televisione

ITIS Galileo Diretta tv del 25 aprile 2012

Trasmesso in diretta dai Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare il 25 aprile 2012

racconto teatrale di Marco Paolini
testi di Francesco Niccolini, Marco Paolini, Michela Signori
consulenza scientifica: Stefano Gattei
consulenza storica: Giovanni De Martis
regia televisiva: Fabio Calvi
aiuto regia: Valentina De Renzis
direttore della fotografia: Daniele Savi
produzione e organizzazione generale: Michela Signori
allestimento e riprese: La7 in collaborazione con Jolefilm
direttore di produzione: Chicco Minonzio per Studio Metria
assistenti di produzione: Roberta Antolini, Lucia Candelpergher
amministrazione e affari legali: Lorenza Poletto, Germana Scalco
segreteria organizzativa: Paola Bonsembiante, Francesca Cuzzolin
responsabile di produzione La7: Aldo Chiarini
produttore esecutivo La7: Cristina Urbani
direttore di produzione La7: Andrea di Piramo
coordinamento tecnico: Roberto Innocenzi, Marco Valerio Michelangeli
coordinamento operazioni esterne: Sonia De Angelis
coordinamento di rete: Alberto Richiusa, Andrea Sesti
assistente di produzione: Paola Calorenne
emissione: Daniele Martelli, Enrico Santoni
tecnici alta frequenza Timb: Riccardo Inchiostro, Roberto Tedesco
ufficio stampa: Giambattista Marchetto_CHARTA BUREAU, GOIGEST
website: OPENVIEW
elementi scenici: Juri Pevere
campana: Pontificia Fonderia Marinelli
service luci e fonica: AMANDLA PRODUCTION
tecnici: Stefano Bettanin, Mattia Buglia, Gianluca Del Carlo, Michele Mescalchin, Arturo Pacini, Valerio Quaresima, Nicola Trapassi
consolle luci: Mirco Lenzi
fonica di sala: Gabriele Turra
realizzazione tecnica: UNICAVIDEO
responsabile tecnico: Luca Scamperle
capotecnico regia HD: Roberto Sgorbati
coordinatore di produzione: Andrea Tresoldi
responsabile della logistica: Salvatore Aglieri
operatori di ripresa: Marco Carenzi, Marco Gelmini, Ginetto Lauria, Stefano Zetti
operatore steadycam: Andrea Zoli
operatori tecnocrate: Mauro Urbano
operatore railcam: Massimo Liistro
assistenti di ripresa: Luca Gasparri, Stefano Lagonigro, StefanoMartini
macchinisti: Danilo Marcodini, Francesco Di Noto, Dario Messina
controllo camere: Renato Mancini
mixer video: Simone Ettori
mixer audio: Fabio Bellavite, Maurio Sardi
microfonista: Giuseppe Caruso, Tazio Simoncioni
operatore rvm: Massimiliano Bello
grafica: Massimo Miranda
assistenti di studio: Martino Fusi, Andrea Gatti
TES BLITZ
operatori Tes: Dante Bianchi, Francesco Di Pasquale, Massimo Migliorati
proiezioni: D&D Lighting
gruppi elettrogeni: DB Tecnology
relazioni tecniche: Filippo Vigato
coordinamento sicurezza La7: Alberto Clavarino, Roberto Fabbri
facchinaggio: GE.SE.AV.
assicurazioni: LODI BROKERS
foto di scena: Marco Caselli Nirmal

musiche
Mario Brunello esegue al cello Suite n. 1, Gigue di Johann Sebastian Bach
Cantique de la promesse di Jacques Sevin
La Bandabardò esegue Circus composta per ITIS Galileo

Si ringrazia Broadcast solutions l’Aquila e Riedel Communications GmbH & co. per i sistemi di collegamento in fibra ottica, Associazione culturale Arti e Spettacolo, Sony Europe, Università degli Studi di Padova, la Piccionaia – i Carrara, l’intero staff dei Laboratori INFN del Gran Sasso e tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro.

