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Europa – Che bella lezione, prof Paolini

Il motivo per cui amiamo Marco Paolini? Ci dona parte del suo sapere e ci fa venir voglia di tornare a studiare. Che poi è anche il motivo per cui un po’ l’odiamo: mostra le nostre lacune, e sappiamo quanta fatica costa ripianarle stando sui libri. Questo è fare cultura, ovvero trasmettere il sapere e la voglia di saperne di più. Il nostro si dedica alla figura di Galileo Galilei, la cui storia viene messa in scena in diretta dai Laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso, aperti per la prima volta alle telecamere.
Itis Galileo è su La7, che si conferma tv di servizio pubblico con questi eventi, non con certi volti Rai e Mediaset accolti a braccia troppo aperte. A seguire l’approfondimento L’importanza della carta stagnola, condotto da Natascha Lusenti insieme allo stesso Paolini e ai ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, che hanno illustrato il loro lavoro. Paolini prende Galileo e ne traccia la storia di studio, ribellione, dubbio, perseveranza. Certo, quando attualizza certe dimensioni della sua vicenda, facendone un precario dell’università, rischia la banalità. Eppure, quando descrive la sua carriera come se fosse una sitcom lavorativa ambientata nell’attuale sistema universitario italiano, mostra come la passione del sapere possa essere soffocata da meccanismi quali invidie, maldicenze, furberie (succede anche in molti altri posti di lavoro).
Tutte usanze accademiche cui però non era estraneo lo stesso Galileo, che chiese di essere sollevato dall’obbligo dell’insegnamento («essere professore senza professare»: eh sì, oggi come allora, insegnare bene agli studenti non interessa perché non utile alla carriera). Però la vena comica serve anche a spiegare altro, a spiegare un testo, ovvero Il dialogo sopra i due massimi sistemi. Che risulta ostico, dice Paolini, ma perché si pretende di leggerlo come libro e non di metterlo in scena come dialogo. Cioè come scambio fra personaggi, messa in scena della scienza, Commedia dell’Arte. Galileo non è poi nato nello stesso anno di Shakespeare? Così l’attore interpreta Il Dialogo con tanto di maschera da Zanni.
Paolini sa analizzare i testi, evidenziare il contesto, rielaborare quanto appreso, far fiorire nuove connessioni di senso, mettere in scena il risultato ad uso e consumo altrui. Fa insomma il lavoro del professore. Uno di quelli però che amano professare davanti a una platea numerosa di studenti-spettatori.

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