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Corriere della sera – Paolini e il rap di Frankie verso il futuro disconnesso

Antropocene, racconta Marco Paolini descrivendo la sua ultima creatura, «inizia con un uomo che cerca di parlare con un call center a proposito dei disservizi». All’uomo risponde Beatrice: cosa non va? Non va che il mio cellulare non si collega. Ormai, dice, «le cose e le persone lente le sento come un affronto personale».

Ma a questo punto, alla lentezza, succede il nulla, la linea s’interrompe. L’uomo riprova, ora risponde Ciro, si ripete la stessa storia. Il dialogo comincia e subito si interrompe. Potrebbe andare meglio con Alvise, anche lui è veneziano, come l’uomo, che si chiama Francesco Maria Piave — come il librettista del Rigoletto di Verdi, del quale non è discendente. Ma anche con Alvise le cose non procedono come dovrebbero. Altro che lentezza, non c’è che silenzio.

All’improvviso è Francesco Piave a essere chiamato. Chi mi chiama? Sono Ans-Bot. Ah, un cinese! Da dove mi chiama, da Hong Kong? O da Prato? È lì che ha imparato un ottimo italiano? Ans-Bot, come dice il suo nome — answer, risposta; e bot, qualcosa che ha a che fare con macchina — è una periferica. «Dipendo da una banca dati». Ans-Bot comunica a Francesco Piave che a non funzionare è l’insieme, il web. È la rete che si sta consumando e non consente più connessione. Anche le tacche del cellulare di Francesco si stanno consumando, tra poco non si potrà più parlare, si dovrà scendere in strada e assaltare il supermercato, come stanno facendo gli altri. «Tra poco» dice Francesco, comincerà un esodo biblico. L’uomo sapiens sapiens connesso e ubiquo sarà sostituito da una nuova specie: gli antropòceni nomadi (…) la sola consolazione è che forse per i ricchi stavolta non andrà meglio, hanno perso il vantaggio accumulato».

In quest’ultima frase dell’uomo disperato, che non si può più connettere, riconosco il Paolini di sempre. Anche nella sua fiaba apocalittica, nella variante, senza vincitori, della storia di San Giorgio contro il Drago, qui detto Bestia Tecnologica, si riconosce non già il rimpianto del tempo che fu ma la lacerazione del tempo che è, il tempo in cui viviamo. A sinistra della scena c’è lui, Marco: alla fine dello spettacolo l’ho cercato, non ci vedevamo dal tempo delle storie di Jack London, ci siamo abbracciati davanti a tutti, abbiamo ricordato quella cena del suo compleanno, ci siamo detti le poche parole che era possibile dire.

A destra c’è il rapper Frankie Hi-Nrg mc, tutto vestito di bianco: la voce dell’operatore-macchina. Al centro l’orchestra e al centro dell’orchestra il direttore e violoncellista Mario Brunello. La musica la spiega Mauro Montalbetti: «La Passione secondo Giovanni. Alcuni frammenti bachiani divengono materiale da plasmare (…). Il linguaggio minimalista e il rap sono stati scelti perché attraverso l’utilizzo di armonie costruite sulle triadi possano essere in grado di dialogare con la musica del passato».

La musica del passato e quella del presente: per un’opera del futuro.

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