televisione

Album d’aprile Diretta tv del 1° febbraio 2008

Trasmesso su LA7 in diretta dal Fillmore di Cortemaggiore (PC) il 1° febbraio 2008

Spettacolo teatrale di Marco Paolini
Chitarra e voce: Lorenzo Monguzzi
Autori del testo: Marco Paolini, Michela Signori
Regia televisiva: Fabio Calvi
Aiuto regia: Valentina De Renzis
Direttore della fotografia: Daniele Savi
Consolle luci: Gaetano Rando
Consolle audio: Corrado Cristina
Produzione e organizzazione generale: Francesco Bonsembiante e Michela Signori per JOLEFILM
Direttore di produzione: Chicco Minonzio per Geco
Assistente di produzione: Elena Cristofoletti
Amministrazione e affari legali: Lorenza Poletto, Germana Scalco
Segreteria organizzativa: Maddalena Bonsembiante, Lucia Candelpergher, Francesca Cuzzolin, Giacomo Gagliardo
Produzione esecutiva: PLAYMAKER
Responsabile produzione esecutiva: Laura Cappelli
Responsabile accounting: Alessandra Licatalosi
Assistente di studio: Tito Tolve
Coordinatore di produzione per LA7: Fabrizio Corner
Ufficio stampa: Giambattista Marchetto_CHARTA BUREAU, GOIGEST
Service luci: CORIOLANO MUSIC SERVICE di Massimo Istroni
Service audio: MORDENTE MUSIC SERVICE
Servizi tecnici: LUMINA, Falegnameria PARMA
Strutture: CIPIESSE
Riprese video: CINEVIDEOSTUDIO
Responsabile tecnico: Luca Scamperle
Direttore di produzione: Emanuela Bertolotto
Coordinatore di produzione: Nicole Manno
Responsabile della logistica: Salvatore Aglieri
Operatori SNG: Loris Battistella, Jessica Battistella
Supervisore tecnico: Roberto Innocenzi
Gruppi elettrogeni: OGR ITALIA
Sicurezza: Ing. Carlo Guagnini

Musiche
Lorenzo Monguzzi “Go lassà cascar” – “Aprile” – “Circolo culturale”
The Clash “Guns of Brixton”
Joi Division “Love will tear us appart”
Bob Dylan “One more cup of coffe” – “It ain’t me babe”
Tom Waits “Innocent when you dream”

Produzione JOLEFILM 2008 ©

“Album d’Aprile” è una biografia collettiva che racconta l’Italia attraverso le storie di un gruppo di amici in una provincia del Nord Italia a metà degli anni Settanta. Lo spettacolo è stato trasmesso su Raitre nel 2005 con il titolo “Aprile ’74 e 5”, non in diretta ma in una versione registrata in varie location nell’arco di più anni.
In questo riallestimento, che Paolini ha rielaborato per la speciale programmazione di LA7 dedicata al 6 Nazioni di rugby, lo spettacolo dal vivo viene riproposto con il contributo musicale di Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore), in uno spazio da concerti – il Fillmore di Cortemaggiore (PC) – che il pubblico ha occupato in ogni area, palcoscenico compreso.
“Album d’Aprile” fotografa un pezzo di vita tra il campo da rugby e la piazza: un quadro dal sapore forte, nel quale si incontrano passione politica e agonismo sportivo, si respira l’odore del fango, dello spogliatoio e del terzo tempo nell’universo della palla ovale, ma sullo sfondo emergono luci e ombre degli anni in cui il confronto politico si fa scontro di piazza.
L’esperienza artistica di Paolini offre dunque lo spunto per leggere il rugby, un fenomeno sportivo che cresce e vince, anche in TV, mantenendo come perno la correttezza sportiva e uno spirito agonistico dal volto umano.

