teatro

Stazioni di Transito

2002

STAZIONI DI TRANSITO
album di storie

Ideazione, interpretazione e regia di Marco Paolini
Musiche originali composte ed eseguite da Francesco Sansalone
Assistenza tecnica Marco Busetto
Organizzazione e distribuzione: Michela Signori
Produzione JOLEFILM

1999

STAZIONI DI TRANSITO
album di storie

ideazione, interpretazione e regia Marco Paolini
allestimento scene, luci e fonica Alberto Artuso, Marco Busetto, Gable Nalesso
organizzazione e distribuzione Michela Signori
una produzione MOBY DICK – Teatri della Riviera

(riallestimento 2002)
STAZIONI DI TRANSITO è una piccola antologia composta di un numero variabile di racconti collegati da frammenti poetici ogni sera diversi.
Nei racconti si rintracciano gli stessi personaggi degli ALBUM precedenti, ma non più tutti insieme, STAZIONI DI TRANSITO è l’ALBUM della diaspora, dopo la maturità liceale il gruppo si è disperso, alcuni vivono esperienze comuni, altri si perdono per strada.
Anche i luoghi narrati sono diversi, non c’è più una sola città, una piazza e una scuola, ci sono luoghi dove i personaggi degli ALBUM e i fatti della recente storia italiana si incrociano o soltanto si accavallano, ma lasciando addosso dei segni.
I racconti principali si intitolano VICO DEGLI STRAMI (ambientato a Parigi nel 1976), NOTTE D’AGOSTO: FERROVIA (ambientato nel 1974 nel Veneto), LA COMUNE DI GEMONA (ambientato nel Friuli 1976), AMERICHE (ambientato in Jugoslavia e negli Stati Uniti, 1984), TEATRO TENDA DEL POPOLO (ambientato a Treviso, 1983).

(riallestimento 2002)
“Ogni scena sta per sé”, diceva il vecchio B.Brecht del suo Teatro epico.
Come mi piace immaginare un Teatro che sa fare di ogni scena una storia, di ogni trama un ponte tra le storie.
Wim Wenders dice che le storie al cinema sono un surrogato dell’esistenza di Dio, perché alle storie si vuol credere come alla fede.
Ogni parola ha il suo peso, per raccontare una storia bisogna avere le parole giuste, né troppe né troppo poche e di una giusta consistenza.
Ogni storia sta per sé, ma ognuna è come una stazione dove fermarsi e ripartire cambiando direzione, modificando il viaggio per seguire una traccia, un filo.

… Tutta l’estate era come se non si avesse più voglia , ragione, sonno per tornare a casa.
Era agosto. Afa, caigo, e non si dorme. No, no, si sta in bar da Jole fino a mattina.
Di là della ferrovia, spatuff, lo sbattere dei carri nello scalo merci. Saptuff, carro riunioni ‘chiuso per ferie’, troppo caldo.
Allora si sta in bar da Jole, a veder passare i treni. Di la dei binari, cimitero e campo da rugby.
Jole chiude tardi e apre presto, come fa? Fa.
Mi piace star a guardare stì treni perché non sono mai uguali, alcuni hanno anche un nome. Te ne stai lì tranquillo, al bar a guardare … e tzac! Tutun tutun tutun…
– cos’era?
– la Freccia delle Dolomiti
– Madosca! Un brivido. Guarda solo il nome rendeva già l’idea.
È un treno lanciato a Milano che si conficcava a Calalzo, nel Cadore; poi di queste frecce ne venivano lanciate anche su altre ferrovie… tzac! Tutun tutun tutun… la Freccia della Versilia… tzac! Tutun tutun tutun…la Freccia del Sud… tzac! Tutun tutun tutun…la Freccia della Laguna…
A me piacevano tutti. Piacevano gli espressi famosi, l’Orient Express, il Simplon, mi piacevano rapidi come l’Arlecchino, il Settebello, il Romolus….Mi Piacevano veramente anche gli accellerati, i diretti, perfino i locali, perché più di tutto mi piacevano le macchine a vapore…

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