di Lorenzo Parolin
Operaestate festival passa il testimone al forum "Ground" e a Bassano trova nel parco di villa Angaran S. Giuseppe un Marco Paolini al profumo di Bergonzoni, tra sperimentazioni ed equilibrismi linguistici.
Lo spettacolo è in una fase di studio avanzato, sostanzialmente pronto per essere portato in scena e Paolini, da ricercatore appassionato quale è aggiunge almeno due elementi rispetto ad altri suoi lavori più recenti. In primo luogo, si addentra in un mondo fantastico dal quale emergono personaggi come Noè (memorabile il gioco di parole tra il nome del patriarca biblico e l'esortazione al pubblico a nuotare, rigorosamente in dialetto veneto) e i funzionari delle Nazioni Unite, il Po si trasforma nel Gange e Venezia tende la mano a Calcutta.
In secondo luogo, Paolini, si scatena nei calembour e nelle acrobazie linguistiche tra italiano, veneto e inglese, in questo sostenuto alla regia dal collega e suo "erede" Diego Dalla Via.Così, si parte con il personaggio Paolini invitato come "esperto di catastrofi italiane" a un'assemblea dell'Onu. Lì trova lo studioso e fondatore delle nuova Biblioteca di Alessandria, Ismail Serageldin che, risulterà pure egiziano all'anagrafe, ma con quel cognome che termina in "in" non può essere che veneto.
E giù a parlare di cambiamenti climatici, mentre i fiumi del Nordest si animano e raccontano la propria storia. Ci sono la Brenta che nasce a Caldonazzo, quindi troppo in basso per comandare, il Po che durante le ere glaciali sfociava ad Ancona, era molto più lungo «e infatti lo chiamavano PoPo» e il Piave, rispetto al quale un gruppo di ingegneri cinesi, per evitare il ripetersi del disastro del Vajont, suggerirebbe di costruire una diga a Quero, «per fare lago più grande di Garda».
Si procede a colpi di nonsense in un'atmosfera che, pur chiamando il sorriso, invita a riflettere sulla portata dei cambiamenti climatici e su ciò che ci potrà attendere. In particolare Paolini si accalora per la sorte delle risorgive, peculiarità della pedemontana e autentico "equilibratore naturale" degli scompensi idrici.
C'è ancora tempo per un viaggio a volo rapido sulla meraviglia degli acquedotti romani, sulla capacità di un fiume in salute di rigenerarsi e su un gioco di parole ancora da applausi: come si evitano le distruzioni causate da una piena? "Negando i campi", spiega l'agricoltore veneto. Peccato che il segretario verbalizzatore, nell'occasione, arrivasse dal Mezzogiorno e per lui l'atto dell'inondare ("negar") evocato dal contadino avesse assunto la valenza filosofica del "disconoscere l'esistenza". Si applaude. Un maestro, Paolini.
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