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Gazzetta di Parma – Su Raidue il quaderno veneziano ‘Il Milione’ dall’Arsenale di Venezia

Dello spettacolo di Marco Paolni ‘Il Milione’ si è scritto anche in occasione della coraggiosa impresa della trasposizione in cd: un evento teatrale da ascoltare, musica e voce, mescolando la ripresa diretta a quella in studio. Un'avventura culturale di grande efficacia.

Si segue questo autore/attore da molti anni - ed è stata una grande gioia scoprire che la sua ricerca, fatta di lavoro su se stesso, alternando la partecipazione ai grandi eventi corali di Teatro Settimo alle narrazioni complesse, solo in scena, che mescolano ricordi, ironie, affettuosità verso il mondo, era riuscita anche a toccare il grande pubblico con ‘Vajont’ in televisione. Un esempio di videoteatro di straordinaria energia capace di commuovere raccontando, senza mai tradire l'essenza dell'evento teatrale, sapendo anche far ridere pur non dimenticando mai il dolore, l'acuta sofferenza di tanti. E le colpe, e le connivenze. Teatro civile si era detto. ‘Teatro’: punto. Senza aggettivi. Capace di restare se stesso nel filtro della telecamera. Ed ora - questa sera, Raidue, ore 20,50 - Marco Paolini, con i suoi ottimi musicisti in scena, interpreterà in diretta, dall’Arsenale di Venezia, ‘Il Milione’. Suoni d'atmosfera, nel gioco dialettico con le parole che spiegano, raccontano, divertono. Il confronto tra terraferma e laguna. Tanti naufragi tra passato e presente. Aneddoti. Descrizioni. Nel ritmo è: Venezia. «Campagne», così scherzoso e ammiccante, senza dimenticare le inquietudini della contemporaneità.

La zona del nord est, tra capannoni e tangenziali, luoghi anonimi. Poi il ponte: Venezia! Giungere in una città per poter viaggiare, lì all'interno, nell'anima stessa di quel mondo fantastico, onirico, evocando Marco Polo, ma incontrando nello stesso tempo, nella concretezza della vita, i luoghi, le persone di Venezia oggi. Una città che è di per sé un «altrove», magica in ogni tempo. Potente e fragile. Ciò che è stata e ciò che è: Venezia. “Campagne”, così lo chiamano: lui che viene dalla terraferma, poco lontano, ma non è della città lagunare, si sposta per i canali con sguardo sorpreso. Prendendo nota. Orde di turisti. E sfrattati: perché ai ricchi del mondo piace possedere angolo di questa città di sogno così sospesa tra rumori d acqua. «Non farla morir», una preghiera: forse tutti i centri storici stanno un po’ affondando, ma qui pare più vero fuori di metafora, «si vede di più».

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