teatro

I-TIGI racconto per Ustica

2001

I-TIGI racconto per Ustica
testi composti da Daniele Del Giudice e Marco Paolini
con Marco Paolini
assistenza tecnica Marco Busetto
organizzazione e distribuzione Michela Signori
prodotto da ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI in collaborazione con JOLEFILM

nuovo allestimento-riduzione dall’evento teatrale per il ventesimo anniversario della strage di Ustica in coproduzione con Bologna 2000

2000

I-TIGI canto per Ustica
Con Marco Paolini e il Quartetto vocale Giovanna Marini (Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Giovanna Marini, Patrizia Nasini)
Scritto da Daniele Del Giudice con Marco Paolini
Testi delle composizioni Daniele Del Giudice, Giovanna Marini e Corrado Sannucci
Musiche originali Giovanna Marini
Allestimento scenico Alberto Artuso
Fonica teatrale Marco Busetto
Assistenza tecnica Fabrizio Piro
Assistenti alla produzione Francesca Gandini, Michela Signori
Produzione: ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
(durata 2h 30’ circa)

Lo spettacolo è stato trasmesso da Rai 2 da Piazza Santo Stefano in Bologna il 6 luglio 2000.

STORIA E NOTE D’AUTORE del nuovo allestimento I-TIGI Racconto per Ustica
in tournée da novembre 2001

La proposta di raccontare la storia di Ustica mi è arrivata nell’estate 1999 da Daria Bonfietti per conto dell’Associazione familiari delle vittime del disastro.
Il percorso è durato un anno.
Ho lavorato insieme a Daniele Del Giudice e Giovanna Marini e insieme ad altri: consulenti, giornalisti, periti. Ovviamente la difficoltà maggiore è stata l’opera di selezione e sintesi dell’enorme mole di dati contenuti nella sentenza istruttoria depositata dal Giudice Priore. Da questo lavoro è nato un copione. Ma una narrazione non sopporta il peso di una tale mole di informazioni se non si stabilisce tra queste un nesso causale, una relazione diretta; il racconto provoca delle attese in chi ascolta, si pretende di capire, di aver la soluzione ad ogni domanda. Alla fine sempre qualcuno mi chiedeva ‘ma secondo te in poche parole com’è andata veramente?’ Questo è il modo migliore di vanificare due ore di faticosa ricerca di verità.
Al mio popolo piacciono i drammoni, le tragedie, ma si appassiona di più al finale che alla ricostruzione della trama. C’è un aereo di passeggeri che cade all’improvviso, è stato colpito? Da cosa e chi è stato? Non posso rispondere a queste domande dirette, ma posso ricostruire tutti gli indizi, le registrazioni e le tracce che permettono di capire cosa quel giorno accadeva nel cielo intorno a quell’aereo.
La storia del DC9 I-TIGI è di quelle che vanno raccontate perché contengono tutti gli elementi della tragedia classica, come l’insepoltura, la mancanza di giustizia, il confronto impari tra vittime e potere, ma in più questa vicenda propone alcuni argomenti di stringente attualità. Questa è una tragedia globale perché vittime, testimoni e colpevoli appartengono a paesi e sistemi diversi e non c’è nessun giudice che riesca ad erigersi al di sopra delle differenze e dei conflitti planetari fra ragioni del diritto e ragion di stato tra richiesta di giustizia, esigenza di verità e convenienza del silenzio inconfessabili decisioni, arroganza dei poteri.
Nel giugno del 2000 lo spettacolo I-TIGI Canto per Ustica è stato presentato a Bologna capitale europea della cultura per quell’anno, e poi replicato a Palermo nel mese di luglio. La registrazione dello spettacolo di Bologna è stata integralmente trasmessa da Rai 2 a distanza di pochi giorni, nel luglio 2000 ed è stata vista da due milioni di spettatori.
Dopo l’esperienza di Bologna e Palermo con Giovanna Marini e il suo quartetto, dopo la trasmissione su Rai 2 e l’uscita della videocassetta registrata insieme ad un quaderno che racconta l’esperienza mia e di Daniele Del Giudice ho sentito il bisogno di tornare all’origine, decomporre tutto il lavoro fatto e ritrovare una narrazione semplice, poco teatrale. Parto quindi dal copione del Canto per Ustica, faccio a meno dei canti di Giovanna, cambio le parole e sera per sera uso lo spazio teatrale come un’aula e seguo l’evolversi della vicenda in un’altra aula, quella del tribunale di Roma dove questa storia viene ancora radiografata, indagata e contestata agli imputati. Mi sembra necessario raccontarla ancora per modificarla, per farla diventare un modo di ragionare su ciò che ci accade intorno.

