teatro

Appunti Foresti dal MILIONE quaderno veneziano

2002
di e con Marco Paolini
collaborazione alla drammaturgia e ai testi Francesco Niccolini
assistenza tecnica Marco Busetto
organizzazione e distribuzione Michela Signori
produzione JOLEFILM

APPUNTI FORESTI è il riallestimento de IL MILIONE quaderno veneziano, in una versione in cui l’evocazione scenica è affidata solo alla parola dell’attore, che si fa musica, scena, racconto.

Un monologo che attraversa tutta la storia di Venezia, lontano dai suoi aspetti cartolineschi. Al centro dello spettacolo i tanti “naufragi della città. Naufragi dolci. E’ un po’ da ridere: aerei che scivolano in Laguna, barche in secca per una marea più bassa del normale… Cormorani troppo pesanti per decollare, piccioni ‘fatti’, gabbiani monogami e più delicati dei cavallini di Murano.
E’ in questo panorama quasi surreale che si disvela la mappa/racconto disegnata da Campagne, uomo di terraferma, in barca con Sambo, misterioso personaggio, ricco d’esperienza della città-isola e dei suoi mille anni, dai pali delle prime palafitte a quelli della conterminazione e che a tutt’oggi delimitano il territorio fatto di acqua e terra di Venezia, delicato oggetto d’amore di questo spettacolo, praticamente mai citato direttamente nel testo ma sempre presente, centimetro dopo centimetro, nella tela tessuta da Campagne, che si fa al tempo stesso Rustichello da Pisa e Marco Polo, nel tentativo di dettare e trascrivere storie ed orizzonti: isole, paesi, mercati, caravanserragli, dall’isola alla Cina, passando per Mestre, Marghera e tutto il Nord Est, diventando emblematicamente “terra delle villette”, al di là della Tangenziale e della linea Maginot dei Centri commerciali che separa Venezia dal resto del mondo.
APPUNTI FORESTI, come prima IL MILIONE, è un intreccio di storie antiche e contemporanee, che segue arabeschi da tappeti orientali e strani personaggi: abusivi di terra e di mare, turisti di ogni parte del mondo, comitati antisfratti, le beghine di Venezia, più agguerrite di vecchi parà e maro’, nel tentativo di dar dignità agli sforzi di chi ha deciso di continuare ad abitare nella città più scomoda d’Italia.

luglio 2002

1° frammento

Io da bambino
volevo diventare Marco Polo.
Vuoi sempre quello che non sei.
Lo so. Ma mi attira, questa gente di laguna, le pietre bianche. Sarà per questo che mi attirava la sua gente ogni volta che provo ad avvicinarmi provo una soggezione, un imbarazzo ma mi attirano come quelle pietre bianche di laguna. E allora ci vado.
Mollo la tangenziale e prendo il Ponte della Libertà, si chiama più o meno così. Dietro Mestre, di fianco Marghera, davanti Campari. Venezia dal ponte si legge Campari, Hollywood si legge Hollywood, Venezia si legge Campari. Eh, ma loro hanno scelto prima. Ah!
Sull’altra corsia mi sorpassano: 140, 160. Ma dove vai? Tra un chilometro è finito il ponte, è finito il mondo. Niente fino all’ultimo metro: 160. Di colpo hai tre corsie sinistra, preferenziale, destra, destra Tronchetto. L’Isola Novissima, un’isola di macchine. A che serve un parcheggio in mezzo alla laguna? Serve a mettere a suo agio il foresto. Uno può aver visto tutti i documentari del mondo, quando arriva a Venezia la prima volta come fa a sapere che non è tutto un giro in giostra, chi gli dà le istruzioni per l’uso al Tronchetto? Lui! La mascara, mocassino nero, pantalone nero, cintura alta, vita bassa, camicia bianca, verta fin qua, villoso, brizzolato, bronzato, età indefinita, 35-70. Medagliere olimpico al collo, specialità imprecisate, ma solo oro. Cappello bianco, autorevole, metà vigile urbano, metà portiere d’albergo. Può esserci scritto o Murano Glass o Hilton.
Abusivi li chiamano in città. Domanda in giro: ah, gli abusivi, zè ‘na piaga, zè na piaga. Battono, battono foresti. Are you english? No, campagne. Est vous français? No, campagne. Deutch kunz mere? Se annusano il pollo lo pelano vivo. E’ un branco di squali attorno alla città che pasteggia a turisti. Via!

2° frammento

Dall’aereo è una mappa, una carta, a me piace perdermi sulle carte, stanno zitte, mi piacciono quelle di adesso e quelle di una volta.
Di questo posto ci sono carte potenti: Jacopo de Barbari, pianta prospettica. Com’è bella! C’è ogni palazzo, ogni altana, ogni casa, ogni canal, ogni campo, ogni campanile. Tutto preciso.
Vincenzo Coronelli: Isolario, catalogo delle isole della laguna, di fronte, di fianco, di profilo. Coronelli è un grande cartografo, non fa solo le mappe di casa, fa anche le mappe dell’altrove. I mappamondi più grandi del mondo, li ha fatti lui, Coronelli, per il re di Francia, quattordici metri di circonferenza, i più grandi del mondo. E sul mappamondo non solo scrive, ma disegna e scrive, tutto quello che del mondo si è appena scoperto. Ecco che fa l’Africa e mentre finisce l’Africa con il Nilo, una nuova spedizione gli porta la notizia che le sorgenti del Nilo, son state scoperte in un altro posto: qua. E lui le disegna anche qua, ma non scancela le prime, perché di questi ultimi non si fida tanto e lo fa nascer in due parti: là.
E dove trova un vuoto fa scrivere: Coronelli. Ma miga na volta, c’è ne di vuoti, ci puoi mettere una figura, un uomo in piedi, un uomo a cavallo, una nave, una casa.
Era importante mettere le figure sulle carte, perché serviva a rassicurare quelli che guardavano. Serviva a dir loro: “Oh, stai tranquillo, che la in fondo prima di te già qualcuno è arrivato, non sei mica tu il primo.”
Ma noi adesso il mondo ce l’abbiamo in tasca, in classe turistica magari è lo stesso e non c’è più bisogno delle figure sulle carte. Noi abbiamo una visuale più oggettiva, più satellitare, ci fanno ridere le figure sulle carte, roba da bambini! Ed è per questo che ci resto sospeso. Perché adesso fuori dal finestrino sull’acqua della laguna la vedo! una figura che conosco di uomo che gira in barca, intorno, fa dei segni, mi saluta.

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