televisione

Ausmerzen Diretta tv del 26 gennaio 2011

trasmesso su LA7 in diretta dal Teatro La Cucina, ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano il 26 gennaio 2011.

racconto teatrale di Marco Paolini
testi di Marco Paolini, Mario Paolini, Michela Signori, Giovanni De Martis
con Naomi Brenner
consulente scientifico Lorenzo Torresini
regia televisiva Fabio Calvi
aiuto regia Valentina De Renzis
direttore della fotografia Daniele Savi
produzione e organizzazione generale Michela Signori per JOLEFILM
direttore di produzione Chicco Minonzio per Studio Metria
assistente di produzione Rosita Volani
assistente fotografia Fabio Panigada
elaborazione contributi video Marco Segato
amministrazione e affari legali Lorenza Poletto, Germana Scalco
segreteria organizzativa Lucia Candelpergher, Francesca Cuzzolin
interprete LIS Marinella Salami
ufficio stampa Giambattista Marchetto_CHARTA BUREAU, GOIGEST
comunicazione SPLINTER, MNOGO FILM
progetto scene Carlo Carbone
elementi scenici Monia Giannobile, Luca Pagliano, Andrea Violato
service luci e fonica AMANDLA PRODUCTION
Tecnici Gianluca Del Carlo, Mirco Lenzi, Toni Martignetti, Arturo Pacini, Roberto Tremolanti
consolle luci Gaetano Rando
fonica di sala Gabriele Turra
riprese HD UnicaVideo
responsabile tecnico Luca Scamperle
direttore di produzione Emanuela Bertolotto
coordinatore di produzione Andrea Tresoldi
responsabile della logistica Salvatore Aglieri
operatori di ripresa Marco Gelmini, Beppe Giovanelli, Alessandro Metere, Michele Prando, Angela Sala
macchinista Martino Fusi
tecnica railcam Paolo Basilico
microfonista Giuseppe Caruso
operatore rvm Massimiliano Bello
grafica Massimo Miranda
mixer video Simone Ettori
mixer audio Fabio Bellavite
controllo camere Roberto Sgorbati
assistente di studio Andrea Gatti
Tes LIVESAT, operatori Tes Dario Colombini, Roberto Paschians
gruppi elettrogeni OGR ITALIA, gruppista Fabio Mussi
assicurazioni LODI BROKERS
fotografo di scena Angelo Redaelli
Musiche Decades – Joi Division, motivo tradizionale

Il nostro grazie a Andrea Canevaro, Michael von Cranach, Angelo Lallo, Luca Parmigiani, Associazione Olokaustos, Azienda Ospedaliera Niguarda, allo staff di Olinda, alla memoria di Alice Ricciardi von Platen e a tutte le persone che hanno contribuito a questo lavoro.

Le immagini provengono da Archivio fotografico Olinda, Milano – Archivio fotografico Olokaustos, Venezia – YIVO Institute for Jewish Research – New York, Diozesanarchiv, Limburg – National Archives (NARA), College Park – Archivio storico Irsee, Ospedale Psichiatrico, Kaufbeuren – Beate Passow che ringraziamo per il loro prezioso lavoro.

Primo Levi, “Se questo è un uomo” – “La tregua” © Giulio Einaudi Editore.

