

tratto dal libretto d'opera di Marco Gnaccolini
regia di John Volpato e Valentina Temporin
una produzione Jolefilm e Ultra
XR, Italia, 2025, 21'
con il contributo di


con il sostegno di

Una panchina, in un parco di una città.
Su quella panchina due giovani si sono dati appuntamento.
Su quella panchina, i due giovani si danno il loro primo bacio.
Dove c'é quella panchina, nel 903 una coppia di giovani scappa nel bosco per fuggire ai loro genitori.
Dove c'é quella panchina, nel 1536 un ladro seppellisce un gioiello rubato.
Dove c'é quella panchina, circa 50mila anni fa nuota una coppia di balene preistoriche, intonando canti di corteggiamento.
Dove c'é quella panchina, nel 1972 un gruppo di ragazzi balla a piedi nudi sulla terra brulla.
Dove c'é quella panchina, nel 1778 una nobildonna fa l'amore col cocchiere nella sua carrozza prima di arrivare al gran ballo.
Dove c'é quella panchina, nel 127 un topo scappa da un gatto nero tra gli acquitrini.
Dove c'è quella panchina, circa 400milioni di anni fa la nuda terra veniva illuminata da una grande esplosione stellare.
Dove c'è quella panchina, nel 1609 Galileo mostra al suo compagno di viaggio incredulo la sua nuova invenzione: il cannocchiale.
Dove c'é quella panchina, nel 2365 una scolaresca passa in visita guidata alle rovine della Grande Cementificazione.
Dove c'è quella panchina, nel 1005 un fabbro taglia la gola al suo migliore amico per il suo tradimento.
Dove c'è quella panchina, nel 1944 un soldato nazista scrive una lettera d'addio a sua moglie.
Dove c'è quella panchina, nel 2059 si danno il loro ultimo bacio due vecchi, e non lo sanno.
L’opera “Our Place” è tratta dal libretto dell’opera lirica “Il nostro posto nel mondo” di Marco Gnaccolini, vincitore del Concorso Internazionale Opera Lirica del XXI Secolo promosso dall’Accademia dell’Opera Lirica di Verona, in scena a Chicago nella primavera 2024.
L'esperienza XR presentata prende spunto dalla relazione di due giovani con la particolarità di non essere confinata a un'epoca o luogo specifico. Invece, la storia si snoda attraverso una serie di episodi che si estendono dal passato remoto al futuro, in cui il luogo fisico dello spettatore è intriso di storie vissute da altri in diversi momenti storici.
La narrazione è sospesa tra un elemento fisso, immutabile, ovvero l’ambiente intorno (che corrisponde alla panchina dell’opera lirica) e un elemento variabile, un parametro che lo stesso visitatore può controllare: il tempo. La scena è quindi in bilico tra realtà fisica e mondo virtuale, dove l’elemento concreto si confronta in un rapporto dialogico con l’ambiente immersivo mutevole e cangiante.
Il tempo diventa dunque ingrediente narrativo per eccellenza. Lo spettatore, dopo aver compreso che nel tempo presente lì si sta svolgendo l’inizio e della fine dell’amore di due giovani, può manipolare l’ambiente circostante esplorando differenti frammenti della storia di quello stesso spazio, dall'età primordiale della Terra fino al futuro.
Ogni micro narrazione che si palesa è una finestra su un'era diversa, che si manifesta come un vivido squarcio visivo nella stanza in cui si trova lo spettatore. Queste finestre temporali sono collegate metaforicamente ai momenti salienti della storia d'amore dei protagonisti, riflettendo temi universali come l'amore, la perdita, la speranza e il cambiamento. L’intreccio tra passato futuro compone un mosaico di eventi che scatenano differenti emozioni e che l’ambiente virtuale interpreta attraverso suoni, atmosfere, colori e stimoli sinestetici.
Tra passato e futuro dunque, ma anche tra locale e universale. Se l’incipit della panchina pubblica dell’opera “Il mio posto nel mondo” viene da uno scorcio del Parco della Bissuola di Mestre, nello sviluppo narrativo quello stesso elemento scenico diventa un’icona, un totem archetipico che ogni spettatore potrà riconoscere come il proprio luogo di appartenenza.
Le diverse scene in successione diventano metafora di un affresco universale e tratteggiano la storia del nostro mondo e dell'interconnessione tra lo Spazio e i diversi tempi che lo risignificano e in ultima istanza lo abitano, così come abitano la nostra natura umana.
Al posto di un dramma che accade in un preciso tempo, e per la maggior parte delle volte appartenente al passato, in questo progetto invece di tempi ne vengono affrontati molteplici,
compresi quelli appartenenti al futuro, lavorando sul variare del tempo mantenendo inalterato lo spazio.
Lo spettatore in quest’opera è dunque protagonista e compositore della narrazione stessa. Si sfruttano così appieno le potenzialità del mezzo immersivo, giustificando l’utilizzo individuale del visore che diventa strumento necessario per rendere unica ogni rappresentazione. L’utilizzo della realtà mista porta ulteriore innovazione e sfrutta le capacità dei visori XR di ultima generazione.
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