Il racconto, sceneggiato insieme a Caterina Serra, sta fra il saggio di antropologia, l'osservazione entomologica e la messa a nudo della dimensione grottesca, "sorrentiniana", del potere e dell'umiliazione cui si espone chi il potere non ce l'ha. Effetto domino affronta di petto alcuni "elefanti in salotto" della contemporaneità: l'invecchiamento progressivo dei Paesi occidentali e la conseguente nascita del "business della vecchiaia"; il crollo dell'edilizia, settore trainante dell'economia e in alcune zone attività primaria; la globalizzazione come epitome dell'etica (si fa per dire) del cane mangia cane, secondo una piramide di sopraffazione in cui ognuno si scopre contemporaneamente vittima e carnefice.
La vicenda narrata è una via crucis in sei stazioni, con il commento algido e talvolta sarcastico della voce fuori campo di Paolo Pierobon, che sottolinea in maniera "scientifica" le dinamiche fra gli esseri (sempre meno umani) in scena, attingendo anche ad alcuni passi firmati da Jonathan Franzen. La storia è durissima e dolorosa, non solo perché ne riconosciamo i contorni, ma anche perché è raccontata come un lento scollinamento verso gli inferi attraverso atmosfere rarefatte e ambienti lunari: il disfacimento dei luoghi e dei convincimenti morali, la scomparsa dei punti di riferimento, il ruolo che ognuno gioca nel creare quell'effetto domino che fa crollare impalcature costruite da persone la cui soddisfazione più profonda sarebbe quella di "far nascere le cose". In assoluto il tema più rilevante è l'incapacità degli uomini di affrontare la morte: anziani che credono di poter vivere per sempre, cinquantenni che contemplano con orrore la propria caducità, giovani che ostentano il loro sentirsi invincibili.
Rossetto ha una mano registica felice, coadiuvata dalla direzione della fotografia di Daniel Mazza e dal montaggio esperto di Jacopo Quadri. Gli attori protagonisti hanno facce familiari ma non sovrautilizzate dal cinema: Diego Ribon è un Serge Reggiani contemporaneo, Mirko Artuso un Gastone Moschin per il Ventunesimo secolo, Shi Yang Shi (anche consulente alla sceneggiatura per la parte cinese) un credibile falco della finanza non del tutto privo di coscienza. E gli intensi volti di Nicoletta Maragno, Maria Roveran e Roberta Da Soller servono a ricordare che la concretezza e il buon senso, nei momenti difficili, sono soprattutto appannaggio femminile. Particolarmente ispirato l'utilizzo delle musiche di Vivaldi, a commento e talvolta a contrasto.
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