Tra il ’39 e il ’41 nella Germania Nazista, prima di altri, vennero uccisi decine di migliaia di tedeschi: erano bambini e persone adulte disabili o malati di mente, vite “indegne di essere vissute”. Aktion T4 (dall’indirizzo della sede operativa della struttura a Berlino, Tiergartenstrasse 4), il nome più noto per una vicenda poco conosciuta e letteralmente insabbiata per decenni dopo la guerra, è la realizzazione, drammaticamente efficiente, di un progetto di eliminazione del “diverso” e dell’”inutile”. Progetto segreto e ideato da pochi, ma nei fatti realizzato sotto gli occhi di tutti, con una regia attenta a cogliere il consenso della classe medica e della popolazione, indotta a credere che fosse la cosa giusta.
Nel ’41, anche a seguito delle crescenti proteste della popolazione che si interroga sul numero di decessi negli istituti e della Chiesa Cattolica che denuncia lo sterminio, Aktion T4 cessa ufficialmente, ma le uccisioni proseguono fino a dopo la fine della guerra: furono oltre trecentomila le persone che sparirono in questo modo, non solo in Germania e Austria. Gli esiti di questa operazione vedono coinvolti anche Ospedali Psichatrici italiani (Trieste, Venezia, Treviso, Pergine Valsugana TN).
Raccontare cosa accadde serve a comprendere come lo sterminio delle persone disabili e malate di mente non è semplicemente derubricabile a nefandezza commessa da un regime, bensì il frutto di un processo che ancora oggi imbarazza e coinvolge tutti noi, perché fondato su uno strisciante silenzio. Ciò che lì accadde in modo così estremo iniziò prima, altrove, e continuò poi.
Questa storia per molto tempo non ha trovato spazio, è stata taciuta, considerata minore, come tutto ciò che ha ruotato attorno ad essa, come furono minori le pene inflitte ai responsabili dal processo di Norimberga.

Nella terribile storia dell’operazione T4 i rimandi all’attualità purtroppo non mancano. Da questo è nata l’idea che lo spettacolo non costituisse spettacolo a sé, ma fosse parte di una prima serata lunga, che prevedesse una discussione a fine racconto sia sui temi in esso affrontati, che, in maniera più ampia, sulle manifestazioni di intolleranza nei confronti del “diverso”, sia esso disabile o straniero, che quotidianamente si presentano ai nostri occhi.
Gad Lerner è stato il compagno ideale per questo progetto, con lui ha preso forma una interessante e approfondita discussione con il pubblico e gli ospiti in sala, tra questi Michael von Cranach, Benedetto Saraceno, Thomas Emmenneger, Antonio Cosmancini.

 

Fonti bibliografiche

N.B. viene omessa l’ampia bibliografia non tradotta in italiano, all’interno della quale comunque si trovano autori e riferimenti fondamentali, (solo a titolo di esempio Mitscherlich A. Mielke F., 1947)

Lifton R.J. “I medici nazisti. La psicologia del genocidio”, 2003, Milano, BUR
Friedlander H. “Le origini del genocidio nazista”, 1997 Editori Riuniti
Fontanari D., Toresini L., a cura di. “Psichiatria e Nazismo, atti del convegno S. Servolo” 9 ottobre 1998
Ricciardi von Platen A. “Il Nazismo e l’eutanasia dei malati di mente”, 2000, Firenze, Le Lettere (prima uscita 1948)
Lallo A. Toresini L. “Psichiatria e Nazismo”, 2001, Portogruaro, Ediciclo Editore
Associazione Olokaustos, “Progetto Eutanasia. Sterminate i disabili”, 2007, Venezia, d’Assain Editore
De Martis G., “Pauline”, 2008
Hinterhuber H. “Uccisi e dimenticati”, 2003, Museo storico in Trento
Moriani G. “Il secolo dell’odio”, 1999, Venezia, Marsilio
Tregenza M. “Purificare e distruggere”, 2006, Ombre Corte
AA.VV, Atti del Convegno Bolzano 10 marzo 1995, Follia e pulizia etnica in Alto Adige, in “fogli di informazione” n.177, Centro di documentazione Pistoia Edtrice
Benevelli Luigi, “Medici che uccisero i loro pazienti. Gli psichiatri tedeschi e il nazismo”, Mantova Ebraica 2005
Paolini M. “Chi sei tu per me”, 2009, Trento, Erickson
Arendt H. , “La banalità del male”, 1963, Milano, Feltrinelli
Levi P. “La tregua”, 1963, Torino, Einaudi
Levi P. “Se questo è un uomo”, 1958, Torino, Einaudi
Rigoni Stern M. “Aspettando l’alba”, 2004, Torino, Einaudi

Sitografia
United States Holocaust Memorial Museum
Olokaustos
Museo virtual delle intolleranze e degli stermini, AMIS
RAI, Segretariato Sociale

Video
Intervista a Michael von Cranach, 2006, Jolefilm Padova
Intervista a Alice Ricciardi von Platen, 2006, Jolefilm Padova

