teatro

Bestiario italiano – I cani del gas

di e con Marco Paolini
Musiche e testi composti, interpretati ed eseguiti insieme a Daniela Basso, Silvia Busato, Stefano Olivan, Lorenzo Pignattari, Francesco Sansalone, Cristina Vetrone
allestimento scene, luci e fonica Alberto Artuso, Marco Busetto, Gable Nalesso
costumi Dodi Ottogalli, Luca Rubaltelli
produzione: Michela Signori per Moby Dick – Teatri della Riviera in collaborazione con Estate Teatrale Veronese e TSR Teatro Stabile in Rete di Fano/Cagli

La storia non è una storia, ma una geografia, un viaggio su e giù per l’Italia non da casello a casello, ma da teatro a teatro, passando per strade provinciali, piazzette, stazioni di servizio e bar fuori mano alla ricerca di un “paesaggio di parole” dove è proprio la poesia a far da guida e dove i luoghi e i omi diventano il motore principale di un racconto a metà tra reportage e diario di tournée in cui i materiali/racconti si intrecciano alle parole dei poeti liberamente messe in musica.

Sono un narratore, ho cominciato da storie autobiografiche che ho chiamato ALBUM, ho continuato con IL RACCONTO DEL VAJONT; poi ho provato a raccontare geografie come quelle del MILIONE QUADERNO VENEZIANO e del BESTIARIO VENETO.
È da quest’ultima esperienza che ho cominciato a usare la poesia a teatro. Niente recital o antologie, semplicemente rubo le parole, gli idiomi ai poeti per trovare una lingua per stare sul palcoscenico. Ho rubato ad Andrea Zanzotto, a Biagio Marin e ad altri poeti veneti per provare a guardare dietro il paesaggio di villette e capannoni di quella provincia ricca dove vivo.
L’ho fatto perché ero stufo di sentirla nominare solo per i numeri del PIL e delle tasse, perché mi hanno tirato su insegnandomi a lavorare, ma anche che il lavoro non è tutto.
L’ho fatto perché mi sento spaesato e mi vien spesso la tentazione di fare l’idiota (colui che non ascolta e non parla che di sé perché non capisce le parole, le ragioni, l’idioma degli altri). Idioma e idiota hanno una radice troppo simile per non essere parenti.
Parto dal mio spaesamento per guardare lo zoo paesaggio che si vede di là della rete autostradale: un’Italia diversa da quella delle cartoline con cui però fare i conti ogni giorno. Per raccontare questi paesaggi italiani contemporanei e misurarne il cambiamento e la prospettiva ho bisogno di parole e di idiomi che rubo dalle voci stridule della poesia italiana del 900: poesia civile, ma anche insofferente, dolente, ironica, sferzante, poesia in idiomi italiani di Nord e Sud mescolati con la mia voglia di appartenenza e con l’irresistibile tentazione di fare una caricatura, sapendo benissimo che quella bestia nella foto mi assomiglia, ma tanto!
P.S.: I CANI DEL GAS sono quelli che non restano stecchiti lungo le strade, attraversano sicuri in mezzo al traffico, ti osservano dal ciglio della strada, hanno imparato su di noi quel che gli basta; forse mi illudo, ma se li guardo par che mi capiscano però non me lo dicono.
A loro in ogni caso ho dedicato il viaggio.

… Cerco un distributore del gas.
Mi hanno detto “dopo il bivio”,… quanto “dopo il bivio”? E se l’ho già passato? Devo tornare indietro, piove e nevica insieme.
Ma perché i distributori del gas li vanno a mettere nei posti più lontani? Ce n’è di persi in posti dove ti domandi come faranno a tirare avanti fino alla prossima volta che ci ripassi tu a fare il pieno?
Sto parlando di quei distributori che somigliano a certi bar fossili di periferia dove quando entri per sbaglio e ormai ti tocca consumare trovi solo vino, spuma cedro e certe uova nere con la cipollina imbalsamata. Quei distributori con la pensilina un po’ arrugginita, l’insegna fatta a mano con il pennello.

Prima o poi devo decidermi a fare una guida dei distributori, con le stellette come la Michelin. Cosa voglio dire? che il paesaggio con un po’ di cura può farcela e che la lingua a modo suo può durare più di me … Se devo occuparmi di qualcosa io mi occupo dei distributori del gas: una stella distributore con la pergola fiorita e l’officina, due stelle distributore con pollaio e vendita di uova, tre stelle con la fontana, l’orto e pavoni liberi.
Quasi sempre poi c’è anche almeno un cane, i famosi cani del gas che non si scansano quando arrivi, tanto lo sanno che ti fermi in tempo.
Hai fretta? Va a benzina.
Al sabato quando i clienti aumentano, invece di fare la fila ci si mette attorno alla pompa come i petali di una margherita. Il cane guarda con discrezione, ma controlla se qualcuno prova a passare avanti lui abbaia.
Hai fretta? Va a benzina…

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