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Corriere della Sera – Arriva l’affabulatore e lascia subito il segno

Marco Paolini va poche volte in tv ma quando ci va lascia il segno. E ancora vivo il ricordo della memorabile serata sul Vajont: quell'orazione civile, trasmessa dalla Rai l'8 ottobre 1997, ha avuto l'effetto di farci rivivere un'emozione tremenda, tirando fuori dal fango l'inespresso di una tragedia e riconsegnandola alla memoria collettiva. Questa volta, in diretta dai Monti Berici, alle spalle di Vicenza, Paolini ha proposto «Il sergente», uno spettacolo teatrale tratto da «Il sergente nella neve» di Mario Rigoni Stern. Il libro, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1953, è una sorta di diario autobiografico dell'alpino Rigoni Stern che, da un campo di prigionia tedesco nel 1944, ripercorre i momenti drammatici della Campagna di Russia del Corpo di spedizione italiano, tra la fine del 1942 e l'inizio dell'anno successivo (La 7, martedì, ore 21.30). Paolini non è un attore (non è solo un attore) ma piuttosto un formidabile raccontatore, un affabulatore contadino che sa restituire alle storie un'intensità rara. Prima di mettere in scena «Il sergente», ha fatto un viaggio in Russia fino alle rive del placido Don per «provare a capire». Così ha ripercorso quei famosi trecento chilometri della ritirata italiana, affrontata a piedi dai nostri soldati, già logori e stanchi, con una temperatura di 40° sotto zero. E ora la «veglia» ripropone due storie intrecciate: il racconto dello scrittore e il viaggio a ritroso di Paolini. Come ha scritto Rigoni Stern, «alla fine di quella battaglia mancarono all'appello 84.830 italiani, 10.030 tornarono dalla prigionia. In 74.800 morirono in quelle steppe. Ricordate che questo è stato». Il grande merito di Paolini è stato proprio questo, di farci ricordare.
P.S. Nell'«infausto dibattito» che ha preceduto la messa in onda de «Il sergente» erano ospiti di Giuliano Ferrara, Carlo Freccero e Tatti Sanguineti. Che commozione personale! Mi sembrava di essere tornato indietro di quarant'anni, di essere ancora a Savona a organizzare «infausti dibattiti» nella speranza che il cinema cambiasse il mondo. Al più, il cinema e la tv hanno cambiato noi tre.

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