Giugno 2002

LA STORIA (anno 2000)

Ogni storia sta per sè, così come ogni scena di una storia sta per sé nel teatro di Brecht.
I-TIGI nascono da un racconto di Daniele Del Giudice contenuto nel libro STACCANDO L’OMBRA DA TERRA. Con questa narrazione abbiamo voluto occuparci di un’altra storia italiana che dev’essere cantata per non essere scordata. Insieme a Daniele Del Giudice ho lavorato sull’Istruttoria del giudice Rosario Priore che ricostruisce le false testimonianze, le reticenze e le omertose coperture di alti ufficiali e di semplici sottufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana che hanno permesso di occultare le prove, deviare o ritardare le inchieste che miravano ad accertare cos’era successo una sera di giugno del 1980 ad un aereo che volava da Bologna a Palermo e che improvvisamente senza allarmi era piombato dal cielo nel mare di Ustica.

STORIA E NOTE D’AUTORE del nuovo allestimento I-TIGI Racconto per Ustica
in tournée da novembre 2001

La proposta di raccontare la storia di Ustica mi è arrivata nell’estate 1999 da Daria Bonfietti per conto dell’Associazione familiari delle vittime del disastro.
Il percorso è durato un anno.
Ho lavorato insieme a Daniele Del Giudice e Giovanna Marini e insieme ad altri: consulenti, giornalisti, periti. Ovviamente la difficoltà maggiore è stata l’opera di selezione e sintesi dell’enorme mole di dati contenuti nella sentenza istruttoria depositata dal Giudice Priore. Da questo lavoro è nato un copione. Ma una narrazione non sopporta il peso di una tale mole di informazioni se non si stabilisce tra queste un nesso causale, una relazione diretta; il racconto provoca delle attese in chi ascolta, si pretende di capire, di aver la soluzione ad ogni domanda. Alla fine sempre qualcuno mi chiedeva ‘ma secondo te in poche parole com’è andata veramente?’ Questo è il modo migliore di vanificare due ore di faticosa ricerca di verità.
Al mio popolo piacciono i drammoni, le tragedie, ma si appassiona di più al finale che alla ricostruzione della trama. C’è un aereo di passeggeri che cade all’improvviso, è stato colpito? Da cosa e chi è stato? Non posso rispondere a queste domande dirette, ma posso ricostruire tutti gli indizi, le registrazioni e le tracce che permettono di capire cosa quel giorno accadeva nel cielo intorno a quell’aereo.
La storia del DC9 I-TIGI è di quelle che vanno raccontate perché contengono tutti gli elementi della tragedia classica, come l’insepoltura, la mancanza di giustizia, il confronto impari tra vittime e potere, ma in più questa vicenda propone alcuni argomenti di stringente attualità. Questa è una tragedia globale perché vittime, testimoni e colpevoli appartengono a paesi e sistemi diversi e non c’è nessun giudice che riesca ad erigersi al di sopra delle differenze e dei conflitti planetari fra ragioni del diritto e ragion di stato tra richiesta di giustizia, esigenza di verità e convenienza del silenzio inconfessabili decisioni, arroganza dei poteri.
Nel giugno del 2000 lo spettacolo I-TIGI Canto per Ustica è stato presentato a Bologna capitale europea della cultura per quell’anno, e poi replicato a Palermo nel mese di luglio. La registrazione dello spettacolo di Bologna è stata integralmente trasmessa da Rai 2 a distanza di pochi giorni, nel luglio 2000 ed è stata vista da due milioni di spettatori.
Dopo l’esperienza di Bologna e Palermo con Giovanna Marini e il suo quartetto, dopo la trasmissione su Rai 2 e l’uscita della videocassetta registrata insieme ad un quaderno che racconta l’esperienza mia e di Daniele Del Giudice ho sentito il bisogno di tornare all’origine, decomporre tutto il lavoro fatto e ritrovare una narrazione semplice, poco teatrale. Parto quindi dal copione del Canto per Ustica, faccio a meno dei canti di Giovanna, cambio le parole e sera per sera uso lo spazio teatrale come un’aula e seguo l’evolversi della vicenda in un’altra aula, quella del tribunale di Roma dove questa storia viene ancora radiografata, indagata e contestata agli imputati. Mi sembra necessario raccontarla ancora per modificarla, per farla diventare un modo di ragionare su ciò che ci accade intorno.

