teatro

Liberi Tutti

1992
dedicato all’opera di Luigi Meneghello
testi Marco Paolini e Gabriele Vacis
con Marco Paolini
regia Gabriele Vacis
assistente alla regia Simona Gonella
proposte musicali Roberto Tarasco
arrangiamenti Paolo Pizzimenti
tecnici di scena Alberto Artuso,Fabio Bonso, Andrea Patron
co-produzione MOBY DICK – Teatri della Riviera e Laboratorio Teatro Settimo
organizzazione e distribuzione Fabio Bonso, Cristina Palumbo, Michela Signori
(durata 1h 30’)

Sei anni, questa volta, dal 1967 al ’73. E per Nicola ed i suoi amici, cresciuti intorno alla dottrina di don Tarcisio, è ormai maturo il tempo, il bisogno di staccarsi dalla parrocchia: l’arrivo di un nuovo amico, Barbin Cursari, fa da detonatore alla miscela già pronta ad esplodere: la pratica clandestina del teatro proibito (Brecht), la passione per la politica, la nascita della compagnia, la scoperta dell’America nelle canzoni.. tutte cose che si fanno insieme, tappe intense di un pedaggio da pagare per l’iniziazione alla vita, abbandonando giochi e abitudini di un’età precedente, fino a diventare grandi, in una società di provincia che tiene sullo sfondo i riferimenti storici, politici, culturali e sociali di quegli anni.

Liberi tutti è un romanzo teatrale sull’adolescenza, su quel tempo in cui stare con gli amici è la cosa più importante e il resto al confronto sbiadisce. Come sbiadito ci pare a volte il ricordo di quegli anni strani in cui non si possono più fare le cose dei bambini e quelle dei grandi si devono ancora conquistare. Così accade che quel che si fa allora vien fatto per la prima volta, dopo s’impara a farlo meglio, ma quella resta la sola prima volta…
Due anni dopo Tiri in porta inizia il lavoro su Liberi tutti.
Ho coinvolto Vacis in un progetto non di Teatro Settimo e lui ha accettato per amicizia e anche perché lavorando insieme riusciamo a divertirci.
Liberi tutti non é un titolo che gli piace fino in fondo, ma l’input di partenza è stimolante: far uscire Nicola dall’infanzia e farlo crescere nell’Italia a cavallo tra gli anni 60 e 70.
La difficoltà e lo stimolo sono costituiti dal raccontare questa adolescenza su quello sfondo. È il periodo in cui si impara a fare cose che si faranno per tutta la vita e si smette di fare altre cose per tutta la vita; periodo di prime e ultime volte dove si impara a scegliere con la propria testa, ma è anche un periodo storico di trasformazioni radicali del paese o almeno di tentativi di trasformazione più o meno riusciti.
L’autobiografia di Nicola diventa l’occasione di raccontarli, molto dell’esperienza degli autori si mescola nelle storie dei personaggi.
L’unico che rimane sfumato è proprio Nicola che in quanto osservatore e narratore non parla quasi mai di sé.
Gli Album nascono come idea proprio in questa fase sulla base dei due precedenti spettacoli, il progetto è farne un’autobiografia collettiva, non il diario di un’adolescente.

… Era temuto Don Bernardo, era cominciata la repressione, arrivò perfino a fare domande a salti durante la predica, interrogandoti nome e cognome in pié davanti a tutti sulla dottrina.
– vedo che abbiamo una nuova pecorella in parocchia. Come ti chiami agnellin? …forte…bravo…e da dove vieni?…forte…bravo…e dimmi Barbin Cursari da Rovigo, hai studiato dottrina?…bravo…allora sai dire a questi fedeli qual è il secondo peccato che grida vendetta al cospetto di Dio?…ma bravo, bravo devo dirlo, ma non sai spiegare con le tue parole cosa significa oppressione dei poveri, vero caro?
– Sì lo so, perché i poveri è sempre al mercà che domanda carità e un giorno ariva i ricchi e ghe dise “poveri! volete venire magnare casa nostra?”… E allora i poveri va a casa dei ricchi, suona il campanello, dise “Permesso siamo venuti a mangiare ci fermiamo qua basso, in cortile?”
“No, no venite sora”.
“De sora? Nianche le scarpe, tutti i piè sporchi sullo scalon de marmo…”
I poveri va de sora entra in una stanza con un lampadario de cristallo enorme, i ricchi sera la porta a ciave, i poveri fa “Ah, ciavai!” …

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