televisione

La macchina del capo Diretta tv del 1° gennaio 2009

Trasmesso su LA7 in diretta dall’ex tribunale di Padova il 1° gennaio 2009

Spettacolo teatrale di Marco Paolini
Musiche originali composte ed eseguite Lorenzo Monguzzi
Autori del testo: Marco Paolini, Michela Signori
Regia televisiva: Fabio Calvi
Aiuto regia: Valentina De Renzis
Direttore della fotografia: Daniele Savi
Disegni: Marco Paolini
Produzione e organizzazione generale: Francesco Bonsembiante e Michela Signori per JOLEFILM
Con il patrocinio del Comune di Padova
Direttore di produzione: Chicco Minonzio per Studio Metria
Assistenti di produzione: Giacomo Gagliardo, Juri Pevere
Amministrazione e affari legali: Lorenza Poletto, Germana Scalco
Segreteria organizzativa: Maddalena Bonsembiante, Valentina Bonsembiante, Gianluca Brusadin, Lucia Candelpergher, Elena Visentin
Videoproiezioni: TARGET DUE di Leopoldo Zanetti
Elaborazioni grafiche: Matteo Zaramella, Vitalie Grosu
Produzione esecutiva: PLAYMAKER
Responsabili produzione esecutiva: Laura Cappelli, Simone Masserini
Responsabile accounting: Alessandra Licatalosi
Assistente di studio: Tito Tolve
Coordinatore di produzione per LA7: Fabrizio Forner
Ufficio stampa: Giambattista Marchetto_CHARTA BUREAU, GOIGEST
Website: Rachele Arcidiacono, Giuseppe Serio_ SPLINTER
Elementi scenici: Antonio Panzuto
Assistente scene: Alberto Nonnato
Service luci: R&NT
Consolle luci: Gaetano Rando
Progetto audio: MORDENTE MUSIC SERVICE
Consolle audio: Lorenzo Caperchi
Strutture: GP GLOBAL
Riprese video: CINEVIDEOSTUDIO
Responsabile tecnico: Luca Scamperle
Direttore di produzione: Andrea Tresoldi
Coordinatore di produzione: Eleonora Baroni
Responsabile della logistica: Salvatore Aglieri
Gruppi elettrogeni: OGR ITALIA
Sicurezza: NEW SPIDER SECURITY
Relazioni tecniche: Filippo Vigato, Mirko Rampazzo
Fotografo di scena: Marco Caselli Nirmal

Musiche
Lorenzo Monguzzi : “Acqua di colonia” – “Muso nero” – “Tabelline” – “La spinta del sale” – “ “Nicola” – “Piero matto”
Adriano Celentano: “Storia d’amore”
Leonard Cohen: “Hallelujah”

Produzione JOLEFILM 2008 ©

La macchina del capo. Racconto di Capodanno è il titolo di una speciale serata che Marco Paolini ha proposto per salutare il suo pubblico televisivo la sera di Capodanno del 2009. Lo spettacolo prende vita dagli “Album”, i racconti teatrali costruiti lungo un arco temporale che va dal 1964 al 1984, nei quali lo stesso gruppo di personaggi cresce passando da uno spettacolo all’altro, in una sorta di romanzo popolare di iniziazione. Un racconto divertente, intimo e a tratti commovente, che parla agli adulti ma anche all’infanzia. Vi troviamo Nicola bambino, alle prese con l’uomo nero e con le “femmine”, la scuola, le tabelline e l’ arte dello “scancellare”, la colonia, il campetto da calcio, la guerra tra bande, le giostre,…. in una parola alle prese con il “crescere”.
L’autore accompagna lo spettatore all’interno dell’intricata rete di vincoli e rapporti umani, parlando non solo della memoria, ma anche della frammentazione o del riavvicinamento emotivo tra padri e figli.

