teatro

ITIS Galileo

con Marco Paolini
di Francesco Niccolini e Marco Paolini

consulenza scientifica: Stefano Gattei
consulenza storica: Giovanni De Martis

elementi scenici: Juri Pevere
consolle audio: Gabriele Turra
assistenza tecnica: Graziano Pretto, Michele Mescalchin
direzione tecnica: Marco Busetto
illuminotecnica e fonica: Ombre Rosse

produzione: Michela Signori, Jolefilm, 2010

Durata: 130’ circa

Essere geniali, in circostanze difficili, può essere un problema, per gli altri soprattutto.
Parte da questa considerazione il lavoro di approfondimento curioso che Marco Paolini e Francesco Niccolini hanno dedicato alla figura di Galileo.
Il padre della scienza moderna, infatti, appare agli occhi dei contemporanei come un grande divulgatore dei propri studi, ma soprattutto come una mente che rimane aperta al dubbio fino alla fine, fino alla vecchiaia. Quando si parla di Galileo si pensa sempre a un anziano venerando: sarà una questione di iconografia, ma forse è anche perché si capisce che lo scienziato non si mette mai in pensione con la testa. Anzi, le scoperte più importanti le raggiunge dopo i sessant’anni.
Galileo vive quattrocento anni prima di noi, in un’epoca governata da certezze e rigidità di pensiero, ma alcuni elementi tornano oggi a riaprire il confronto con quel passato.

L’obbiettivo di Marco Paolini con questo spettacolo teatrale è quello di coinvolgere nel ragionare, non solo nel raccontare, arrivare a una situazione in cui il pubblico non sia seduto tranquillo, sapendo di dover fare lo spettatore e basta. Va in scena a teatro un dialogo, anche se non proprio sopra i massimi sistemi, ma almeno su di un “minimo comune e multiplo”.

Settembre 2010

“Viviamo in un tempo in cui la magia è tornata a governare il futuro. Sarà perché le leggi dell’economia non sono leggi matematiche e contengono una componente di caso molto rilevante, sta di fatto che il nostro mondo cerca consolazione negli astri. E mi stupisce che, 400 anni dopo la consacrazione dell’universo post-rivoluzione copernicana, tutti i giorni molti tra noi consultino le previsioni dell’oroscopo che utilizzano le stelle fisse di Tolomeo. Alla fine non importa se il cielo non è così, perché quello che conta è che ci piace.
Galileo è usato spesso come simbolo della scienza libera contro la fede integralista, ma in realtà è uno che per campare fa anche oroscopi. Eppure ha la forza di guardare oltre. Per noi è facile irridere le teorie del passato, quando finiscono le teorie fanno sempre ridere. Il problema è che mentre ci sei dentro continui a pensare che non sia teoria, ma spiegazione della realtà”
. M.P.

Ecco allora gli interrogativi che sorgono nel chiamare in causa Galileo.
Forse la ragione ha perso appeal? La scienza ha deluso? Una morale laica non esiste?
Questo spettacolo non approfondisce la tradizionale dialettica fede-ragione, che ha segnato la storia dello scienziato e del Seicento, ma piuttosto indaga sulla discussione a tre fra fede, ragione e superstizione.
In fin dei conti, giocare al lotto è più facile che pensare o guadagnarsi il paradiso onestamente, anche se il calcolo delle probabilità non dovrebbe indurre nessuno a giocarci.