Nel territorio del Reich, tra il 1939 e il 1945 centinaia di migliaia di persone disabili e malati di mente, sono state uccise da medici e persone impiegate in servizi che dovevano essere di cura: chi dice 200.000, chi di più. Cittadini tedeschi: prima degli Ebrei, prima degli Zingari, prima degli omosessuali, prima dei comunisti: prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un mescolio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, non apertamente dette ma sapientemente indotte per cui ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti.
Questa storia non ha testimoni che l’hanno raccontata. I sommersi e i salvati non hanno avuto parola e per molto tempo non hanno avuto rivolte parole, perché erano”meno”, perché alla domanda di Primo Levi “ Considerate se questo è un uomo….Che muore per un sì o per un no” ai protagonisti di questa storia una risposta era stata data molti anni prima, nel 1920, con un piccolo libro che si intitolava così: Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens («Il permesso di annientare vite indegne di vita»).

Una storia che è stata schiacciata dai grandi numeri, per anni è stata tenuta nascosta, la sua conoscenza e divulgazione sono state scientemente rimosse. Da chi e perché, sono domande aperte
Come è potuto succedere che medici, infermieri, personale di cura, abbiano compiuto con freddezza misfatti “…di una tale insensibilità, cattiveria e sfrenata brama di uccidere e nello stesso tempo organizzato tutto in modo neutrale e burocratico, al punto che nessuno riesce a leggere queste cose senza un profondo senso di vergogna?” così Alexander Mitscherlich, nel suo Medicina Disumana, Feltrinelli, 1967.
Una storia che molti hanno sentito, moltissimi ignorano, pochi conoscono.
La shoa è stata raccontata a partire dai suoi testimoni, da chi ce l’ha fatta. ma la risoluzione finale è stata preceduta da altre risoluzioni, da scelte, da persone, da storie che sono state frettolosamente celate.
Lo sterminio dei disabili operato sotto il nazismo è parte del pensiero occidentale, è un intreccio di cultura, politica, società. Non è un buco nero isolato, è un picco in una linea di pensiero che parte molto tempo prima e prosegue, continua dopo la caduta del nazismo. Raccontare e ascoltare questa storia, obbliga ognuno ad avvicinarsi al limite, ad affacciarsi al bordo del proprio limite, in silenzio.
Hitler sale al potere nel 1933 e in un clima di rabbia e fame, perché la crisi economica aveva messo sul lastrico il paese, il regime avvia subito una massiccia campagna di sterilizzazione in piena attuazione dei principi eugenetici che oltreoceano, negli stati uniti, e in molti stati europei erano già un dato, l’attuazione da parte degli Stati, di un principio di definizione di parametri. Ma presto le sterilizzazioni lasciano il passo all’idea dell’eliminazione: per farlo serve uno scenario ingombrante. La guerra, dichiarata al mondo, ma dichiarata prima al proprio interno, per pulire la razza, per eliminare i mangiatori inutili.
Le prime uccisioni ebbero luogo intorno all’ottobre del 1939, poco prima un decreto ordinava alle ostetriche e ai medici di dichiarare tutti i neonati che evidenziavano specifiche malformazioni o patologie e i bambini al di sotto dei tre anni affetti da simili condizioni.
