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Corriere mercantile (nel riquadro) – L’attore: "Che invidia per i napoletani"

Oggi Marco Paolini ha un successo da rockstar, i ragazzi vengono a sentirlo come se fosse un concerto e non un lavoro teatrale. D’altra parte “Bestiario italiano” “suona” come se fosse una musica e funziona come un juke-box. L’attore può decidere di recitare questo o quel brano del suo repertorio senza per questo modificare la struttura dello spettacolo, liberamente. Infatti ieri sera, chiuso il sipario, Paolini prevedeva sabato sera di modificare il finale. Inoltre questo meccanismo a frammenti letterari dedicati a varie città italiane permette di adattare il racconto alle diverse piazze della tournée.
Ieri sera alla Corte particolarmente applaudita è stata la parte dedicata a Genova con brani tratti da “Tramontanetta” di Firpo e “Litania” e “Sirena” di Caproni. “Quei brani – dice l’attore – li recito anche altrove e hanno sempre successo. Piacciono al pubblico che secondo me si sente avvolto dal mare, un elemento comune a tutti noi italiani”.
Paolini ha con i dialetti una dimistichezza impressionante: alla fine dello spettacolo riesce a recitare in siciliano e in veneto, intrecciando le due parlate, con estrema naturalezza. Strappa applausi a scena aperta. Ma il suo dialetto preferito è il napoletano. Ecco come racconta l’incontro con Cristina Vetrone, bravissima vocalist e ottima suonatrice di fisarmonica. “Eravamo in cucina a casa mia – dice Paolini – e per provarla le ho chiesto di recitarmi un brano di Di Giacomo. Lei lo ha fatto e poi mi ha detto: ma si può fare anche così. E lo ha interpretato in un altro modo. E poi in un altro ancora. Ero stupito”. Cristina Vetrone viene da una lunga esperienza con registi partenopei di ricerca, la sua voce cupa, sensuale, caldissima, va dritta al cuore. Ma non è solo voce, Cristina è un’artista completa. “È capace di riunirsi insieme con Silvia Busato (altra vocalist) e di buttare giù in poco tempo un lavoro che a me costa ore e arrovellamenti. Non c’è niente da fare i napoletani hanno la lingua che gli balla in bolla. A volte provo un’invidia!”.
“Anche voi genovesi, comunque non siete messi male. Il vostro Govi – conclude Paolini – è stato eletto alla radio la “Voce” del secolo”.

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