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Il Giornale di Vicenza – Paolini, prove generali a Schio

Teatro evento

«Nuove storie: racconto Bhopal, il lavoro e mio padre ferroviere»

Schio . «Lo devo mastegar». Ecco quel che è venuto a fare a Schio Marco Paolini, l'autore ed attore bellunese che in questi giorni sta " mastegando " il suo prossimo spettacolo nella fatiscente ma al tempo stesso affascinante scenografia naturale del Teatro Civico.

«Ho bisogno di fare quelli che una volta si chiamavo gli "studi" » ha spiegato ieri mattina Paolini nel foyer del Civico, durante la conferenza stampa organizzata da Comune e Fondazione Teatro Civico. Non si possono chiamare "prime". «Spesso nel lavoro che faccio - ha aggiunto - debbo cambiare dieci volte il titolo ad una cosa per proteggerla prima di farla uscire definitivamente. Per questo quello che sto facendo a Schio si chiama "Racconti d'estate"».

- Ma cosa sono i "Racconti d'estate" che un ristretto gruppo di spettatori potrò ascoltare in anteprima?

«Si tratta di storie che ho bisogno di provare, ma non so quante di queste arriveranno a far parte di un testo teatrale definitivo, non so che forma prenderanno. Per lavorare ho bisogno di raccontarle davanti a qualcuno, guardarlo negli occhi, e per farlo non possono esserci mille persone, perchè allora le luci ti abbagliano, sei su un palco troppo alto, lontano. Il Teatro Civico è un ottimo luogo di studio per me, perchè per questioni di agibilità può entrare solo un numero limitato di persone: si tratta quindi di portarle in un teatro che è un po' un cantiere, un luogo volutamente abbandonato e che colpisce l'attenzione».

- Quali risultati si attende?

«Ho visto altre due esperienze così: a Parigi, la Bouffes du nord, dove lavora Peter Brook, l'altro a Palermo, nel quartiere della Calza, dove ha lavorato Carlo Cecchi. Si tratta di maestri del teatro che hanno trovato casa in luoghi che non potevano essere troppo nuovi perchè quell'effetto di intonaco scrostato, ai loro occhi come a quelli dello spettatore, dice di più di una scenografia finto vecchia messa a commentare le azioni del teatro. Io non sono stanziale, ma mi piace ed ho bisogno di essere ospitato: dove avrei trovato in Italia un luogo come questo? Non credo ci sia, e se c'è, non è stato ancora scoperto. In questo momento i miei racconti sono fatti qui, in questo modo perchè così viene da raccontarli qui. Il luogo è come una nursery, come nascere in casa o all'ospedale. Per certi versi, la nostra scommessa è che qui le storie vengano in un certo modo».

- Che tipo di storie vengono raccontate, allora, al Civico?

«Sto lavorando su tre, quattro storie, e sono corte, cosa che per me rappresenta qualcosa di rivoluzionario, miracoloso! Non rinnego l'importanza delle storie lunghe: penso che anche se all'inizio si fa fatica, man mano che il meccanismo prende il tempo scorre e la cosa ha un suo significato. Ho fatto un lavoro su alcune storie: racconterò di Bhopal, ad esempio, che mi era rimasto lì da quando iniziai ad occuparmi delle storie di porto Marghera. Poi una biografia, parlerò anche del lavoro, e forse anche di mio padre, che faceva il ferroviere. Tornerò a Schio anche a settembre, così avrò modo di maturare le cose».

- Come si riesce a mediare tra testi di valenza sociale ed una particolare ricerca dell'ambientazione?

«La mia sensazione è che farli qui sottolinea il fatto che, tutto sommato, io racconto solo storie inattuali: sono fuori tempo, anacronistico. Il mio è un modo di raccontare che pesca nel passato più o meno prossimo, ma non fa la concorrenza alla cronaca: ha bisogno di un altro tempo, in mezzo. Penso che raccontarli qui è un tentativo di cercare ancora come tutto questo può diventare teatro. Fare questo non è facile come una volta, perchè diventa difficile avere attorno quella cura che serve a me, avere quel cerchio di occhi da guardare, quel tempo, quella calma che servono per fare le cose. Con una storia nuova non posso permettermi di fare filippiche: la devo mastegar».

- Alla fine, allora, Paolini ha successo per quello che dice o per come lo dice?

«Come si fa a distinguere le due cose? Uno che si mette a fare grandi temi ma produce delle cavolate fa un pessimo servizio sia ai grandi temi sia al teatro. D'istinto so bene che è molto meglio ricavare l'universale dal particolare che non fare sermoni o riempirsi la bocca di parole. Anche nelle storie grandi bisogna volare bassi, ricostruire il tessuto che c'è sotto, altrimenti si fa un altro mestiere, e nel mio lavoro, un altro mestiere confina coi comizi o con le prediche. Ed io non voglio entrarci».

"Racconti d' Estate" di e con Marco Paolini si è aperto ieri sera al Teatro Civico di Schio con la "prima" di sei serate. Inaugurato nel 1909, il Teatro Civico , capace di 1500 posti , è rimasto in attività fra alterne vicende fino al dicembre del 1968. Oggi il Civico viene aperto sporadicamente, per particolari progetti, offrendo agli sguardi stupiti dei visitatori la visione di un "vuoto" che diviene capacità evocativa. Marco Paolini, il narratore, ambienta qui le sue nuove storie. Stasera spettacolo alle 19; domani alle 21; giovedì e sabato alle 19, venerdì alle 21. I posti (70 a sera) sono già esauriti. La Fondazione Teatro Civico di Schio risponde al numero verde 800-60.11.71 e si riserva di chiamare gli spettatori in lista d’attesa. "Racconti d’estate" di e con Marco Paolini è promosso dal Comune di Schio e dalla Fondazione Teatro Civico, è prodotto da Jolefilm con l’assistenza tecnica di Marco Busetto e l’organizzazione e distribuzione di Michela Signori.

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