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Corriere della Sera – Paolini nel labirinto

«So che lo spettacolo non aggiunge niente di nuovo al dibattimento, ma spero contribuisca a far nascere domande nella testa degli spettatori». Così Marco Paolini a proposito della sua rappresentazione che rievoca la tragedia del DC-9 Itavia, precipitato nel mare di Ustica per cause misteriose (un missile? una bomba? uno scontro aereo?). Paolini lavora continuamente sui suoi spettacoli, li deve, per usare una sua espressione, «sedimentare», interiorizzare, come fossero opere aperte, destinate alla trasfigurazione continua: «I-TIGI a Gibellina. Racconto di Ustica» (Tele» Bianco, venerdì, ore 21.25) è la versione cinematografica, firmata da Davide Ferrario e realizzata a Gibellina, a pochi chilometri da luogo del disastro. «I-TIGI. Canto per Ustica» (così si chiamava) è già andato in onda su Raidue nel luglio del 2000, a vent'anni di distanza dall'incidente dell'aereo caduto nel Tirreno con un carico di 81 passeggeri. Si notava subito che era un'impresa quasi disperata entrare nelle 5.468 pagine della sentenza del giudice Rosario Priore per disvelare i meccanismi delle troppe storie che si sono mescolate, a volte in modo incomprensibile, a un fiume di contraddizioni e omissioni. E forse, in questa sorta di «imperfezione» originale, in questa impossibilità assoluta di giungere alla verità, si nasconde il vero dramma di questa opera. La parte più interessante di questa «ballata in forma di teatro» è infatti lo smarrimento stesso dell'autore, prigioniero in un labirinto «simile al dedalo di bugie nel quale i giudici si sono dovuti orientare per ritrovare il filo delle indagini». Né con le riprese di Bologna, né con quelle di Gibellina, nonostante l'intervento «creativo» di Davide Ferrario, l'opera riesce a provocare le vertigini di «Vajont», pur rappresentando un appuntamento di alto e intenso valore.

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