ITIS Galileo è una narrazione che riflette sul valore della ricerca ed è dedicata alla figura di Galileo Galilei, rivoluzionario per vocazione sul piano scientifico e audace nel confronto con la concretezza della tecnica. Un lavoro di approfondimento curioso che Marco Paolini e Francesco Niccolini hanno dedicato al padre della fisica moderna che appare oggi come un grande divulgatore dei propri studi, ma soprattutto come una mente che rimane aperta al dubbio. Per questo la lezione di Galileo non è solo scientifica, ma soprattutto critica.

Perché essere geniali, in circostanze difficili, può essere un problema. Questo lavoro indaga sulla frizione tra ragione e superstizione e sulla concreta, umana difficoltà nel mettere in discussione principi che apparivano incrollabili.

Lo spettacolo è metafora delle difficoltà e spesso della solitudine del “fare scienza” che procede in silenzio, per tentativi e attraverso gli insuccessi. È a questo impegno che troppo spesso si confronta con l’inadeguatezza dei fondi che Marco Paolini e LA7 hanno voluto rendere omaggio con la diretta dai Laboratori del Gran Sasso.
E non a caso l’approfondimento trasmesso dopo spettacolo, condotto da Natascha Lusenti con ospiti del mondo scientifico e con Marco Paolini, aveva per titolo “L’importanza della carta stagnola”, un materiale quasi banale nel suo utilizzo quotidiano tra le mura domestiche, che però si rivela strategico in molti esperimenti complessi.

Così ITIS Galileo ha un titolo che è il nome di una scuola, con molte domande e poche risposte non univoche.

Galileo è usato spesso come simbolo della scienza libera contro fede integralista, ma in realtà è uno che per campare fa oroscopi. Eppure ha la forza di guardare oltre. Guardare oltre il sistema di pensieri che reggeva il suo mondo. E non era un sistema di pensieri povero di immaginazione, era invece assai ricco e complesso ma Copernico, Galileo, Keplero aprono strade che lo fanno invecchiare. Accade a tutti i sistemi fondati sulle certezze di invecchiare, accadrà probabilmente a buona parte dei nostri pensieri di diventare un giorno “scaduti” e un po’ ridicoli. La storia di Galileo offre spunti e ragioni per interrogare il futuro senza l’ossessione magica di indovinarlo per forza. (M.P.)

Ciò che vostra Santità si aspetta da me, è sapere come mi sia venuta in mente la fantasia di far muovere la terra contro l’opinion de’ matematici e il buon senso di tutti. L’unico motivo è aver visto quei matematici così incerti sul moto di Sole e Luna, da non esser capaci di calcolare la durata esatta del calendario. Quando dai primi due passavano agli altri cinque pianeti, cambiavano anche il modo di fare i calcoli e mai arrivavano a spiegare i moti, le rivoluzioni. Così, vista l’incertezza di tutte le teorie, ho cominciato a pensare che fosse la Terra a muoversi intorno al Sole. Lo so, lo so bene Santo Padre, che in molti chiederanno che io sia messo al bando, al bando, certo. Quanto assurda dovrà sembrare la mia pretesa di far muovere la Terra intorno all’astro Sole a quanti sanno per certo, con conferma di anni, che essa è immobile nel cielo. Io, per tre volte nove anni ho tenuto in sospeso questo libro, e adesso basta. 

