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Alto Adige – Con «Numero Primo» Paolini fa il narratore dei cambi sociologici

“Le avventure di Numero Primo. Studio per un nuovo Album”, ultimo lavoro di Marco Paolini in scena al Teatro Comunale di Bolzano fino a domenica e ospite della stagione di prosa confezionata dal Teatro Stabile, è un progetto intelligente, coraggioso e ambizioso che esplora orizzonti narrativi inediti rispetto agli Album precedenti, in cui l’attenzione era rivolta alle trasformazioni del mondo contadino veneto devastato dal dirompente miraggio del benessere economico unitamente alla degradazione del paesaggio. Al centro di questo testo teatrale ricavato dall’omonimo romanzo scritto con Gianfranco Bettin e pubblicato da Einaudi si pone un bambino di cinque anni eccentrico e particolare che affronta la vita mosso da logiche mentali anomale, da curiosità sperimentale e slancio esistenziale. Questo bambino taciturno viene affidati da Hechné, madre siriana afflitta da male incurabile, a Ettore Achille attraverso un contatto mediato dal computer, senza reale rapporto quindi. Si tratta di un androide. La dimensione tecnologico-artificiale delle relazioni umane proietta la fabula teatrale in un mondo fantascientifico ambientato in una ipotetica ma assai credibile Italia di un futuro prossimo. Paolini si dimostra attore di razza, esperto e abile affabulatore dotato di mezzi comunicativi capaci di trascinare lo spettatore in questo viaggio immaginario. L’attore si posiziona in un palcoscenico vuoto, alle sue spalle è presente uno schermo sul quale sono proiettati all’occorrenza disegni di Roberto Abbiati. Adeguati effetti sonori e voci campionate concorrono ad avvolgere la parola di effetti di poetico e delicato realismo proiettato in una dimensione narrativa fantastica alla Blade Runner. È questa la forza creativa e comunicativa di Paolini, che accompagna la credibilità del suo discorso ad una recitazione stilisticamente impeccabile in cui la parola disegna situazioni tanto possibili quanto irreali e si appoggia ad un ventaglio di gesti e movimenti minimi e delicati. Così il porto chimico di Marghera diventa una centrale di produzione di neve artificiale che permette di sciare a Venezia e dintorni; la zona del lago di Garda è invasa da Gardaland e la vecchia scuola Carducci di Trieste e stata ribattezzata in Steve Jobs con conseguenti adeguamenti tecnologiche nella vita degli alunni. E via di questo passo. Paolini affronta il personaggio del padre adottivo con forza e passione, trasmette la giusta tensione emotiva anche quando manifesta angoscia e dolore oppure si misura con il linguaggio comico e ironico. Oltre a recitare l’epifania della nostra società, prospettando una popolazione multietnica e con gli italiani ridotti al lumicino, il monologo dell’attore bellunese chiama in causa la forza della sensibilità affettiva che rimane viva in questa “persuasiva rivoluzione tecnologica”, tanto che tra le battute conclusive avverte che “Tutto questo non è la fine” del mondo. Il numeroso pubblico presente in sala segue con molta attenzione e partecipazione lo sviluppo delle “Le avventure di Numero Primo” e conferma il gradimento della poetica teatrale di Paolini, del resto consolidata nel corso degli anni da altri spettacoli proposti da questo autore-attore così profondo e attento osservatore della realtà. Alla fine il lungo e coinvolgente monologo è premiato da lunghi, meritati e sinceri applausi.

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