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CORRIERE DELLE ALPI – LE CONFESSIONI DI UN ATTORE

Parla a braccio senza microfono. Davanti una platea di studenti delle scuole superiori di Belluno, nella sala teatro dell'Iti Segato, per un incontro promosso dall'associazione culturale Tina Merlin. Marco Paolini si racconta, incalzato dalle domande dei ragazzi. Lo presenta il preside Gerardo Cavaliero: " Sono un suo grande ammiratore. Dovrebbero darle la cittadinanza onoraria di Belluno". Paolini e la scuola.Paolini e il teatro. Paolini e la vita. Consigli ai ragazzi non ne da'. Dice solo: puoi anche trovare la tua strada restandotene li' buono nei binari, ma qualche idea davvero nuova puo' venire solo se ti metti in gioco. Insieme con altri, non da solo.
La mia scuola:
Io ho fatto il liceo scientifico. E ho perso quattro anni su cinque. Ho assorbito malissimo l'italiano, piuttosto male fisica e chimica. Cosi' mi mancano le basi. Soprattutto di letteratura, soprattutto di poesia. A questo mi sono appassionato solo dopo. Ma sbagliando si impara. Sono figlio di un ferroviere, i miei hanno fatto sacrifici per mandarmi a scuola. Poi mi sono iscritto ad Agraria: nessuno della mia famiglia ha mai camèato di lettere. Pensavo che se uno non capisce il secondo principio della termodinamica, no xe un omo. All'ultimo anno di Universita' ho mollato gli studi: cosa avreste fatto a un figli ocosi'? Loro avevano investito per farmi studiare, ma mi hanno detto: segui la tua strada: In quegli anni giravo con il furgone, e non portavo soldi a casa.
Il teatro:
Nello sport ero una schiappa. Prendevo le medagli ma stando in riserva. La mia fortuna e' che intanto facevo un po' di teatro. Il teatro mi e' venuto meglio.Attenzione: non ho scelto di fare l'attore, ho scelto di fare teatro. L'ho fatto a Treviso, poi a Mestre, poi a Torino, con gruppi di persone con cui ho fatto un pezzo di strada. Non ho fatto provini: non volevo lavorare nel teatro, volevo fare teatro. VAjont in Tv l'ho fatto dopo vent'anni. Anni fondamentali, con strade sbagliate, retromarce, cambi di direzione.
La scuola non e' egualitaria:
Quando andavo a scuola la societa' era in movimento. Sembrava che tutto stesse cambiando. Non ho fatto la scuola di teatro perche' ero contro le scuole di teatro. L'attore ho imparato a farlo con alcuni maestri, e attraverso la pratica, quando il disordine era grande sotto il cielo, quando sembravano aperte molte strade e molte sembravano chiuse per sempre. Il quella societa' la democrazia era un fatto di conquista. All'epoca la democrazia era fantastica, poi molti hanno pensato che fosse una palla al piede. Perche' invece di discutere di una cosa in molti, e faticare, per qualcuno e' parso piu' semplice il "fasso tutto mi". Da solo e' meglio? Ma cosi' non ti verra' mai il dubbio di avere torto. ora siamo un paese rassegnato a mantenere la strada cosi' com'e'. Della serie: mai lasciare la strada vecchia per la nuova. Un delirio. Facciamo il lifting alle cose ma le nostre idee restano vecchie.
La scuola dopo la riforma Moratti dice: devi sapere gia' a quale livello vuoi collocarti. Va bene, puoi anche scegliere di trovare la tua strada restando nei binari. Ma qualche idea nuova puo' venire solo da persone che si mettono insieme. Bisogna muovere la terra, non aspettare che qualcuno la myuova per te. La mia sensazione e' che l'unica possibilita' di vedere qualcosa di nuovo nei teatri e' fare una strada diversa, e per questo bisogna mettersi insieme, condividere qualcosa con qualcuno.
Il capolavoro:
Nell'arte non esiste il miglioramento del risultato, solo il miglioramento della tecnica. Puoi avere il picco e poi vivere solo di mestiere.
Nel cinema italiano si vede bene: i picchi di solito non sono mai alla fine. Il capolavoro salta fuori per sbaglio. Non devi fare il tuo lavoro pensando al capolavoro. Devi fare il tuo lavoro e basta, l'importante e' non stancarsi di provare.
Folgorato da Dario Fo':
Tecniche di comunicazione?Le societa' senza scrittura?Ma no, mai prese in considerazione. Nel mio imprinting non ho una tradizione di famiglia, almeno a livello cosciente. Ascolto dell'oralita', quello si. Ma i "narratori di stalla" li ho consociuti solo tempo dopo. Io sono stato folograto da "Mistero Buffo". Raccontare senza arredi scenici, solo con il corpo, e'una cosa potente. Che differenza c'e' tra teatro e oralita'? E' il corpo. dario Fo lo ha fatto per anni.Avevo visto Fo ma non volevo fare la caricatura di Fo. Mi sono fatto una mia tecnica. Magari assomiglia al teatro antico o alle culture orali. Ma assicuro che non esiste prima una teoria, e poi la si mette in pratica. Io non sono una persona colta, sono cosciente della mia ignoranza, cerco solo ogni tanto di aggiungere un pezzetto...
