teatro

Bestiario veneto – Parole mate

1998
ideazione, interpretazione e regia Marco Paolini
musiche originali dal vivo Leonardo Di Angilla, Fabio Furlan, Stefano Olivan, Lorenzo Pignattari
ricerche e drammaturgia Daniela Basso, Carlo Cavriani, Mauro Gasparini
allestimenti Alberto Artuso, Marco Busetto, Pierpaolo Pilla, Luca Seno
luci Alberto Artuso
fonica Pierpaolo Pilla, Marco Busetto
abiti di scena Danilo Palumbo
logistica Rosa Tolomio
organizzazione e distribuzione Michela Signori
produzione MOBY DICK – Teatri della Riviera
(durata 2h circa)

BESTIARIO è un progetto aperto che contiene altri lavori, altri spettacoli, un po’ come gli ALBUM.
BESTIARIO VENETO è una raccolta di paesaggi raccontati senza macchina fotografica, di storie e di persone del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, di poeti incontrati e messi uno accanto all’altro senza un criterio filologico-storico, ma perché aiutano, servono per farsi un’idea di questa terra. La musicalità di ogni lingua, di ogni dialetto, diventa essenziale per capire le sfumature e nello spettacolo diventa partitura musicale per le parole dei poeti nel tentativo di cantare la loro poesia.

Non è che ami le bestie più degli uomini, ma di quelle puoi scrivere senza che ti leggano, parlare senza che ti ascoltino, a volte è un bel vantaggio.
Questo BESTIARIO è una scusa per rimediare alla mia imperdonabile ignoranza, una scusa per leggere di alcuni autori ciò che avrei dovuto conoscere da tempo. A questi maestri, di sguardo, di ascolto e di scrittura, devo il mio riconciliarmi con questa terra dove sono nato e con cui non smetterò di litigare finché vivo, ma che mi ha fornito dello strumento espressivo più potente che conosco: la lingua.
BESTIARIO VENETO è un gioco di spostamenti tra prose e poesie, una mappa geografica, un catalogo di creature grandi come il bò o minuscole come il milepiè di Pascutto, a volte selvatiche come la lipàra o la sioramandola, a volte domestiche come LaiKa.
Creature presenti nei nomi, nei discorsi, nelle bestemmie di questa terra.
Per questo BESTIARIO non ho girato solo le pagine, ma anche le strade, le campagne sopraedificate, i centri storici disurbanizzati e le aree industriali e artigianali. Posti visitati qua e là in questa provincia grande come una metropoli, ma senza il motore, senza il sistema circolatorio, nervoso, muscolare, senza l’ossatura di una metropoli. Un Piccolo mondo antico che muore o una Los Angeles che nasce, luoghi dello spaesamento, dove localismi ringhiosi rivendicano identità rancorose e mistificate. E ho sentito il bisogno, giorno per giorno, di qualcosa di più leggero, di un modo di essere che si possa portare al lavoro, per strada, in vacanza, in casa, in mezzo agli altri, non fondato su principi etnici o genetici che escludono, ma sull’appartenenza ad una storia comune.
L’attore è un ponte, il suo compito è far conoscere, far saltare i muri le porte degli orti, dei giardini e delle case; non è quello di convincere, ma di far girare le idee, le storie e di avere una lingua per farlo che sia comprensibile a tutti.
E così è nato BESTIARIO come un esercizio di immaginazione, una ballata tra un vuoto d’aria e un pieno di parole che non contrappone mondi virtuali a quelli reali, uno sguardo disincantato alle cose di ogni giorno per riuscire a leggerle.

… Salgo una domenica all’Abbazia di Nervesa sul Montello, davanti c’è la sagoma dell’Ossario dei caduti, visto da qua è uguale al deposito di Paperon de Paperoni.
Mi son portato il libro di Comisso, stavolta: Giorni di Guerra. È bellissimo leggere un libro stando nel posto giusto, di cui parla proprio il libro stesso.
Leggo.
“…Era Domenica e avvicinandosi al Montello si scorgeva da per tutto una grande calma. La macchina per la strada in discesa fra ville abbandonate, giardini pien di fiori. Poi un viale folto di alberi percorremmo, ogni tanto qualcuno sradicato ostruiva il passaggio con tutto il fogliame. La strada era battuta, ma ombrosa e piena di verde straordinario. Sul Montello vicino, si vedevano formarsi nuvole, proiettili che subito esplodevano e s’intendeva lo scoppio secco dei sibili delle pallottole, come una partita di caccia si facesse nel bosco di Monsignor Della Casa. Imboccammo una stradetta e presto arrivammo ai piedi del Montello – questo è il posto del Galateo in bosco di Zanzotto – la presa numero quindici sotto il Montello – e Comisso scrive – Ero felice – Nato d’un can, sei in guerra, come felice -. Una felicità tutta generata da sensazioni suscitate in coincidenze incredibili: estate, Domenica, Montello…”
Estate, domenica, Montello: cortocircuito di memoria, come un brivido dentro e di colpo lo capisco, e come se lo capisco….estate, domenica, Montello, campionati del mondo di ciclismo, ma no quelli la, una domenica sì e una no tutti i bambini di Treviso andava a fare i campionati del mondo di ciclismo sul Montello. Chi arrivava in cima sulla salita dei Santi Angeli senza mettere giù il piè moralmente aveva vinto i campionati mondiali di ciclismo…

Il testo de ‘BESTIARIO VENETO parole mate’ è pubblicato da Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 1999

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