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CORRIERE DELLA SERA – Il rugby secondo Paolini: commedia della provincia

MILANO - «Il rugby è uno sport da gentiluomini...» è uno degli attacchi famosi, tratto dal racconto appassionante e ironico «I 400 folpi», degli Album di Marco Paolini. Tornerà nello spettacolo «Album d' Aprile» riallestito al Fillmore - locale storico di concerti pop e rock - di Cortemaggiore (Piacenza), in diretta su La7, il primo febbraio alle ore 21. Quella che Paolini chiama una «commedia di provincia» va in scena alla vigilia del «Sei Nazioni», il torneo internazionale di rugby che l' emittente trasmette ormai per il quinto anno consecutivo. Ma è da dicembre e proseguirà fino a marzo, per tutta la durata del torneo, una specie di corso in pillole, quindici corti di tre minuti ciascuno - in onda tutti i giorni e scaricabili sul sito www.la7.it - su questo sport che chiede «forza fisica, resistenza alla fatica che viene dall' amore per la terra e che, è vero, è diffuso ancora poco in Italia, ma ha molti appassionati e professionisti in Veneto, nella regione dove sono nato, e che ha dato un campione come Ivan Francescato», dice il raccontatore da milioni di spettatori. Nei brevi filmati Marco Paolini parla con ragazzi e adulti, giocatori e fan, spiegando gli elementi-base: la mischia «che nel rugby è un equivoco linguistico perché indica un modo ordinato, molto ordinato di riprendere il gioco dopo un' infrazione»; oppure la touche, la ruck, o il famoso terzo tempo (preso ad esempio di recente anche nella serie A di calcio) che prevede gesti di saluto cortese nei confronti degli avversari, vincenti o sconfitti. Il rugby è infatti uno dei punti forti degli «Album« di Paolini, delle sue «storie di certi italiani» che seguono la vicenda di Nicola e dei suoi compagni, dall' infanzia alla prima fase adulta. «Sono storie di provincia - spiega lui -, personaggi che sono esistiti ma che io ho reinventato. Per i ragazzi delle mie storie, ad esempio, il cosiddetto terzo tempo si faceva al bar della Jole, una donna che alcuni miei conterranei hanno riconosciuto, ma che non si chiamava così». «L' unica cosa "vera" - continua - è che io... non ho mai giocato a rugby, anche se l' ho amato molto. E Nicola rappresenta non solo la giovinezza mia e dei miei coetanei - spiega l' attore/autore di Treviso -, l' energia di fare e di pensare, ma anche dell' Italia, una nazione così giovane che non è riuscita a diventare matura, ed è già vecchia». Pensa alle vicende politiche di questi giorni, a quelle sfilate di volti che sembrano visti da sempre? «Basta che ci guardiamo intorno ed è sempre la stessa cosa, non soltanto in Parlamento, ma per strada, negli uffici, dovunque pare esaurita l' energia». Da sette anni, da quando vennero trasmessi su Raitre, Paolini non riprendeva in mano, anzi in scena, i suoi «Album». «Non ho toccato questo del ' 75, è molto fisico, ancora oggi, mi dà molto piacere farlo in diretta. Ho cambiato però la colonna sonora, ora mi accompagna Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore. Ci sono tante cose da tenere di quegli anni, non bisogna buttar via il bambino con l' acqua sporca. Nel farli, questi pezzi di teatro e musica, che mi piace far precedere da un breve riassunto delle puntate precedenti come usavano una volta i contastorie girovaghi, ci metto tutto l' orgoglio per le cose giuste e tutta l' amarezza per le cose sbagliate che hanno segnato la mia generazione, quella della metà degli anni Cinquanta».

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