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Il Mattino di Padova (La Tribuna di Treviso) – Marco Paolini giudice popolare

Il narratore coglie nel segno con "Parlamento Chimico"

TEATRO Grande successo al Toniolo

MESTRE - E' da considerare un evento l'incontro di Marco Paolini con la folla accorsa al Teatro Toniolo di Mestre per assistere, in due puntate successive, alla presentazione di Parlamento Chimico e I-TIGI racconto per Ustica, gli ultimi spettacoli dell'attore-narratore. Per Paolini è quasi una necessità verificare, di tanto in tanto, la validità del suo metodo e l'incisività del suo ragionare con la gente tra cui è cresciuto, laddove è possibile capire la distinzione tra "sani" e "schiao", tra due formule di saluto che uniscono mentre sembrano dividere. Perciò, come è accaduto per altri lavori, ogni volta che Paolini capita a Mestre la durata della sua esibizione si dilata oltre i limiti canonici. E' accaduto nella prima serata con Parlamento chimico, un testo sul quale si addensa in questo momento la sua tensione artistica e che a stento riesce a contenere tre anni di ricerche, migliaia di incontri, di riflessioni e di prove. Peraltro, la tecnica narrativa di Paolini si affida interamente al procedimento di mostrare il farsi spettacolo, la tessitura segreta della creazione, persino la fatica, il balbettio dell'artista mentre sceglie la formula più adeguata per esprimere il suo pensiero: ogni rappresentazione è differente dall'altra, si presenta come una conversazione privilegiata tra l'artefice e il pubblico presente. In verità, anche gli spettatori di Paolini non si possono omologare a quelli delle stagioni e dei cartelloni più o meno stabili, perchè è formato da soggetti convenuti ciascuno per una personalissima motivazione; nelle serate mestrine, ad esempio, si poteva sentire l'orgoglio di un giovane che diceva di aver giocato da piccolo con Marco, oppure una signora che paragonava in modo competente le varie esibizioni dell'attore. Ad unire Parlamento Chimico e I-TIGI racconto per Ustica è il comune legame con un lungo e difficile processo penale: lo sguardo del narratore, che si veste della curiosità dell'uomo della strada mentre si addentra tra le infinite carte processuali, scava dentro la montagna di atti giudiziari, mosso dalla voglia di capire persino le dichiarazioni dei periti, di trovare delle risposte plausibili a qualcuno degli infiniti misteri italiani. Sia il caso dei decessi per tumore e per inquinamento chimico a Marghera, sia l'incredibile vicenda dell'aereo civile abbattuto sul cielo di Ustica nel corso di un'operazione militare, provocando la fine di 81 persone, inquietano la coscienza di ciascuno perchè parlano di morti senza sepoltura, al pari delle tragedie greche. Per trovare riposo i morti continuano a chiedere giustizia ai vivi: e pretendono almeno una spiegazione plausibile. Paolini parla alla stregua di ogni cittadino, immagina con acutezza la vita quotidiana delle infelici vittime, li avvicina a noi magari in modo grottesco, comico, ponendo in evidenza i loro tic, insieme ai loro desideri e ai loro sogni. Già, i sogni: è davvero efficace Paolini quando evoca le passioni dei suoi personaggi fin troppo reali; è abile nel disegnare sul palcoscenico i tratti di una mentalità sociale diffusa in maniera fin troppo convincente. Così, gli operai di Porto Marghera e le loro mogli sognano per i loro figli un avvenire senza sacrifici, che li veda tutti ingegneri-capo, magari componenti della vituperata "razza padrona". In tal modo - aggiunge con ironia l'attore - potranno magari sprezzare i nuovi schiavi, gli immigrati che, venuti a fare il mestiere dei padri, a loro volta "si permettono" di sognare un futuro migliore per i loro figli. Sta proprio nello slancio politico la grandezza dell'arte di Paolini, che non solo rende plausibili i linguaggi più ostici, le formule dei cloruri e dei polimeri o le trecciature digitali dei radar, le declinazioni delle malformazioni cancerogene o la fredda indifferenza della burocrazia militare, ma indica anche la strada per mantenere sempre aperta la ricerca di una motivazione, il diritto di avere una risposta. In un tempo in cui troppi prendono le distanze dal "mestiere di vivere", Marco Paolini continua, caparbiamente, a testimoniare la volontà di non chiamarsi fuori dal difficile confronto con il mondo.

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