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CartaQui Estnord – Lotte di celluloide

La Mal'ombra, film-dcoumentario di 70’ nato dal cortometraggio PIP49 edito da Feltrinelli nel dvd collettivo “Checosamanca”, racconta la storia di un paese del nord Italia: San Pietro di Rosà in provincia di Vicenza.
A San Pietro, un paesino con poco più di mille abitanti, nel 2002 viene decisa la costruzione di una delle Zincheria più grandi d’Italia, ma contro questa scelta nasce un Presidio permanente: un piccolo tendone di fronte all’enorme fabbrica gialla. Cittadini, non militanti di movimenti ecologisti o di minoranze di sinistra: residenti nella case offese dalla Zincheria, risvegliatisi orfani di una cultura contadina totalmente svenduta ad interessi privati di clan imprenditoriali e dei loro club politici. La Mal'ombra racconta, con il linguaggio del cinema-documentario, un anno cruciale nella lotta dei cittadini di San Pietro, quello tra maggio 2006 e giugno 2007, ovvero dal giorno in cui le Autorità preposte concessero alla Zincheria l’inizio della lavorazione, alle due settimane che precedono le elezioni amministrative, durante le quali si scontrano da una parte il Sindaco uscente appoggiato da gran parte del tessuto imprenditoriale locale e dall’altra la lista civica sostenuta dal Presidio.
Ma con La Mal’ombra proviamo a raccontare qualcosa di più. Il vero cuore del problema è, secondo me, come siamo arrivati dalla stalla delle bestie dove d’inverno Bacicia, uno dei protagonisti del film, si scaldava perché non c’era nemmeno la legna per accendere la stufa, alla rassegnazione con cui timida sua figlia oggi ci dice “Mio padre ha sicuramente ragione…al mille per cento ha ragione…queste fabbriche ci tolgono l’aria, ammazzano il nostro futuro…ma che serve lamentarsi…è così che vanno le cose!”
Sta solo nella memoria antica del popolo contadino il bisogno di riconquistare la qualità della vita?
Perché questa basilare battaglia non può diventare, non può essere di tutti?
Il Presidio di San Pietro, al di là della fondatezza o meno delle loro pesanti denunce contro la Zincheria Valbrenta, costituisce purtroppo una sorta di miracolo sociale e politico nel Veneto di oggi: un gruppo totalmente spontaneo di semplici cittadini della provincia più industrializzata e più ricca d’Italia che per oltre 4 anni chiede a gran voce e con una costanza imprevedibile di fermare lo sviluppo industriale, di salvare quel poco che resta di un territorio geografico, culturale e sociale ridotto ormai alla rarefazione.
Eppure il miracolo di San Pietro costituisce anche l’ennesima prova di un dramma sociale che il Veneto e l’Italia tutta stanno vivendo, ovvero la rassegnazione delle nuove generazioni di fronte alla presunta inevitabilità delle ingiustizie. Anche lì dove si riesce a rompere il muro del silenzio costruendo informazione e conoscenza, il passaggio dalla consapevolezza all’azione o anche solo alla parola è rifiutato, temuto, se non deriso. Perché inutile. Assai più frequentato diventa così il passaggio dalla conoscenza dell’ingiustizia alla sua pratica o alla sua, anche indiretta o silente, frequentazione.
Purtroppo l’assenza pressoché totale al Presidio dei giovani di San Pietro non fa altro che confermare questa pesante tendenza italiana, relegando il Presidio ad una posizione di quasi “mitica” saggezza antica, facilmente isolabile dalle giovani leve del piccolo ma ricco potere della provincia industrializzata e dei suoi veloci, insaziabili costruttori.
La Mal’ombra è per me un inno alla dignità di chi, pur ricordando la puzza delle bestie, ha il coraggio di chiedere meno ricchezza e più rispetto; ma nello stesso tempo è un disilluso sguardo sull’avanzare impetuoso di un presente meccanico, plastico, pneumatico, perfettamente funzionante e vuoto.
Sappiamo bene che Bacicia e Clelia non hanno e non avranno mai sufficiente potere per fermare la corsa dei tir che rombano tra le loro galline e so bene che sono considerati “passato” dalla stragrande maggioranza dei nuovi cittadini della ricca provincia veneta, ma mi trema dentro una voglia quasi maledetta…quella di chiedere a questi nuovi cittadini: “Siete davvero, profondamente sicuri di essere felici?” Il caso ha voluto che la presentazione nazionale de La Mal’ombra in concorso al TorinoFilmFestival di Nanni Moretti sia stata fissato per il 27 novembre, non una data qualsiasi per i protagonisti del film.
Il 27 novembre del 2003 Stefano Zulian, presidente del Comitato che sostiene il Presidio, viene ridotto in fin di vita da sconosciuti mercenari nel centro di Rosà. La sua testa viene letteralmente spappolata da numerose sprangate di ferro. Stefano cade in coma per 20 giorni. La notizia appare e scompare rapidamente. Stefano miracolosamente è sopravvissuto, ma ad oggi ancora non si ha nemmeno una traccia concreta, legale di chi possa aver voluto quella brutale aggressione. Tutto avvolto dal silenzio, quello stesso silenzio che ha coperto e copre ancora oggi i motivi profondi della lotta di Stefano e dei suoi compaesani: quegli stessi motivi che, viene ora da pensare, hanno indotto la violenza che lo ridusse in coma quattro anni fa.
Stefano è un fornaio, appassionato di archeologia e grande viaggiatore. In una provincia chiusa come quella veneta, Stefano rappresenta il pensiero, la riflessione, la memoria, ossia quell’insieme di attenzioni intellettuali e civili che costituiscono l’unico freno possibile all’assoluta priorità data allo sviluppo industriale e immobiliare nella ricca provincia italica.
L’unica volta che, in oltre due anni di riprese, ho avuto l’occasione di incontrare, a camere spente, l’amministratore delegato della Zincherai ValBrenta, mi ha detto che dietro alla lotta del Presidio si celano secondo lui interessi privati di natura economica e politica. Gli ho chiesto quali siano e lui non me li ha saputi indicare. Li ho cercati e non li ho trovati. Poi mi sono fermato a riflettere e credo di aver capito una cosa: è proprio l’assenza di interessi privati che rende la lotta del Presidio tanto inossidabile, quanto anacronistica, tanto nobile quanto incomprensibile. Ed è esattamente questa inafferrabilità della lotta civica del Presidio che in fondo fa maggiormente paura a chi vi si trova contrario: come si fa a fermare chi lotta sapendo che non ha nulla da guadagnarci? Non si può trattare “economicamente” con loro.
E’ per tutto questo, nonché per la natura stessa dei diritti che il Presidio chiede di veder tutelati, che la risposta alle domande ancora inevase di questa lotta può e deve esserci solo una risposta pubblica nazionale, svincolata da interessi locali e privati. E ci auguriamo che ciò succeda.

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