Ho preso le storie più vecchie che ho raccontato. Le ho prese da i primi Album, quelli su cui ho imparato questo mestiere che viene dal teatro, il mestiere di “raccontare storie”. In quei lavori ho imparato a dosare i personaggi e a mescolarli con il filo della storia, a interpretare e narrare insieme.
Ho ricombinato le storie vecchie con episodi nuovi che ho cominciato a scrivere un anno fa. E Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti di Liquore) mi accompagna in questo esercizio. Narro di infanzia non protetta da cordoni sanitari di adulti, di primo giorno di scuola, di campetti di periferia, di viaggi in treno e di vacanze avventurose. Narro di un bambino di 10 anni e della sua fretta di crescere. Narro non per nostalgia, ma per divertimento, per chi c’era già e si ricorda i dettagli e per chi è nato dopo e si diverte alla storia.

Marco Paolini

… La pianura si chiama così perché i fiumi vanno più piano e non ci sono salite tranne quelle del cavalcavia per la stazione, però in compenso ci sono più campetti per giocare a calcio in piano.
In pianura si va a scuola.
– Nicola cosa vuoi fare da grande?
– Fevvovieve
– Allora devi imparare a leggere e a scrivere
– Ma cosa c’entra?
Non è così difficile, dai. Io se guardo le foto da scolaro con la carioca 12 colori davanti alla carta geografica, si vede che io so tenere la penna in mano, sono mica come certi miei compagni che erano degli zappatori, figli di contadini, gente che vangava il foglio, che scrivendo a pagina uno aravano fino a pagina quattrodici. Io la tenevo la penna in mano, secondo me leggere e scrivere, non è tanto difficile, quello che è più difficile a scuola è scancellare!
Dicono sbagliando s’impara, ma se non scancelli si accorgono!
L’inchiostro. Non so se è perché l’ho usato ma quando apro un giornale o un libro, io sento prima di tutto l’odore dell’inchiostro…l’inchiostro… L’inchiostro, usato non importa come, è pericolosissimo: mentre sei lì che lavori toc, la macchia.
La macchia all’inizio è viva, sembra un’anguilla sul foglio, uno bisatto che si muove. A quel punto tu hai pochi secondi di tempo per ucciderla, bisogna intervenire con un oggetto speciale chiamato carta assorbente il cui uso si è perso nei tempi: andava strappata dalla contro-copertina del quaderno Pigna delle regioni (non quella con le tabelline, che serviva) l’altra. Avendo in mano la carta assorbente bisognava intingere l’angolo sulla macchia ancora viva, con decisione, e far sì che la carta assorbente sciiiuh…. la carta assorbente beve, più dell’ombra longa.
A quel punto la macchia è secca? No è piana, sembra morta, ma se la tocchi uccide ancora. Allora non puoi prenderla a martellate, devi prendere un altro angolo pulito di carta assorbente (non quello sporco perché se no se il canton toccava la pagina e a questa gli veniva il morbillo) e fare un movimento di rotazione alternata, quello che impari per fare il rovescio nel tennis. A quel punto la carta assorbente ha ammazzato la macchia, però è ancora lì la macchia, cosa fai? La scancelli.
Con cosa? Con le gomme.
Le gomme di cui sono stato in possesso io non hanno niente a che fare con l’evoluzione della specie successiva. Io parlo di quelle gomme…. rosso-blu con righetta bianca in mezzo, o gomme bianche con righetta verde che par più morbida, ma erano d’un duro assassino!
Qual era l’unico modo di ammorbidire la gomma recidiva?
Assaggiarla! Ero un somelier di gomme da scancellare io!
Quando ciucci la gomma non senti solo la gomma, ma anche tutti gli errori che hai scancellato, sei come il file cestino del computer, tiri su tutto.
Poi attacchi a scancellare, ma non devi distrarti, perché se ti chiamano mentre scancelli:
– Nicola?
– Eh…
….strash… mi vien da piangere, è irreversibile il buco!

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