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Il Manifesto – La Mal’Ombra. Inquinanti e criminali. Ma c’è un nord est indocile

Torino - Applausi e lacrime al Tff. In sala i protagonisti della lotta contro l'allargamento della zincheria Valbrenta a San Pietro in Rosà, roccaforte leghista nel vicentino. Sala stracolma per la proiezione del doc in gara La Mal'ombra di Andrea Segre e Francesco Cressati. Il punto di partenza è il Pìp49, progetto di un complesso industriale di circa 140.000 mq, tra cui la zincheria Valbrenta. Un ecomostro costruito durante l'amministrazione pubblica leghista. II docu racconta un momento cruciale di lotta dei contadini di San Pietro in Rosà, dall'inizio dei lavori per l'edificazione della fabbrica, fino alle amministrative di giugno 2007. I filmaker entrano nel tendone del Presidio ad ascoltare i fatti. «Scaricano di notte tonnellate di materiale stradale - dice Giaginto Bellino detto Baciccia - i camion arrivavano durante la notte di nascosto. È tutto materiale tossico, la terra è inquinata di roba che provoca il cancro, se cade su una scarpa è meglio buttarla». Lucrezia «Cleilia» Tosin aggiunge: «Siamo circondati da fabbriche e non da siepi, l'aria non si respira più». Daniele racconta la storia dell'amico Stefano Zulian: «Il 29 novembre viene, fermato da una macchina scendono dei mercenari, lo prendono a sprangate, lui finisce all'ospedale. Questo è tentato omicidio». Stefano, panettiere, ricorda poco dell'incidente: «mi sono risveglio tutto bloccato, ho pensato: è la guerra civile». Per le strade Cleilia urla al megafono: «Dobbiamo occupare il municipio, venite tutti». I cartelli a grandi lettere dicono: «Noi moriamo tutti di tumore / dobbiamo difenderci dalle istituzioni / dobbiamo occupare il municipio». I filmaker organizzano il materiale ricreando le atmosfere e i sentimenti della lotta, la rabbia, le speranze, le ansie. Gli spettatori della sala seguono attenti, silenziosi, commossi. Il documentario riprende l'incontro degli abitanti con il sindaco leghista. Manuela Lazarin. Maglia verde, un sorriso tirato, sotto la scrivania agita nervosamente il piede con i tacchi a spillo. Stefano chiede: «Il sindaco è responsabile della salute dei cittadini, il 18 febbraio 2005 è stata rilevata della gelatina tossica, vogliamo sapere cosa pensa di fare». Risponde Lazarin: «Il problema non è del sindaco ma va risolto tra comitato e azienda, riguardo i rischi sull'ambiente, noi siamo i primi a intervenire, e questo è superfatto». Alle elezioni a San Pietro in Rosa è festa: «La sindaca», Marina Lazarin è sconfitta.
Alla fine il pubblico è in piedi a applaudire. «Stefano Zulian ha scelto di non esserci questa sera - dice Andrea Segre - lui che era ridotto in fin di vita, quando gli ho detto della proiezione, mi ha risposto: "Oggi è la giornata più bella della mia vita perché non c'è più silenzio". Mi auguro che la rottura del silenzio possa portare giustizia alla storia. La Mal'ombra è l'ombra scura che avvolge il gesto di un tentato omicidio. Il silenzio della magistratura è brutto per tutti. Abbiamo tentato di dare una dimensione ampia alla storia, di cogliere la complessità degli eventi in 70', per trasmettere la dignità delle persone del Presidio».
Un caloroso applauso accoglie i protagonisti del film: Clelia, Baciccia, Sante, Lorenzo, Daniele, Lorenzo... Il primo a parlare è Daniele: «È una data da non dimenticare il 27 novembre (giorno dell'attentato a Stefano), qui ci sentiamo a casa e in sala ci sono altri tre presidi. Anche se il Presidio ha rallentato dentro continuo ad avere fuoco e fiamme di lotta. Difenderò il tendone, che rischia di essere smantellato. Ci sarò sempre». Prende la parola Lorenzo: «Sono molto emozionato, il film è bello, rappresenta la realtà di un paese, è uno strumento importante, per non morire di solitudine». Cleilia conclude: «Lo sapete, vivo da sola, ma lotto fino alla morte. La sindaca deve finire».

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