Quando mi sono rotto una gamba:
Era il 1987: frattura a tibia e perone.Ho tenuto il gesso per 110 giorni. Allora Gabriele Vacis mi ha detto: prova a raccontare una storia. Mi hanno messo su una sedia, i bambini si divertivano. Ho visto che ci riuscivo bene. Non ero molto bravo a fare i personaggi.Ho trovato una strada consona a quello che sapevo fare io. Pero' posso ancora imparare a fare l'attore.
Vajont:
Poi ho raccontato il Vajont. Non era una trama, erano dati. Ma come comunicare emozioni e non solo numeri? Ho scoperto che si poteva fare, che non c'e' contraddizione tra linguaggio tecnico- scientifico e linguaggio espressivo. Un gesto puo' comunicare piu' di dieci parole.
Il teatro in TV:
Quella sera del 1997 era la 200° volta che raccontavo il Vajont. Con un pubblico da teatro. Per tre giorni avevo fatto le prove al Comunale di Belluno, con le scuole. Anche perche' i cameramen dovevano imparare lo spettacolo. Vajont non e' un testo imparato a memoria, da anni faccio testi miei e non testi classici. Prendo appunti, certo, ma se mi siedo penso da persona seduta. Dunque e' come fare una jame session: conosci il testo, si, ma non c'e' una sera che ti viene uguale all'altra. Il mio mestiere e' questo: ogni sera rischi di sbagliare. Prendi Totti: e' bravo, ma non vuol dire che gioca sempre bene. Il testo non e' una garanzia che si ottiene sempre lo stesso risultato. Dipende da come hai giocato quella partita. Il Vajont in tv?Si, sapevo che a casa c'era altra gente che mi guardava, ogni tanto guardavo anche la telecamera con la lucetta rossa. Tutto qui.Ma io guardavo il pubblico che c'era quella sera sulla diga.
Il segreto:
Bisogna essere onesti, avere un linguaggio semplice, non ruffiano. La "dinastia" degli "Angela" ha un modo di proporsi come se volessero proporsi come se volessero insegnare sempre qualcosa.
Mi da fastidio chi monta in cattedra sulle parole e insegna. Ma un attore non e' un professore, e' un artista. Deve sempre sapersi dire: sta' basso! vola basso!
Treviso e Belluno:
"Treviso e' eccitante come le pagine gialle?"Allora Belluno e' probabilmente uno dei luoghi dove si sperimenta di piu' l'impatto radicale che la mobilita' ha sulla nostra vita. La provincia di Belluno e' una svista. Abbiamo rimosso la geografia dalla nostra esperienza di popolo: ci percepiamo sulla base dei chilometri. L'Italia e' montagna al 70 per cento, ma la dividiamo ancora tra nord, centro e sud. Ci percepiamo come un paese "piatto". Se nevica e sugli Appennini l'autostrada si blocca, siamo tutti incazzati. Per noi la normalita' e' quella che non ti rompe le palle. Ecco perche' vien fuori l'idea di rimuovere le valli: si bucano ocn tunnel e si collegano. Si pensa che cosi' si e' piu' collegati. La motagna soffre della sindrome da ponte sullo Stretto: senza "collegamento" la montagna muore, si dice. Il fatto e' che se tutti vogliamo andare dove ci piace per vivere e per divertirci, e usiamo tutti la stessa strada, quel corridoio si intasa. Così le strade saranno sempre insufficienti. Giusti i diritti di chi vive in montagna, ma questo finisce per essere un modello insostenibile.Vuol dire incoraggiare tutti ad andare via piu' spesso e a non prendersi piu' cura stabilmente di quello che c'e' intorno. E allora si pensa sol oalle grandi vene: dei capillari non frega niente. Ma i capillari sono fondamentali per la montagna. La risposta non puo' essere applicare alla montagna lo stile di vita della pianura: il modello non puo' essere il paese piatto, dove la motagna, ma anche il mare, vale solo per il "tempo libero."
Belluno e la Piave:
Parliamo pure dell'acqua a livello planetario: Però guardiamo prima di tutto al Piave, anzi alla Piave come diceva Renzo Franzin: l'acqua della Piave non arriva al mare. Fausto De Stefani e' andato sulla Marmolada per vedere il ghiacciao che si squaglia. Ma non puoi prendertela con il clima globale e con il proptocollo di Kyoto che non si applica, e poi nello stesso tempo portare con i camion non so uqanti metri cubi di neve per fare una ciaspolada in Val di Non.
Ma levati le ciaspole, e cammina, dico io!
Hanno usato anche l'acqua potabile per fare quella neve, e poi dai rubinetti di San Martino non esce piu' acqua!Ecco, occorre recuperare il senso del limite. Dire: beh, qui mi fermo. La nostra invece e' ormai una cultura no - limits.

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