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Il Gazzettino – "Numero primo", prende corpo l’esperimento di Marco Paolini

MOGLIANO - Un bambino di 5 anni nato chissà dove, forse un prototipo, un "numero primo" generato da un evolutissimo programma di laboratorio. Un padre naturale «per atto notarile e non sessuale» che si prende cura di una creatura capace di assimilare l'intangibile esperienza umana. Un mondo trasformato in un immenso parco giochi a servizio dell'uomo-cliente. Marco Paolini parte da qui, da un nuovo album, "Numero primo", e da uno sguardo affilato che attraversa il presente cogliendone le più impercettibili oscillazioni. L'altra sera, alla prima prova veneta della piéce (con biglietti a 30 euro) creata col sociologo-scrittore Gianfranco Bettin, il teatro Busan di Mogliano ha risposto con il tutto esaurito. "Numero primo" è davvero un esperimento. È un bambino-macchina che modifica il mondo attorno a sé assorbendo esperienza, ma nello stesso tempo è un album in evoluzione che l'attore-narratore mette a punto sera dopo sera in attesa della versione definitiva per la prossima stagione. Anche il pubblico si trasforma in un esperimento da testare per comprenderne reazioni ed emozioni. In scena un'altalena, un tavolino e la sagoma di una capra (opera di Roberto Abbiati), nel mezzo Paolini col suo universo che bypassa i replicanti di Blade Runner e si incunea dove chimica, biologia e fisica quantistica si mescolano celebrando l'impossibile. Il racconto è ancora un po' freddo, avanza tra pennellate surreali e tocchi feroci, ogni tanto si inceppa e perde forza poetica: Paolini sa di avere in mano materiale incandescente da plasmare prima del debutto. Sta disegnando un futuro che forse è già arrivato. Un futuro che non sembra far paura. Ma forse dovrebbe.

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