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Corriere della sera – Paolini, passato senza nostalgia

Il segreto per non farsi travolgere dalla nostalgia quando si guarda un album, più o meno vecchio, di fotografie che ci riporta all'infanzia, è, forse, quello di cercare di ritrovare lo spirito eroico di scoperta che animava quell'età dove molti fatti accadevano per la prima, fantastica e irripetibile volta. Se a questo stato d'animo si unisce la capacità di dare la giusta cornice, diciamo così, "storica" a questi ricordi, riuscendo a rievocare umori e vezzi della società di quegli anni, è impossibile trattenere il riso. Ed è proprio quello che accade assistendo al monologo "Adriatico" di Marco Paolini e Gabriele Vacis, prima tappa di una trilogia della memoria che Marco Paolini sta proponendo al Verdi.

Sul palcoscenico una sedia, una valigia e lui, Paolini, l'adulto-bambino che amabilmente racconta l'infanzia di Nicola, nato a Belluno una trentina di anni fa, in una grande casa con un grande cortile e una misteriosa soffitta, dotato di genitori apprensivi e protettivi al punto giusto, col vezzo di arrivare alla stazione con un anticipo di molte ore perché: "Bisogna alzarsi presto, quando bisogna partire". Pezzo forte nei ricordi di Nicola è la rievocazione della prima volta in cui venne mandato in vacanza "da solo" alla colonia "Le Navi" di Cattolica, una colonia in borghese dove non ci si metteva in divisa ma si usavano i propri indumenti contrassegnati da apposite cifre.

Sin dalle prime battute Marco Paolini conquista il pubblico, catturandolo con la sua simpatia e la sua capacità affabulatoria, e, compiendo una sorta di spedizione archeologica "domestica" tra oggetti, sapori, umori, comportamenti d'epoca, lo fa camminare, con garbo, intelligenza e sottile ironia, tra i ricordi di Nicola che diventano, così, un po' quelli di tutti.

La piacevole trilogia della memoria senza nostalgia prosegue con "Tiri in porta" e "Liberi tutti".

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