di Nicola Barin
Marco Paolini, autore insieme a Giulio Boccaletti, narra, interpreta, drammatizza uno spettacolo che ha come tema l’acqua in molte delle sue manifestazioni e articolazioni.
In prima nazionale il tour, che toccherà tutta l’Italia, parte da Verona, città cardine che qui rappresenta quel Veneto che l’attore ha saputo ritrarre con amore, sagacia e un forte sguardo clinico.
Partiamo dal titolo, che cosa erano i Bestiari? Nel medioevo rappresentavano delle raccolte didattiche sulle caratteristiche degli animali ma non solo, le bestie raffigurate, ovviamente, venivano interpretate allegoricamente, trattate come simboli che rimandavano ad un ordine morale superiore. Paolini introduce allegorie continue, personaggi popolari e figure tratte dalla Bibbia, Noè ad esempio, in un viaggio quasi Dantesco che lo trascina fino al Golfo del Bengala che appare avere curiosamente punti di contatto con la pianura veneta.

Racconti che si incrociano, come quella dell’anguilla, che dal mar dei Sargassi giunge nei nostri fiumi e che ben rappresenta le possibilità e le complessità della gestione oggi di un tesoro essenziale come l’acqua. Gli ostacoli si ritrovano in una amministrazione poco oculata, nelle lentezze burocratiche, nella politica che incespica ma soprattutto nel considerare il territorio unicamente come fonte di guadagno a cui non si offre nessun rispetto. La mancanza nella cura delle risorse idriche si unisce all’assenza di complicità d’unione tra le persone, un senso civico che latita. L’attore di Belluno si muove su più fronti con la portentosa capacità di unire spettacolo, impegno civile, poesia e una leggerezza che scorre per tutta la serata. Il Coro delle cicale ubicato nella gradinata, interviene commentando, sottolineando i momenti salienti, rammentandoci e omaggiando il teatro greco antico.
Il concetto che viene espresso maggiormente è che l’acqua non si può controllare ma solo gestire, una affermazione che tenta di ricordare all’uomo il rispetto per la natura e la collaborazione reciproca.

Lo spettatore si lascia trascinare giù per le valli su per le montagne, sotto terra alla scoperta di falde, risorgive ecc., Paolini racconta con maestria anche usando vocaboli del mondo idraulico: non tutto è palese subito per chi non un addetto del settore ma va bene così, i concetti devono attecchire e l’attore più volte sottolinea come non tutto può essere evidente immediatamente, i concetti si dispiegano ma ci vuole del tempo. La curiosità instillata è grande e molti torneranno a casa approfondendo i vari temi trattati.
La serata volge al termine, il coro raggiunge Paolini sul palcoscenico in un abbraccio condiviso, ancora una volta l’attore veneto è riuscito a infondere un sorriso, sottolineare questioni di forte impatto sociale con la maestria che lo contraddistingue, in quel teatro civile che vorremmo fosse maggiormente presente nei nostri palcoscenici.





Photo © Estate Teatrale Veronese_Comune di Verona
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