I moduli con cui si dichiaravano i bambini venivano compilati da ostetriche e medici, che li consegnavano agli uffici sanitari locali; per evitare confusioni, gli uffici provinciali e statali tenevano registri e controllavano che i moduli venissero trasmessi al “Comitato del Reich”, un ente fittizio direttamente sotto il controllo del Fhürer . I periti annotavano un voto accanto ai propri nomi su una carta da lettere che era preparata dalla KdF (Cancelleria del Fhürer) per ogni bambino preso in esame; non visitarono mai i bambini e neanche consultarono la casistica medica esistente.
Come nelle moderne strategie per nascondere i profitti, si creavano comitati e società inesistenti. L’inganno delle parole. Il sistema di sterminio si fondava sulla collaborazione: il dipartimento facilitava la collaborazione dell’amministrazione pubblica, incluso il servizio sanitario, la cancelleria personale del Fhürer reclutava i medici, le infermiere e il personale per le uccisioni effettive; mentre i burocrati e i medici lavoravano affinché i genitori dessero il loro consenso.
Pochi uomini in tutto, in poco tempo, in poche parole. Tutto in una sigla: T4. Tutto sempre mascherato dove T è la prima lettera del nome della via dove aveva sede l’operazione, 4 era il numero civico. Una lettera, un numero, per migliaia di omicidi. E anche qui, forse per ironia della sorte, i nomi delle cose nascondono quel che c’è dietro: Tiergartenstraße significa “strada nel giardino degli animali”, fa venire in mente un bel posto…
La macchina funziona ma bisogna fare attenzione alla gente, che non è stupida.
L’opera di convinzione e di propaganda di queste idee comincia con una campagna di manifesti, molto eloquenti, ma si sviluppa anche una ricca produzione di documentari scientifici. L’Istituto del Reich per il Cinema e l’Immagine dal 1936 al 1940 produce 125 film scientifici e medici. I titoli sono clamorosamente chiari: “Il peccato dei padri”, “Fuori dal sentiero”, “Ciò che hai ereditato”.
Poi nel 1941 esce Ich Klage an (Io accuso). Serve per giustificare le misure prese e mettere a tacere le critiche che, nonostante il lavoro propagandistico fatto, erano ancora numerose.
Tra il 1939 e il 1941 sono più di 70.000 le persone disabili e malate di mente uccise. Tra di esse, oltre 5.000 bambini, sottratti alle famiglie con l’inganno di affidarli a luoghi specializzati per la cura e che invece erano luoghi di morte, come alcune testimonianze al processo di Norimberga documenteranno.
In sei luoghi appositamente allestiti le persone venivano trasferite, uccise principalmente nelle camere a gas, sperimentando le tecniche che poi vennero applicate nella soluzione finale, cremate e definitivamente cancellate.
Nel 1941 il programma ufficialmente cessa, per proseguire in modo meno eclatante ma paradossalmente per noi in modo molto più inquietante, all’interno di molte cliniche e ospedali psichiatrici in tutta la nazione, fino a dopo la fine della guerra, con un numero di uccisioni che superò di gran lunga la cifra del biennio precedente, fino a portare complessivamente secondo taluni pareri a 300.000 il numero di persone “disinfettate” secondo il termine da loro utilizzato. Quello che prende avvio nel 1941 è un mostruoso processo che vede coinvolti i più importanti medici psichiatri, direttori di istituti di ricovero, infermieri, educatori, assistenti.
Anche questa è la banalità del male: gli uomini possono divenire assassini, quando viene dato a loro un potere che non viene controllato, quando la loro coscienza individuale viene sostituita da una coscienza di stato. Queste persone non si assumono più la responsabilità delle proprie azioni né di fronte a se stesse né di fronte agli altri; la responsabilità ce l’ha qualcun altro, il capo, in fin dei conti è il Führer.

