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cinemaeteatro.com – La macchina del capo

Marco Paolini ha radunato ne La macchina del capo molti dei suoi monologhi autobiografici dedicati all’infanzia e alla prima adolescenza, testi in parte nuovi, in parte già ascoltati in precedenti occasioni. Lo spettacolo ha avuto il suo debutto in televisione, il 1° gennaio 2009 con una diretta dall’ex tribunale di Padova andata in onda su LA7. L’autore e attore, assieme al fido musicista Lorenzo Monguzzi, raccontano di partite di calcio a una sola posta su campetti di periferia, palloni sequestrati da terribili suore, soggiorni in colonie simili, agli occhi dei piccoli ospiti, più a prigioni che a luoghi di vacanza, magie da Luna Park, mitici giostrai zigani. In un paio d’ore molti fra gli spettatori con i capelli bianchi ritrovano il profumo della loro infanzia, mentre non pochi giovani scoprivano un mondo che non hanno mai conosciuto e che, per loro, rasenta i contorni della favola.

In questo caso Marco Paolini mette da parte i temi sociali e politici che tanto lo appassionano per un recupero autobiografico che ha il senso del risarcimento di un’era tanto lontana da apparire quasi mitica. Parlare di un mondo senza telefonini, videogiochi, schermi televisivi perennemente accesi in favore di un universo fatto di palloni sgangherati, magliette clownesche, camerate coloniali, autoscontri gestiti da zingari scuri e imponenti come divi del volante di oggi non significa solo revocare un mondo lontano, ma recuperare un sentire umano che sepolto nelle nebbie del tempo e che, invece, è solo annegato sotto un’orgia impersonale di tecnologia e solitudine.

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