Giugno 2002

NOTE D’AUTORE (anno 2000)

La scrittura di Ustica è diversa da quella del Vajont non per ragioni artistiche o stilistiche, ma per la materia stessa trattata.
Se quella della costruzione della diga nella gola del Vajont può essere una scrittura-parola fondata sull’esperienza della montagna descrizione e parabola del passaggio dell’Italia da paese agricolo a industriale, quella dell’aereo è invece una scrittura fondata sul riconoscimento delle tracce radar, sull’ascolto dei nastri, sul confronto di testimonianze sbiadite nel tempo che diventano vaghe come le impronte nel cielo che l’aereo passando ha lasciato.
L’aria non è materia che offra molti agganci all’esperienza comune. Per raccontare questa storia serve l’esperienza di un pilota, ma tradotta con parole comprensibili a un passeggero.
Ogni storia sta per sé, ma è inevitabile il confronto con il racconto di altre storie. Questa di Ustica è finora la più complessa e difficile che io abbia provato a narra


Insomma a bordo c’era: un dentista, un commerciante di carni, c’era una laureanda in lingua dell’Università di Padova, una insegnante di scuola media, un operaio, c’era un’avvocatessa, un bracciante agricolo, un carabiniere in licenza… poi c’era due impiegati del Ministero delle Finanze, c’erano un ingegnere, alcuni pensionati, un giornalista di “Lotta continua”, un rappresentante di ditte dolciarie e fitofarmaci, un fotografo ambulante, il gestore dei laboratori di produzione dei gelati Nevada; un altro commerciante, c’era poi una laureata in ingegneria nucleare, un’agente di cambio, un’agente di commercio, un’agente di pubblica sicurezza, un impiegato dell’Ospedale militare di Palermo, una impiegata dell’Hotel De Palm; un piastrellista, una bracciante agricola temporaneamente baby sitter, un altro carabiniere in permesso, un assicuratore, un imprenditore edile, un manovale edile, poi c’era un ragioniere, c’era un geometra, c’erano alcuni studenti universitari, una impiegata di farmacia, un’albergatrice e poi un perito metalmeccanico, altri pensionati. Sì, e poi c’era anche una professoressa di analisi matematica e una borsista anch’essa in matematica e c’era anche un commerciante in tessuti, e poi c’erano due tecnici della SNAM progetti. Un viaggiatore di commercio, sì e poi, un capo ufficio di banca e un impiegato di banca, poi c’era un maresciallo della Guardia di Finanza in pensione; poi c’erano 13 bambini, di cui due neonati, tutti in attesa di futuro e occupazione nella vita, una hostess, un’assistente di volo, un comandante pilota e un primo Ufficiale copilota al posto di servizio. A me sto aereo, sembra un treno, con tutti questi mestieri, non è più nel 1980, che gli aerei li guardi passare e basta, è quel momento che li puoi cominciare a prenderli, puoi decidere costa un po’ di più…

Ustica e Vajont per me non sono come gli altri spettacoli, preferisco non estrapolare parti del testo, sono storie che vanno ascoltate o lette per intero.

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