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Il Manifesto – Marco Paolini ricorda

Ustica in scena. E ieri sera a Livorno il Moby Prince

NAPOLI
“La storia del DC9 precipitato a Ustica - dice Marco Paolini - contiene tutti gli elementi della tragedia classica, come l'insepoltura, la mancanza di giustizia, il confronto impari tra vittime e potere, ma in più questa vicenda contiene alcuni argomenti distruggente attualità. Questa è una tragedia globale perché vittime, testimoni e colpevoli appartengono a paesi e sistemi diversi e non c'è nessun giudice che riesca ad erigersi al di sopra delle differenze e dei conflitti planetari fra ragioni del diritto e ragion di stato, tra richieste di giustizia, esigenza di verità e convenienza del silenzio, inconfessabili decisioni, arroganza dei poteri”. A conclusione della tournée che ha portato I Tigi, racconto per Ustica, scritto assieme a Daniele Del Giudice e prodotto dall'Accademia Perduta/Romagna Teatro, in 60 città italiane con un grande successo, la tappa napoletana di Marco Paolini al Mercadante (8 e 9 aprile) ha rappresentato quasi un evento in sé. Ieri sera, intanto, Paolini si è esibito a Livorno in una performance sulla banchina del porto per ricordare le 140 vittime traghetto Moby Pince, nell'undicesimo anniversario della sciagura, alla quale è seguito lo spettacolo su Ustica. La storia è ormai nota. L'opera nasce sul doppio binario del ricordo delle 81 vittime che il 27 giugno del 1980 morirono nel mare di Ustica e insieme del ginepraio in cui si dipana la ventennale ricerca futura della verità. Frutto del lungo lavoro sulle 5 mila pagine dell'istruttoria delgiudice Rosario Priore, lo spettacolo ha registrato continui rimaneggiamenti dal giungo 2000, ventennale del disastro, in cui fu presentato a Bologna capitale europea della cultura col titolo di Canto per Ustica. Ed è proprio Marco Paolini, grande affabulatore del teatro di impegno civile, a raccontare questa metamorfosi: “Dopo l'esperienza di Bologna e Palermo con Giovanna Marini e il suo quartetto, dopo la trasmissione su Rai2 e l'uscita della videocassetta registrata insieme ad un quaderno che racconta l'esperienza mia e di Daniele Del Giudice, ho sentito il bisogno di tornare all'origine, decomporre tutto il lavoro fatto e ritrovare una narrazione semplice, poco teatrale. Parto quindi dal copione del Canto per Ustica, faccio a meno dei canti di Giovanna, cambio le parole e sera per sera uso lo spazio teatrale come un'aula e seguo l'evolversi della vicenda in un'altra aula, quella del tribunale di Roma dove questa storia viene ancora radiografata, indagata e contestata agli imputati”. Lo spettacolo napoletano va avanti per oltre due ore e mezza.

“Chi è stato? E' l'unica domanda a cui non risponderò neanche stasera”. Inizia così Marco Paolini il suo lungo monologo mentre sulla scena del Mercadante campeggia a sinistra una carta geografica con l'Italia bianca su sfondo nero (“Cos'è, la notte della repubblica?”). L'attore dipana la matassa straordinariamente complicata della tragedia di Ustica con il linguaggio della verità semplice ma non facile.

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