Questo è Copernico, il libro più rivoluzionario della storia dell’umanità. Però visto da qui, da una poltrona comoda, immaginare un universo con il sole al centro ci appare riduttivo. Ma immaginarlo ancora più grande, immaginare la mole dell’universo infinita… Invano si cerca il centro e la circonferenza del mondo universale: per dire cose del genere bisognava chiamarsi Giordano Bruno. E non ti facevano fare una bella fine…
Vecchio, io Galileo Galilei me lo sono sempre immaginato vecchio, con la barba, anche da bambino, appena nato aveva già la barba.
Tra quelli del ’64 lui è il più vecchio. Sono due, quelli famosi del 1564: Galileo e Shakespeare, stesso anno. Galileo febbraio, Shakespeare aprile.
Il libro di Copernico è di vent’anni prima, 1543.
Galileo, figlio di Vincenzo, musicista. Galileo Galilei fiorentino: l’unico fiorentino al mondo nato a Pisa… vorrà dir qualcosa! Il padre, musico matematico diventa famoso nell’ambiente dei musicisti: è l’uomo che ha calcolato la misura dell’intervallo tra le note. Bravo, ma non è roba che dia da guadagnare alla famiglia. Insomma, non è una famiglia ricca, ma il ragazzo può studiare. Con tanti sacrifici lo mandano a Pisa, all’università: medicina.
Dopo un anno torna a casa :
«Popà
«Sì, chicco.»
«Ho cambiato idea, faccio matematica». Che è come dire oggi a un genitore: faccio il DAMS.
No, no, no. Le scuole, le materie non son tutte uguali, no. Ma per dio anche adesso è così, c’è la gerarchia, e allora la gerarchia era precisa: il trivio e il quadrivio. Nella scolastica le materie erano una piramide: sotto, le materie meno nobili, che sono l’astronomia, la matematica, la musica e la geometria. Sopra il trivio, le materie nobili: grammatica, retorica e dialettica, le materie che ti avvicinano alla filosofia. E il programma? Che programma si fa quest’anno? Lo stesso dei 400 anni precedenti! D’altra parte se il ministro della pubblica istruzione che aveva fatto quella scuola si chiamava Carlo Magno, fai fatica a cambiare.
La scolastica produce un sistema chiamato università di cui l’Europa dovrebbe essere orgogliosa, una bella invenzione, che si forma anche grazie all’invasione dell’Europa da parte dei Mori. Perché sono gli arabi, che arrivando portano dietro degli strani oggetti. Cosa sono? Libri, Ah… ma è arabo! Sì. Ma dentro non c’era solo la cultura araba. In quei libri c’era Aristotele, c’era Platone, c’erano i greci, c’eravamo noi, c’era la nostra radice. Perché noi, quei libri, li avevamo persi, dimenticati. Dalla caduta dell’impero romano l’Europa ha fatto 600 anni di vacanza. Dopo fai fatica a riabituarti a studiare…
La scolastica nasce dalla convinzione che i Greci sapevano tutto, e che, imparando quello che sapevano i Greci, ci si poteva avvicinare un po’ a quella gran scienza. Nessuno può aggiungere niente a quello che i Greci già sapevano. È troppo bello quello che abbiamo trovato in quei libri. Perché, però, in quella scuola si insegna Aristotele e non Platone? Basta pensare a Dante, alla forma dell’universo di Dante. Sono le sfere di Aristotele, sfere di un orologio celeste che suona l’armonia delle sette note come sette sono i pianeti: la terra al centro, l’inferno in mezzo alla terra, poi c’è il purgatorio e il paradiso sopra. Sopra le sfere delle stelle fisse c’è Dio e il paradiso. Aristotele e la Bibbia si fondono in maniera egregia. San Tommaso d’Aquino battezza Aristotele – tanto xe morto, vu tu che ‘l se incorga de cossa? – e lo fa diventare santo, così la Bibbia diventa il libro di lettura e Aristotele diventa il sussidiario di quell’università.
Anche quel che si insegna nelle materie specifiche viene dalla conoscenza dei Greci, anche a medicina: la lezion che studiava Galileo studente, vien da Ippocrate, e da Galeno.
Volete una lezione tipo dell’università del tempo a medicina? Ecco: il barone in cattedra, l’assistente, il cadavere, voi spettatori siete gli studenti. Il professore parla da l’alto. Ha una bacchetta granda e la toga:12 chili, non se move più!. L’assistente ha una bacchetta corta e la toghina, 6 chili soltanto, ma nessun dei due si muove dal palco, nessun dei due si avvicina al cadavere. Hanno il libro! Sanno come è fatto il cadavere, è scritto nel libro! Se c’è bisogno di aprire il cadavere, lo deve fare un barbiere, un macellaio o un cerusico, gente avvezza toccar la carne. Se vuoi fare il professore dell’università, non devi toccare la carne, non fa parte del curriculum. Se aprendo il corpo umano lì davanti, si trovasse che c’è qualcosa di diverso da quello che è descritto nella tavola del libro fatto dai Greci, bisogna concludere che quel corpo lì è deforme. Perché non si può mettere in discussione la conoscenza del libro. La verità è il Libro!

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