teatro

Tiri in porta

1990
dedicato a I RAGAZZI DELLA VIA PAAL di Molnar e a LIBERA NOS A MALO di Luigi Meneghello.
testi di Marco Paolini e Bruno Tognolini
interpretazione e regia Marco Paolini
musiche originali Paolo Troncon
arrangiamenti Paolo Pizzimenti
tecnici di scena Fabio Bonso, Andrea Patron
produzione MOBY DICK – Teatri della Riviera
organizzazione e distribuzione Cristina Palumbo
(durata 65’)

TIRI IN PORTA è la cronaca di dieci giorni, a partire dal settembre 1964, a cavallo tra le vacanze estive e l’inizio dell’ultimo anno di elementari per un gruppo di ragazzi di via Monte Cengio a Treviso, quando in via Monte Cengio c’era ancora un campetto di calcio confinante con l’asilo delle suore.
La storia comincia il giorno della festa di compleanno di Nicola, in un microuniverso tutto maschile nel quale fa irruzione la Milena, bimba biancovestita che parla con le bambole e sa giocare a calcio.
Ma nel campetto di via Monte Cengio si gioca con regole nuovissime, inventate giorno per giorno da Oscar, perché il pallone è suo. Si gioca finché arriva Piero Matto che non va a scuola ed è nato con una ‘malattia’, dice parolacce ed ascolta Niccolò Carosio. Si gioca in fretta, che l’estate sta per finire e c’è il tempo solo per un giretto in bici e per gustare un sigaro di pannocchia di granoturco, prima di diventare verdi e vomitare, ma non importa.
– Siamo stati tutti malissimo e ci siamo divertiti un mucchio.
– E allora, sei contento?
– Sono contento però non sono contento però sono contento.

Dopo ADRIATICO non voglio smettere di raccontare di Nicola così immagino un seguito.
Ho molto materiale autobiografico e inizio a capire in che modo usarlo senza esagerare.
In quel periodo la maggiore attenzione nel lavoro va all’attività con Teatro Settimo con cui sto lavorando a LIBERA NOS tratto dall’opera di Luigi Meneghello; scrivo TIRI IN PORTA nei ritagli di tempo.
La revisione e correzione del testo viene fatta insieme a Bruno Tognolini. Per la prima volta lavoro senza regista di riferimento; amici e colleghi si alternano a farmi da occhio esterno, ma sono molto insicuro e molte buone idee vanno buttate via per una sorta di autocensura che non ho ancora imparato a tenere a bada.
Il risultato finale tuttavia non è cattivo, sul piano della storia tiene bene, i personaggi ci sono anche se non sono riuscito a fare i dialoghi come avrei voluto e troppe sono le fasi raccontate rispetto a quelle agite e drammatizzate.
La trama a me oggi ricorda più STAND BY ME di Rob Reiner che non I RAGAZZI DELLA VIA PAAL di Molnar, ma dieci anni fa non la pensavo così evidentemente.
C’è una struttura simmetrica nella drammaturgia: la prima e la quinta (e ultima) scena presentano situazioni analoghe (la scoperta dell’altro sesso), così come la seconda e la quarta (calcio e ancora calcio), mentre la terza fa da perno a tutto (la guerra).

… C’era la nostra bandiera nuova, nessuno ha mai avuto il coraggio di portarla via, abbiamo ricostruito la capanna con le armi nascoste lontano da casa: archi frecce cerobottane, pirole.
Io e Ennio Mosca eravamo tiratori scelti, Franco Longo cavalleria ciclistica, Ciccio Pavan e Piero Matto elefanteria, tutti erano ufficiali e Cesarino, il cocco della maestra soldato semplice.
Poco dopo che avevamo messo su la bandiera i nemici di via Lancieri hanno mandato un esploratore nel nostro campetto con un fucile Hoklaoma a piumini. Era un’arma minacciosa, ma di solito dopo i piumini inclusi nella prima confezione nessuno aveva i soldi per comprare il cambio. La spia era disarmata e io, Ennio e Cesarino lo abbiamo preso prigioniero e portato in capanna per interrogarlo. Lo conoscevamo il prigioniero, perché era in classe con il fratello grande di Ennio Mosca, si chiamava Bruno però lo chiamavano “Seghe” perché era sempre il primo nelle gare che facevano dietro il ponte della ferrovia. Oscar ha incominciato a interrogarlo
– è meglio che confessi Seghe se vuoi tornare a casa vivo
– meglio che vi arrendete tutti voi altri piccoli e che andate a casa prima che arrivino i rinforzi
Cesarino il cocco della maestra voleva arrendersi al prigioniero e tornare a casa a finire le divisioni con due decimali, ma noi ufficiali lo abbiamo arrestato.
– torturatelo
– chi Cesarino?
– ma no il prigioniero!
– Io lo torturo, no io lo tort …

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