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Corriere della sera – Marco Paolini il vero teatro in tv

I l teatro di Marco Paolini ha questo di paradossale: è un' eccezione televisiva (è il classico evento per cui si mobilita una rete, per la prima volta le telecamere entrano nei Laboratori sotterranei dell' Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso) e, nello stesso tempo, è l' unico, vero teatro televisivo, un teatro che trova nel mezzo la sua consacrazione (La 7, mercoledì, ore 21.10). Scritto da Paolini e da Francesco Niccolini, «Itis Galileo», nel ricordare col titolo il nome di una scuola qualunque (Itis sta per Istituto Tecnico Industriale Statale), dove alle domande non seguono sempre le risposte, vuole rappresentare le difficoltà della scienza nell' affrontare princìpi ritenuti da molti incrollabili. Com' è noto, per moltissimi anni il pensiero scientifico era rimasto fermo alla teorizzazione aristotelica delle sfere celesti e poi tolemaica delle stelle fisse, fino a che l' astronomo polacco Niccolò Copernico non aveva scritto di una diversa dinamica dell' universo, con al centro il sole e la terra in moto intorno ad esso. Galileo Galilei ragiona proprio su queste due teorie («Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo», tolemaico e copernicano), che gli costano il processo e la condanna della Santa Inquisizione. C' è una scena drammatica, venata di tragica comicità, in cui Paolini ha in testa un cappello da asino, in una mano una candela e nell' altra la Bibbia: è Galilei, sospettato di eresia, nel momento dell' abiura. Così, al centro della scena, è sempre presente una mina («succede che certe idee a volte diventino mine vaganti quando si sbaglia il tempo») sulla quale l' attore dondola sinistramente, variando ogni volta registro, come solo i grandi interpreti sanno fare. Paolini ha ormai acquisito una straordinaria capacità di identificazione con i temi trattati, così intensa da farne un unicum nel nostro panorama drammaturgico.

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