Attraversato da un perenne senso di sfiducia, il film di Rossetto è un impietoso spaccato di realtà che sbircia con sguardo severo nel marcio dell'imprenditoria italiana. Lontano da un compiaciuto pessimismo, il regista padovano adotta un approccio realistico e asciutto, confermando il suo approccio antropologico ai microcosmi familiari.
Presentato Fuori Concorso nella sezione Sconfini della Mostra del Cinema di Venezia 2019, Effetto domino è un triste presagio di fallimento sin dal titolo. Un'opera cinica in cui è impossibile scorgere spiragli di speranza.
Un'impresa vera e propria che Gianni non può compiere certo da solo. Così decide di coinvolgere anche Franco, un ex muratore che si è guadagnato una vita normale con la fatica e con il sudore. Ha così inizio un'avventura imprenditoriale nata sulle ali dell'entusiasmo, destinata a sfociare in un mare dove la differenza tra squali e pesci piccoli fa la differenza. Ispirato all'omonimo romanzo di Romolo Bugaro, Effetto Domino semina amarezza ovunque, soprattutto quando racconta di un Paese, il nostro, in cui l'imprenditoria viene incoraggiata più dalla morte che dalla vita. L'idea di contrapporre una casa di riposo a un luogo vitale come un hotel è semplice quanto vincente, emblematica di una classe dirigente cinica e avara di prospettive. Inevitabile che questo business della morte premi la sopraffazione e inibisca l'onestà, avvantaggi le scorciatoie e ammazzi sul nascere la lungimiranza.
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