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il Manifesto – L’Album collettivo di Paolini arriva in tv. Raitre, inizia questa sera il ciclo di racconti teatrali. Un diario generazionale dal ’64 al ’84

Torna Marco Paolini da stasera su Raitre. E per l’inaugurazione di questo ciclo tratto dai suoi fantastici Album, che durerà per tre mesi circa, c’è l’occasione eccezionale di un lungometraggio di 110 minuti, che racconta Aprile ’74 e 5(alle 21 su Raitre). Gli altri episodi, più brevi, andranno in onda alle 23.40, ogni giovedì.

Molti spettatori ricorderanno i diversi Album che l’artista ha cominciato a mettere in scena dal 1987, con Adriatico. Quel primo spettacolo nasceva da letture e suggestioni diverse, Paolini bazzicava ancora teatro Settimo, ma sembrò quasi naturale che quella storia di quel ragazzo Nicola riguardasse da vicino la sua biografia. Nel ’64 andava in colonia al mare, nel ’67 faceva il chierichetto, nel ’70 recitava Brecht, nel ’75 giocava a rugby in piazza con i lacrimogeni della polizia. E poi è partito, ha cominciato a viaggiare, usando il mezzo di locomozione prediletto, il treno, essendo anche figlio di ferroviere. A Adriatico infatti sono seguiti Tiri in porta, Liberi tutti, che già nel titolo citava Meneghello e la cultura veneta profonda prima della sua industrializzazione selvaggia, e Aprile ’74 e 5. a loro si è aggiunto poi Stazioni di transito.

Quella biografia è parsa presto, a chi vi assisteva in teatri di fortuna, non solo vicina alla vita che Paolini aveva attraversato, ma una sorta di autobiografia collettiva e generazionale. Libera e informale quanto le permetteva la struttura del racconto, ma precisa nei riferimenti e assolutamente godibile quanto a umori e in tv, con Il racconto del Vajont e le altre grandi composizioni civili, dedicate alla tragedia di Ustica come al Petrolchimico di Marghera. Ma la seria degli Album è stata quella teatralmente più piena e articolata, sorta di visita guidata e raccontata dentro l’Italia di trent’anni ribollenti, e dentro il cuore di ogni persona che vi era cresciuta attraversandoli.

Un romanzo di formazione, dove Marco Paolini scopre anche le sue straordinarie capacità d’attore, i tempi comici, la gestualità sapiente, le smorfie indimenticabili. Per chi ha avuto la fortuna di vederli negli anni, quegli Album sono tutt’ora un bellissimo ricordo non pacificato. E’ un’ottima occasione scorrerli e sfogliarli da stasera. Aprile ’74 e 5 nasce infatti da un’edizione registrata e reinventata l’anno scorso allo stadio di rugby del Petrarca di Padova, davanti a un pubblico di ex giocatori.

Lì torneranno a vivere la mitica Jole, il prete dell’oratorio e tutta la banda, ormai politicizzata, di quell’infanzia lontana. Un racconto che in qualche modo comincia dalla fine.

E’ una bella scommessa questa rivisitazione televisiva, che pure promette di essere vinta facilmente, e che garantisce commozione e divertimento per molte settimane. Perché dopo questo “assaggio” corposo, ogni settimana Paolini ci mostrerà un episodio concluso e titolato di quella valanga di ricordi immagini e flash della storia di tutti. E’ stato un lavorodi anni, e di metodica reinvenzione per adattare e arricchire in un linguaggio visivo quel grande racconto. Dove confluiscono gli incontri musicali di Paolini (come quelli con Gianmaria Testa e il violoncellista Mario Brunello) e le molte scoperte fatte durante centinaia di repliche a tappeto per tutta l’Italia. La colonna sonora dell’intero ciclo è di Francesco Sansalone dei Mercanti di Liquore, la regia televisiva è firmata dallo stesso Paolini e da Giuseppe Baresi.

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