Settembre 2010

1° estratto di testo

[…] Le sue scoperte finiscono in un libricino di poche pagine, ma dal valore inestimabile, il Sidereus Nuncius. Lo scrive in latino, in modo che tutti i dotti d’Europa lo possano leggere. Sempre il primo vuole essere: è un autentico instant book, pubblicato nel marzo 1610 e scritto in poche settimane: Galileo ha fretta, ha scoperto cose incredibili e le vuole raccontare, per primo: cose che nessun uomo prima di lui ha mai visto: vede una infinità di stelle ignote, ammira nel dettaglio la Via Lattea, scopre che la Luna ha crateri e montagne, e soprattutto che Giove ha quattro satelliti. Lui quei pianetini li battezza “Medicei” e dedica il libro al Granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici. Già che c’è gli regala anche un cannocchiale.
Le sue scoperte danno un altro colpo alle perfette sfere tolemaiche. E Galileo non ha paura a scriverlo: parla di «grandi rivoluzioni attorno al centro del mondo, cioè al Sole». […] Un anno dopo la pubblicazione del Nuncius Galileo viene ricevuto da Papa Paolo V che – con atto senza precedenti – esenta lo scienziato dal genuflettersi ai suoi piedi. Galileo è felice: scrive che Papa, cardinali, prelati, principi «hanno voluto vedere le mie osservazioni e sono tutti restati appagati […] in particolare i Padri Gesuiti».
Sbaglia. A Roma i gesuiti non son contenti per niente. Gli scienziati del Collegio Romano si limitano a lodare Galileo, si dicono d’accordo sul riconoscere la validità di tutte le sue scoperte ma si guardano bene dal commentarle.
Invece Galileo non pone freno al suo entusiasmo e parla chiaramente di superamento del sistema tolemaico. Gli amici gli consigliano cautela: non si rende conto che rinunciare a Tolomeo è impossibile per qualunque esponente della Compagnia di Gesù, anche all’ala matematica: la scolastica gesuita è così imperniata sull’asse aristotelico-tolemaico che metterla in crisi vorrebbe dire mettere in crisi l’intera dottrina gesuitica, non solo la visione astronomica. Non a caso il cardinale gesuita Roberto Bellarmino, membro del Sant’Uffizio e già protagonista del processo a Giordano Bruno conclusosi con il rogo in Campo de Fiori nel 1600, decide che le affermazioni di Galileo devono essere analizzate, con attenzione e in segreto… […]
Molto soddisfatto, Galileo torna a Firenze.
È più famoso anche del Papa, Galileo, e di Shakespeare. Shakespeare a 50 anni è già andato in pensione. Per Galileo è solo l’inizio, però… calma, il passo da meccanico a filosofo non è così facile… Sarà anche famoso più del Papa ma cominciano le grane.

2° estratto di testo

[…] Vecchio, più vecchio. Galileo, anche da giovane è sempre stato vecchio. Più vecchio.
Nacque prima lui per due mesi soltanto: a febbraio Galileo, a Pisa, e ad aprile, William Shakespeare, a Stradford, stesso anno, 1564.
Voleva sempre arrivare primo, Galileo.
È il primo di sei fratelli. Suo padre, Vincenzo, musicista fiorentino squattrinato, vorrebbe farne un medico, ma nell’ambiente universitario pisano Galileo acquista fama di studente irrequieto e indisciplinato, capace di attirarsi l’ostilità del mondo accademico…un rompiballe insomma.
Abbandona la medicina senza laurea, fulminato da una nuova passione: la matematica. A fine Cinquecento la matematica è materia secondaria, non conta niente: contiene astronomia, astrologia, geometria, parti fondamentali della musica, della pittura e dell’architettura. È materia servile, appena superiore alla meccanica. Per capirci diciamo che matematica allora è più o meno come il Dams oggi…
Galileo inizia tardi a occuparsi di matematica, ma i suoi progressi sono fulminei, e in pochi anni è in grado non solo di padroneggiare la materia, ma di fornire contributi originali. Il suo successo è immediato e nel 1589, mentre Shakespeare arriva a Londra a far l’attore di belle speranze Galileo diventa lettore di matematica dell’università di Pisa: ha uno stipendio da fame, e – morto il padre – una numerosa famiglia sulle spalle.
E che può fare a fine Cinquecento un fiorentino, a Pisa, precario di matematica per arrotondare? Oroscopi. […]

Showing page of 4