Nel primo ventennio del secolo scorso il mondo di lingua tedesca era all’avanguardia negli studi di medicina, e in particolar modo nel campo della neurologia. Studi resi possibili anche grazie alla disponibilità di materiale umano.
Com’è possibile che tanti uomini di scienza abbiano visto così da vicino quanto stava accadendo senza che la loro coscienza ne venisse intaccata?

1° FRAMMENTO

Ausmerzen. Viene da aus merz da marzo. Ha un suono gentile, di terra. È una parola di pastori, indica qualcosa che va fatto in quel tempo. A marzo le pecore e gli agnelli che nella transumanza rallentano la marcia vanno soppressi.
I dottori dell’eugenetica alla fine della bell’epoque prendono due strade per migliorare il mondo:
per gli inglesi si trattava di “to eradicate illness”, sradicare la malattia.
per i tedeschi si trattava di “ausmerzen”: sopprimere i deboli.

..quando io sono stato di nuovo un uomo libero, ho desiderato di incontrarlo ancora, e non già per vendetta, ma solo per una mia curiosità, dell’anima umana.
Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza,della grande follia della terza Germania.
Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato: Il cervello che soprintendeva a quegli occhi azzurri, e a quelle mani coltivate diceva: “Questo qualcosa davanti a me appartiene a un genere ‘che è ovviamente opportuno sopprimere..”

Perché cominciare questo racconto con Primo Levi?
Primo Levi parla di un medico, il dottor Pannwitz, tedesco, di fronte a lui.
La medicina, i medici, sono tra i protagonisti della storia che stiamo per raccontare: medici, psichiatri, tedeschi sono quelli che a partire dal 1980 hanno fatto emergere i fatti e permesso a questa storia di venire conosciuta.
Oggi la storia di uno sterminio di massa, conosciuto come T4: se ne parla, ai convegni di psichiatria.
T4 è l’indirizzo dell’ufficio di Berlino che governava una macchina di medici, infermieri, psichiatri, impiegati che fra il 39 e il 45 hanno soppresso e passato per il camino 300mila (almeno) vite indegne di essere vissute.
Perché? Forse perché rallentavano la marcia del 3° reich.
Cominciarono a morire per primi, prima dei lager, e continuarono a morire per ultimi.

2° FRAMMENTO

I dottori dell’eugenetica devono a Galton l’intuizione che si poteva migliorare il mondo lavorando sul patrimonio ereditario.
Galton guardava intorno e si chiedeva: – Perché?
Perché ogni tanto ne nasce uno bello, ogni tanto ne nasce uno brutto? Ma soprattutto, pensava Galton: – Perché ogni tanto ne nasce una brutta? Se nascessero tutte belle sai che scelta?
Si può far qualcosa per migliorare l’umanità?
Certo! Lavorare a una selezione dei caratteri.
Per togliere chi? Quelli che non vogliamo. Quelli pericolosi. A cominciare dagli psicopatici per arrivare a tutte le deformità del mondo.
Ecco, che la scienza chiamata eugenetica, nata nella bell’epoque, corre, come tutte le invenzioni di quel periodo.
Il primo paese al mondo ad applicare i principi eugenetici allo scopo di migliorare l’umanità non è la Germania ma sono gli Stati Uniti d’America.
Tra la fine dell’8oo e gli anni 20, prima della crisi del 29, siccome sono uno stato federale, in tutta una serie di Stati della Confederazione si varano leggi per sterilizzare quelli sbagliati, per fare in modo che non si riproducano per bloccare la catena di trasmissione dei geni.
Sono oltre 200mila le persone sterilizzate negli Stati Uniti d’America in quel periodo e qualcuno se ne accorge in Europa, qualcuno che nel 1922 nel suo diario che si chiama Mein kampf, scrive …

C’è oggi uno Stato in cui si manifestano almeno i primi indizi di una concezione migliore: e non è la nostra esemplare repubblica tedesca, ma l’Unione americana, dove si tenta almeno in parte di fare appello alla ragione. L’Unione americana rifiuta gli elementi cattivi dell’immigrazione, ed esclude semplicemente certe razze dalla concessione della cittadinanza – e con ciò professa già, in pronunciamenti ancora deboli, una mentalità che è propria del concetto nazionale di Stato.

Anche l’Italia fa la sua parte: Cesare Lombroso, oltre a sbagliare tutte le cure sulla pellagra si occupa dei criminali e scrive L’uomo delinquente.
Le idee per diventare normali hanno bisogno di un po’ di tempo. Un po’ di tempo. 2 anni prima che Hitler scriva il Mein Kampf esce un libretto in Germania di principi eugenetici. Si chiama Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens
Lo so che lo digo mal ma me piase, è come quando Sting canta in portoghese.
Sentite però come è dolce il tedesco. Non è solo quella parola rauca, cosa significa Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens: Il permesso di annientare vite indegne di vita. Un medico e un giudice lo hanno scritto. E non parlano di principi eugenetici, quello di cui parlano è il secondo ingrediente che si aggiunge alle teorie eugenetiche: loro parlano di uccidere, non di sterilizzare.
Un pensiero nasce piccolo poi alza la voce, e in Germania diventa un’altra cosa: ausmerzen.

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