘Comunità’ e, terribile a dirsi, attirò su di sé gli strali della censura per le foto che lo corredavano. Dopo la lettura di un ultimo brano da ‘Libera nos a Malo’, Paolini sollecita Meneghello a fare alcune riflessioni sulla sua vocazione di scrittore [‘A scrivere si impara scrivendo’]. Il film si conclude con la divertita e complice recita a due voci di una filastrocca in dialetto veneto: ‘Dindon don le campane de Masòn…’.

RITRATTI nasce dal bisogno di incontrare uomini abitualmente appartati, lontani dal clamore dei media. Sono occasioni che vorremmo definire utili: per capire, per sapere. Come quando le tribù, nei momenti difficili, si sedevano attorno ad un fuoco e interrogavano i saggi, gli sciamani.
Quello di Luigi Meneghello fa parte di una serie di tre ritratti, tutti della stessa durata, (cinquanta minuti circa) che comprende anche un ritratto a Mario Rigoni Stern ed uno ad Andrea Zanzotto Abbiamo scelto di realizzarli in pellicola perché ci sembra che la vita così sia più intrappolabile, le parole non sfuggano via, e l’aria che passa tra chi fa la domanda e chi risponde, piena di luce.

LUIGI MENEGHELLO I tre giorni trascorsi assieme a Gigi Meneghello per fare questo lavoro rimarranno un ricordo indelebile; anche il ritratto in pellicola rimarrà, naturalmente, ma sono due cose diverse. Era la prima volta che lo incontravo. Adesso vorrei trovare le parole esatte per descrivere le sensazioni di quei giorni: incanto, piacere, scoperta di un essere umano dopo aver letto e molto amato i suoi libri. Più volte mi sono distratto seguendo il filo dei suoi discorsi, rischiando di arrivare alla fine di una bobina col concetto ancora a metà. Vi è in lui una così profonda eleganza, spezzata da sobria autoironia, che incanta. E’ la purezza di certi uomini che nonostante tanta vita alle spalle non hanno accumulato infelicità che si trasforma in cinismo e, al contrario, mantengono la freschezza dell’ adolescenza, curiosità e leggerezza. Ad un certo punto del secondo giorno di lavoro, era pomeriggio inoltrato, tarda primavera, si è messo a piovere: veniva giù un’ acqua fitta e finissima, non si sentiva scrosciare, ma piuttosto un gorgoglio leggero. Meneghello mi ha detto ”Come è bella la pioggia quando viene giù così leggera, perché nel cinema fate sempre cadere quelle gocce grosse e rumorose?”. “Perché altrimenti non si vede”, ho risposto.

Carlo Mazzacurati

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