tratto

Cerca un articolo

Il Gazzettino – Adriatico di Marco Paolini, il Veneto paradiso perduto

TRECENTA - Stupenda rievocazione ["Adriatico"] in chiave satirica di un momento significante della giovinezza, quando il Marco di allora ha lasciato la casa avita per fare la conoscenza con l'ambiente delle colonie estive. Nel raccontare dei suoi primi anni all'ombra della vecchia casa di campagna regolata da una disciplina alquanto ferrea, Paolini spiega di aver sempre coltivato in fondo all'animo la nostalgia del mare, che un parente gli aveva spiegato si poteva scorgere dalla finestrella della soffitta. Purtroppo l'unica volta che per guardarlo era riuscito a sfuggire alla vigilanza dei grandi, aveva corso pericolo di cadere, non fosse stato acciuffato per i capelli da un contadino. Insomma non era mai riuscito a liberarsi dal fantasma del mare azzurro, per cui la colonia si era presentata ai suoi occhi come un sogno ad occhi aperti. Avrebbe dovuto essere una sorta di avventura felice, invece fra mediocrità della direttrice, indifferenza delle assistenti, caratteri degli amici, avventure varie, il miraggio si risolve in una delusione. Al punto che nel finale, il fanciullo rivela polemicamente d'aver visto il vero mare da bambino, proprio dalla famosa finestra cui non doveva avvicinarsi.

Nel raccontare la sua avventura di tanti anni addietro, evocante un paradiso perduto cioè il Veneto di ieri, Marco Paolini è stato di una bravura straordinaria. Non ha sbagliato un tono, una battuta, con un calore umano disarmante. Ed il pubblico l'ha ripagato con grandi applausi.

Cerca un articolo