Questo spettacolo in realtà nasce da “Aprile ’74 e 5”, scritto 15 anni fa, l’ultimo degli Album teatrali ispirati alla gioventù della mia generazione. È una biografia collettiva che racconta la storia d’Italia attraverso un gruppo di amici di un paesino veneto che passano dall’adolescenza alla maturità. Siamo nel 1975, ma non si può capire l’atmosfera politica nella quale vivono quei ragazzi al bar del paese o al campo di rugby senza considerare che quello stesso gruppo viene dall’oratorio, dal campetto di calcio, dal giocare a pallone per strada. Ma quella è una provincia che oggi non c’è più e, allo stesso modo, è diverso anche il rugby che prima, senza professionismo e spettacolarizzazioni, era uno sport da gentiluomini. Io non ho mai giocato a rugby, ma mi sarebbe piaciuto giocarci. Così l’ho fatto nell’unico modo in cui ero capace: su un palcoscenico.
Nel rugby di cui parlo io chi gioca non è pagato, è normale che abbia un lavoro e si compri le scarpe e non si paga (o quasi) il biglietto per vedere quei giocatori in campo. Uno sport in cui potevano giocare tutti quelli che non sapevano giocare a calcio, perché su 15 maglie c’era un ruolo per ogni tipo di corpo. E al campo scoprivi anche un sistema di regole che ti prendevano e ti affascinavano.

Con “Album d’Aprile” siamo alla metà degli anni Settanta, ma se fosse solo un racconto generazionale non l’avrei fatto. Non mi interessano le celebrazioni degli anni Settanta, perché mi sembra di imporre a chi viene dopo una specie di liturgia aggiuntiva sul calendario. Per me gli anni Settanta non sono l’età dell’oro, però attraverso la politica e la partecipazione, si poteva ancora fare qualcosa. Guardando a quell’esperienza, oggi mi sembra necessario togliere quella patina di contrapposizione ideologica epocale. A guardarle oggi quelle contrapposizioni, gli scontri tra “i cumunisti” e “i fassisti” sono guerre dei bottoni o poco più. È come se si contendessero il mondo due bande di ragazzi su una strada, senza nessuna consapevolezza del fatto che in campo ci sono ben altre forze. Perché quelli erano gli anni a ridosso dell’arrivo della Thatcher e di Reagan, che hanno fatto entrare nella storia, nelle nostre vite, la legge sovrumana del “dio mercato”. Il potere finanziario si è introdotto nelle crepe dei sistemi economici e del sistema politico e ha demolito le fondamenta della democrazia.

Marco Paolini

… Lei si chiamava pulitica, dalle mie parti quando la fai prende la ‘u’; e fino a un certo punto è stato un amore ricambiato. Poi no, non ci si capiva più, e qualsiasi cosa dicessi o facessi mi prendevo dietro solo: «Scemo, scemo scemo!»
Così ho fatto teatro.
A me della politica piacevano gli ideali e le liturgie. Degli ideali non si parla, si rovinano, se ne parli li rovini. Le liturgie che interessavano erano quella roba che si addensava tra il 25 aprile e il 1° maggio, l’ultima occasione di far la rivoluzione e di trovarsi la morosa prima dell’estate, ma in senso inverso d’importanza.
La cosa bella di queste liturgie non era andare, ma era preparare, specialmente da quando alle riunioni del circolo culturale, che quell’anno aveva cambiato nome da «Lucio Battisti» a «Primo maggio» (senza cambiare niente nella sostanza), avevano cominciato a venire le tre ex più carine della parrocchia. Sempre carine, ma non più della parrocchia: la Norma, la Milena, la Maria Bellotto.
A essere onesti, la Norma all’inizio non veniva, arrivò dopo, perché in quel periodo non faceva politica. E questo era quasi inconcepibile, voglio dire, uno fascista si poteva capirlo, un agnostico si faceva fatica. Comunque, per distinguere le tre, all’epoca Norma era quella che aveva l’apparecchio per i denti, la Milena un occhiale correttivo con la lente tamponata e la Maria Bellotto il busto ortopedico. In tre, una macchina da guerra espresso! Perché le femmine son crisalidi a una certa età dello sviluppo, poi sbozzolano, volano via e se le cucca qualcun altro. Per questo a me quelle troppo perfette non son mai piaciute…

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Rita Celi